Per una Costituente della Terra

Roma, 24 febbraio 2020 – Una costituente per la Terra. Per ora soltanto un’associazione, l’avvio di una Scuola. Ma l’hanno fatto, l’abbiamo fatto. Venerdì 21 febbraio, nella splendida cornice della Biblioteca Vallicelliana di Roma. Oltre 200 i promotori, fra cui personalità di prestigio come Raniero La Valle, Luigi Ferraioli, Valerio Onida, Adolfo Perez Esquivel, il vescovo Nogaro, Paolo Maddalena. Ma non è un ‘iniziativa di élite. Del resto chi di noi, tra il popolo di sinistra, credenti e non credenti, comunque toccati dai ripetuti inviti di Papa Francesco ad un nuovo modo di pensare la Terra e l’unità nella diversità dei suoi abitanti, chi di noi non ha pensato, davanti all’ondata recente di sovranismi e di razzismi per non dire di qualche rigurgito di nazifascismo, che in un un mondo globalizzato la difesa dei diritti umani dal privilegio e dall’arroganza dei pochi esige necessariamente il superamento politico e non soltanto economico degli Stati Nazione?

 E’ stata la stessa direttrice della Biblioteca Paola Paesano a introdurre l’incontro di venerdì mettendo in connessione “una scuola, una biblioteca, un’idea”. 

E’ stato poi il primo fra gli ideatori di questo progetto culturale e politico, il  giornalista ed ex senatore Raniero La Valle, a spiegare le ragioni di una Scuola che – ha precisato – è anche un’antiscuola, perché il suo scopo non è quello di insegnare o imparare un pensiero già noto, ma di suscitare un nuovo pensiero a cominciare dal pensiero politico dell’unità del popolo della terra. Ma è toccato all’altro promotore principale – il professor Luigi Ferraioli, giurista ed ex magistrato, ma anche il più importante allievo di Norberto Bobbio, autore di centinaia di saggi sulla democrazia nel diritto – il compito di spiegare  le motivazioni e la praticabilità, anche dal punto di vista giuridico, di  una  Costituente e di una Scuola per elaborare e diffondere il pensiero fondante di una “Costituzione della Terra”. E a questa spiegazione, sia pure ridotta ai minimi termini per consentirne la visione agli internauti più frettolosi, ho dedicato la gran parte del video.

Nella Scuola appena inaugurata verranno dunque affrontati e riesaminati, in aule scolastiche autentiche come in quelle virtuali del web, temi come le nuove frontiere del diritto, il superamento del neo liberismo, la liberazione di un lavoro oggi ridotto a merce e oggetto di dominio, l’enciclica  “Laudato sì” e l’ecologia integrale, il principio femminile come categoria per la rigenerazione del diritto, la critica delle culture ricevute, come passare dalla dialettica degli opposti all’armonia delle differenze, dalle culture di dominio e di guerra alle culture della liberazione e della pace. E tanti altri.

 

 

 

 

Le 3 I di Papa Francesco: inquietudine,incompletezza,immaginazione (6’32”)

Roma, 23 giugno 2017 – Un discorso del tutto innovativo rispetto alla cultura cattolica degli ultimi secoli. Così Raniero La Valle, giornalista e scrittore che come pochi altri ha seguito e commentato per oltre mezzo secolo avvenimenti interni ed esterni alla Chiesa e al Vaticano, ha definito l’esortazione rivolta da Papa Francesco al collegio degli scrittori della rivista dei gesuiti “Civiltà Cattolica” indicando loro tre parole che dovevano identificarne la missione: INQUIETUDINE (non essere mai paghi della situazione com’è), INCOMPLETEZZA (sapere che ci sono più cose in cielo e in terra che nella loro comprensione della realtà) e IMMAGINAZIONE (riuscire a pensare l’impensabile, sapere che un altro mondo è possibile a partire dalla liberazione degli oppressi). Tre parole che rappresentano anche il modello che Bergoglio ha dato a se stesso e al suo pontificato, ma che potrebbero valere anche la società laica e per la politica e in particolare per tutti i giornalisti, credenti e non credenti. Per questo il 13 giugno scorso se ne è parlato in un convegno promosso dall’Unione Cattolica della Stampa Italiana nella sede della FNSI. Nel video sono i passaggi che ho ritenuto più significativi dell’intervento di La Valle. Altri interventi potranno essere eventualmente pubblicati separatamente.
Come ha scritto lo stesso Raniero nel sito “Chiesa di tutti, Chiesa dei poveri”, nel dibattito alla Federazione della Stampa  si è detto che anche l’informazione in Italia sarebbe del tutto rinnovata, costruttiva e creativa, se si ispirasse a queste tre parole, che del resto appaiono valide per tutti, in ogni ambito della società e della vita, e potrebbero aprire la via per il passaggio all’epoca nuova.
In particolare da questa triplice conversione a un modo di essere opposto a quello oggi praticato, sarebbe trasformato il mondo politico. I politici sarebbero inquieti, fino a non poter dormire la notte, per la povertà, la disoccupazione e le guerre; sarebbero coscienti della loro incompletezza e perciò non più arroganti, narcisisti, incuranti del popolo e insofferenti della sua rappresentanza, e avrebbero abbastanza immaginazione da pensare e adottare politiche capaci di dare risposta al problema catastrofico e decisivo di oggi, che è quello delle migrazioni, dei naufragi di massa, e perciò dell’inevitabile estensione a tutti i cittadini del mondo (ossia agli “abitanti del pianeta”) del diritto all’eguaglianza e alla libera circolazione tra gli Stati”.

Raniero La Valle: Da Benedetto XVI un gesto di coraggio

Ratzinger 2intervista di Angela Mauro, da huffingtonpost.it, 11 febbraio 2013*

“Con le dimissioni, Papa Benedetto XVI ha compiuto un gesto di demitizzazione della figura del Papa. La politica ha molto da imparare…”.E’ la riflessione di Raniero La Valle, 82 anni, ex direttore del Popolo e di Avvenire, senatore della sinistra indipendente negli anni ’70, promotore nel 2008 di un ‘Manifesto per la Sinistra cristiana’, firmato tra gli altri anche da Rita Borsellino e Adriano Ossicini, esperto di storia della Chiesa e in particolare delle tematiche del Concilio Vaticano II.

Un gesto da uomo più che da Papa?
E’ un gesto di demitizzazione della figura del Papa che non tiene conto di tutto quel sovraccarico messo sulla figura del Pontefice come di un dio in terra che non si può dimettere fino alla fine, di un papa dal carattere indelebile nel suo ministero. Benedetto XVI ha di fatto aperto alla visione del Concilio Vaticano II che ha ricollocato il Papa all’interno del collegio apostolico dei vescovi e, come i vescovi a un certo punto lasciano il loro incarico, così in via di principio, nulla deve impedire che il Papa possa non più ritenersi all’altezza del suo incarico, cosa peraltro prevista dal codice di diritto canonico anche se si tratta sempre di una scelta eccezionale, mai accaduta negli ultimi secoli.

Oltre alla malattia, c’è qualcosa di specifico nel carattere di Benedetto XVI che lo ha portato a compiere un gesto mai osato dai suoi predecessori negli ultimi secoli? Possibile che dal ‘400 in poi nessun Papa si sia ammalato gravemente nel corso del magistero?
Giovanni Paolo II era in condizioni peggiori delle sue eppure non si è dimesso. Aveva un’immagine più mitologica del papato. Io penso che quello che ha aiutato molto Benedetto XVI nella sua decisione sia il fatto che lui è ideologico, ha una capacità di discernimento anche riguardo alle cose della fede che altri non hanno. Nel suo pontificato ha sempre Lasciato trasparire la sua umanità sia nelle cose belle che in quelle sbagliate. Non è stato un Papa ma un uomo che faceva il Papa.

In quali occasioni per esempio?
Per il modo in cui si rapportava ai problemi. Ricordiamo la sua grande sofferenza personale sullo scandalo della pedofilia nella Chiesa, il modo in cui è stato travolto dalle polemiche successive al discorso di Ratisbona sull’Islam e la costernazione, l’umiltà con cui ha risposto alla protesta che si è sollevata da parte di una grossa fetta di vescovi contro la sua decisione di riammettere i vescovi scismatici di Lefevre. In quella occasione ci furono tante proteste alle quali lui ha risposto cercando di giustificare la sua decisione: un altro Papa avrebbe scelto di non entrare nella discussione.

Non è strano che sia proprio un Papa come Ratzinger, descritto come reazionario soprattutto all’inizio del Pontificato, a risvegliare temi del Concilio Vaticano II?
Certo, lui non è tra i maggiori entusiasti del Concilio, come risulta da tanti atti. Era preoccupato dal rischio che il Concilio risultasse come rottura della continuità del concetto Chiesa. Per affermare questa verità ha svalutato e sminuito molte verità del Concilio e certamente ha avuto un governo pastorale molto prudente nei confronti dei Concilio, è stato un papa di transizione nel senso che il Concilio deve ancora essere realizzato dopo questo pontificato, ma non ha mai preso posizione palesemente contraria al Concilio. Ne è stato un leale recettore.

Le sue dimissioni possono essere definite un gesto laico dal quale forse avrebbe da imparare anche la politica, un mondo ormai quasi ‘sacro’ dal quale non si dimette mai nessuno: è così?
Più che laico è un gesto di demitizzazione della figura del Papa, ma è un gesto anche religioso: lo può fare solo un uomo di fede, uno di potere non lo potrebbe fare. E’ un gesto di grande disinteresse: probabilmente nei prossimi mesi ci accorgeremo che non sarebbe stato in grado di reggere il Pontificato, ma comunque la scelta di oggi è di grande coraggio. È azzardato il paragone con la politica: non compariamo delle cose incomparabili. Però è vero che la politica avrebbe da imparare che qualsiasi mandato di servizio pubblico va fatto con responsabilità, dedizione totale e senso di misura: non importa se sia un incarico religioso o laico.

* il grassetto è di nandocan