Crisi durissima per le testate tradizionali, ma l’ impatto del web sul sistema dell’ informazione sarà complessivamente positivo

dalla  LSDI | 9 febbraio 2013

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Anche se tre giornalisti italiani su 4 sono convinti che molti mezzi e molte testate tradizionali andranno in crisi o chiuderanno e se i pessimisti circa gli effetti negativi di Internet sull’ occupazione dei giornalisti (39%) superano lievemente gli ottimisti (34%), l’ impatto del web sul sistema dell’ informazione sarà nel complesso positivo.

È quanto emerge da uno studio realizzato da Astra Ricerchee presentato in occasione dei 50 anni della legge istitutiva dell’ Ordine dei giornalisti, celebrati il 7 febbraio  a Roma con il convegno sul tema “Giornalisti: mezzo secolo di Ordine tra etica, professionalità e cambiamento”.

Secondo lo studio – che ha coinvolto 1681 giornalisti e di cui pubblichiamo le sintesi diffuse dal Consiglio nazionale dell’ Ordine – la radio è considerata il mezzo più rispettoso della deontologia professionale, seguito da quotidiani, Internet e per ultima la tv.

Per quanto riguarda l’ etica, i giornalisti sono convinti che sia necessario formare meglio i futuri professionisti e sospendere le sovvenzioni alle testate che hanno comportamenti ripetutamente scorretti.

Sul piano ottimismo/pessimismo, l’ atteggiamento complessivo del campione mette in luce, con ogni evidenza, che il primo (68%: per più della metà intenso) prevale sul pessimismo (6%) e sull’ ambivalenza (26%).

Con un’aggiunta interessante – aggiunge la sintesi -: la propensione positiva a medio termine è maggiore della media nel centro-nord (specie nel Triveneto e nelle regioni ‘rosse’), tra le donne, tra i praticanti e – un po’ meno – i pubblicisti, sorprendentemente tra i giornalisti di età superiore ai 49 anni (con un ‘picco’ tra gli ultra59enni).

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A conferma, la Ricerca segnala i sentimenti, gli atteggiamenti che gli intervistati dichiarano di provare quando pensano alla crescita dell’ utilizzo del web anche in Italia per avere informazioni, notizie, commenti.

Nel 68% il giudizio è positivo o – meno – entusiasta, il 18% risulta ambiva-lente, solo per il 14% appare angosciato.

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Il servilismo verso il potere uno dei mali peggiori del giornalismo attuale, secondo i giornalisti di lingua spagnola

 | 1 febbraio 2013*

Spagna-copPiù della metà dei giornalisti di lingua spagnola nel mondo  (50,8%) ritengono che il male principale del giornalismo attuale sia il servilismo nei confronti del potere. E’ uno dei dati emersi da una Ricerca (El Estado del periodismo iberoamericano)  realizzata da Periodistas por el Mundo interrogando professionisti di 18 paesi, secondo cui fra i mali del giornalismo spiccano comunque, al primo e al secondo posto,  la remunerazione insufficiente (78,12%) e la instabilità lavorativa (68,75%).Tanto che quasi la metà degli intervistati (48,8%) temono di perdere il posto nel corso del 2013. Un quadro che, secondo il sito Clases de periodismo è collegato alla situazione critica o ‘’molto critica’’ del settore quest’ anno e con i massicci licenziamenti di giornalisti, come è accaduto a El Paìs.

Uno degli aspetti rilevanti della Ricerca è il fatto che solo il 5% del campione afferma di ricevere una remunerazione mensile uguale o superiore ai 2.000 euro (2.700 dollari Usa), contro il 44% che racconta di guadagnare meno di 500 euro (677 dollari).

Il futuro online

Per l’ 82% del campione, i media online continueranno a crescere a danno della stampa scritta, e l’ 8% ritiene che quest’ ultima soffrirà quest’ anno perdite ancora maggiori.L’ uso delle reti sociali è considerato ‘’importante’’ o ‘’molto importante’’ per il lavoro giornalistico per il 78% degli intervistati. Le più usate sono Facebook e Twitter, seguite da  LinkedIn e YouTube. Questi strumenti sono usati maggiormente per la diffusione di contenuti (92,5%), contatti con colleghi (85%) e documentazione (52,5%).

I blog invece sono stati messi in secondo piano: solo l’ 8% dei giornalisti intervistati ammette di averne uno come strumento di sviluppo professionale o per hobby.

*da LSDI, il grassetto è di nandocan