La sfida di Grillo all’informazione e il diritto dei cittadini di sapere

di Roberto Natale, 8 marzo 2013*

grillo3“Sconvolgente, morboso, malato, mostruoso” non è l’assalto dei giornalisti ai neoparlamentari del MoVimento 5 Stelle. Quell’affollarsi di telecamere e microfoni è il prezzo, il felice prezzo, che paga ogni fenomeno nuovo e di successo che esce dall’anonimato e diventa oggetto di attenzione pubblica. Morboso, malato, mostruoso è piuttosto l’atteggiamento del loro leader: feroce avversario di Berlusconi, ma suo fedele e talentuoso emulo nel rapporto coi media. Nel ’94, nell’era analogica, ci fu la videocassetta della cosiddetta “discesa in campo”. Oggi che siamo digitali c’è il post. Ma uguale è la pretesa di una comunicazione unidirezionale, in cui le domande dei giornalisti sono un fastidioso inciampo da togliere di mezzo: con gli editti, con gli insulti, con le minacce. Noi non abbiamo cambiato idea: ai personaggi che abbiano ruolo pubblico compete il dovere di rispondere. E pazienza se la prova-telecamera talvolta provoca crepe nella fiducia dell’opinione pubblica. Tutta Italia rideva quando le Iene ricevevano risposte imbarazzanti ai test di storia fatti sulla piazza di Montecitorio. Antonio Di Pietro ha pagato un prezzo alto ad un’inchiesta televisiva di Report sulle sue proprietà immobiliari. Perché ora bisognerebbe riservare un trattamento di favore ai nuovi arrivati? L’opinione pubblica ha il diritto di conoscere le opinioni dei neoparlamentari sul fascismo o sui microchip inseriti negli Usa sotto la pelle degli individui. E se Grillo cerca i “mandanti” di queste operazioni, può aiutarlo un memorabile Altan di annata: “a volte mi chiedo chi sia il mandante di tutte le cazzate che faccio”.
Il problema delle proprietà dell’informazione esiste di certo, ma nello schema di Grillo non è solo il giornalismo “asservito” a fare problema: è il giornalismo in quanto tale a dar fastidio, perché le domande non sono previste nel rapporto diretto tra il leader carismatico e il suo popolo.
Con tutte le sue contraddizioni, zone d’ombra, incertezze, la gran parte del giornalismo italiano ha però dimostrato in questi vent’anni che il bavaglio non se lo vuole far mettere. L’allenamento intenso fatto con Berlusconi può tornare utile oggi, se Grillo intende continuare in questa sfida all’informazione, cioè al diritto dei cittadini di sapere: di sapere anche come a pensino gli altri 161 parlamentari oltre i due capigruppo autorizzati dal capo all’uso della parola.
Quanto poi alla proposta di vendere due reti Rai, sarebbe interessante sapere da Grillo (magari glielo facciamo chiedere da un giornale straniero) se abbia seguìto la recente vendita de La7, e abbia letto delle preoccupazioni diffuse per il possibile ampliarsi della già esorbitante influenza berlusconiana. Vogliamo incrementarla ulteriormente? Il discorso sulle dimensioni della Rai sta all’interno di una profonda revisione del sistema dei media: conflitto di interesse, tetti alla concentrazione pubblicitaria, misure per la salvaguardia dell’emittenza locale (che sta precipitando in una crisi mortale: al MoVimento 5 Stelle interessa, o basta la rete?). E si potrebbe scoprire persino che ciò di cui ha bisogno il Paese non è la privatizzazione della Rai, di fatto per tanti versi già privatizzata da partiti e gruppi di potere; ma una Rai “ripubblicizzata” , aperta ai cittadini nei suoi palinsesti e nelle sue stesse forme di governo.* da Articolo 21, il grassetto è di nandocan

Massimo Mucchetti. Come uscire dalla crisi epocale dei media.

di Gianni Rossi, 16 febbraio 2013 (da articolo 21)

mucchettiGrande firma del giornalismo economico, Massimo Mucchetti, già vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, si presenta come candidato al Senato per il PD.  Fine conoscitore degli ambienti imprenditoriali, indagatore dei segreti finanziari più inconfessabili della cosiddetta “razza padrona”, Mucchetti negli anni ha subito, a causa delle sue inchieste “scomode”, anche intercettazioni illegali ed intromissioni sui suoi computer.  Il suo gruppo editoriale ha clamorosamente annunciato uno stato di crisi, dovuta alla forte diminuzione delle risorse pubblicitarie e alla difficile transizione verso la crossmedialità digitale. In ballo ci sarebbe anche la riduzione di 800 posti di lavoro, tra esuberi e prepensionamenti. A questa manovra rigorista e ottusa le organizzazioni sindacali hanno già scelto di rispondere unitariamente, programmando anche 10 giorni di sciopero e avanzando proposte alternative. Ecco, quindi, la lucida analisi di Mucchetti sulla situazione più generale di tutto il settore.D. Qual è la tua analisi di questa crisi della stampa? Deriva solo dalla mancanza di risorse o anche da legislazioni che non facilitano la libera concorrenza?R. “Oggi l’emergenza è data dalla recessione che inaridisce la fonte dei ricavi pubblicitari, per la stampa, per la televisione, per la radio. L’unico soggetto in forte crescita è Google. La sua offerta pubblicitaria, con il programma AdWords, risulta ottima per gli utenti e assai redditizia per il motore di ricerca. Ormai Google è di gran lunga la terza concessionaria di pubblicità italiana. Ma ha due caratteristiche singolari: non è sottoposta ad alcuna regola per la tutela della concorrenza; non paga le imposte in Italia. La recessione colpisce, inoltre, le vendite dei giornali e frena gli abbonamenti anche alla Pay-tv. Se si esclude SKY Italia, che fa parte di un Network internazionale, e la sullodata Google, l’intera industria della comunicazione in Italia ha l’acqua alla gola. Paradossalmente, nel prossimo futuro, l’azienda che potrà vantare la migliore affidabilità sul fronte dei ricavi sarà la RAI, grazie al canone, il cui gettito potrebbe essere aumentato attraverso il recupero della forte evasione. Le altre emittenti, da Mediaset a LA7, sono ormai entrate in una grave crisi: Per non parlare delle TV locali che oggi ancora in qualche modo reggono, grazie a sussidi di stato. La legislazione della concorrenza nei settori dei media va dunque ripensata, alla luce delle politiche industriali, indispensabile per assicurare la concorrenza medesima, il pluralismo delle culture, e la sopravvivenza e lo sviluppo delle aziende nel nuovo contesto di un’economia a un tempo travolta dalla recessione e sfidata dalla rivoluzione tecnologica. Non ha senso riproporre gli schemi dei primi anni Novanta. Oggi abbiamo dei nuovi monopoli nella Rete, gli OTT, gli Over The Top.”

D. La Rete è in forte espansione, ma non ancora ci sono proventi pubblicitari adeguati. I grandi gruppi editoriali sembrano non riuscire a sfondare in questo nuovo business. Non pensi che Google rischia di diventare un monopolista nella raccolta pubblicitaria?

R. ”I grandi e piccoli gruppi editoriali e televisivi faticano a fare fatturato pubblicitario sulla Rete e ancor più arrancano nel proporre contenuti a pagamento. Non è una debolezza italiana, è una difficoltà che colpisce gli editori della carta stampa e della radiotelevisione di tutto il mondo. Google è un luogo dove l’offerta dell’inserzione pubblicitaria si fa utilizzando contenuti di tutti i generi, prodotti da terzi, grazie al motore di ricerca, che, avendo raggiunto una percentuale di utilizzo enorme, grazie alla sua efficienza consegna alla multinazionale di Mountain View una posizione di fortissimo monopolio. Molto più forte, per dire, di quello esercitato da Mediaset nella raccolta televisiva. La strada scelta in Francia dal governo, che ha stretto un accordo con Google per la creazione di un fondo di 60 milioni di euro a favore dei new media, è soltanto l’inizio. Basta fare due conti. Il fatturato di Google in Italia si avvicina ai 700/800 milioni di euro: non possiamo essere più precisi, perché la contabilità viene fatta a Dublino. In Francia si stima superi il miliardo di euro, data la maggiore digitalizzazione del paese. Ma Google non paga le imposte nemmeno in Francia, ovviamente, e utilizza i diritti d’autore altrui senza remunerarli. L’accordo francese comporta un onere del 6% e forse meno sul fatturato: troppo poco per remunerare equamente i diritti d’autore utilizzati e al tempo stesso l’erario.”

D. Tu prevedi grandi sommovimenti di proprietà nel mondo dei media dopo queste elezioni?

R. “Intanto, Telecom Italia Media vuole vendere LA7. Ma una crisi radicale come quella in atto non potrà non avere riflessi sugli assetti proprietari anche di altre imprese editoriali e televisive. Non dimentichiamo che il Patto di sindacato di RCS/Mediagroup si avvicina alla scadenza e che anche Mediaset naviga in cattive acque. In questo contesto economico e tecnologico, la legge Gasparri, che nella sostanza non tiene conto degli Over The Top, Google in testa, appare ormai superata. Sarebbe quindi intelligente che le imprese del settore decidessero i tempi, i modi e le finalità delle proprie ristrutturazioni nel nuovo contesto normativo che aggiornerà il quadro, fin qui disegnato dalle legge sull’editoria e dalla Gasparri medesima”.

D. Anche Bersani ha invitato Telecom a non precipitare le decisioni sul LA7, prima delle elezioni. E Berlusconi ha reagito sostenendo che il leader del PD pressa la Telecom a prendere tempo, affinchè l’eventuale governo di centrosinistra possa colpire Mediaset e con ciò valorizzare l’emittente di Telecom Italia….

R. “Bersani ha fatto un discorso di puro buon senso. Io stesso con un intervento sul Messaggero avevo invitato il CDA di Telecom Italia a rinviare qualsiasi deliberazione sul futuro di Telecom Italia Media  a quando si fosse chiarito il nuovo contesto normativo per i settori delle TLC e delle comunicazioni in Italia. Quanto a Berlusconi, si può osservare come anche in questa circostanza il suo punto di riferimento non sia l’interesse del settore dei media a crescere nel nuovo contesto tecnologico, nonostante la recessione; ma la difesa di Mediaset all’interno di uno status quo che, come dimostrano gli stessi bilanci del Biscione, non è più in grado di assicurare l’antica prosperità della TV commerciale italiana. Fosse vero, e non lo è, che il governo di centrosinistra favorirebbe LA7, non si capirebbe perchéla Telecomdebba anticipare la vendita, come le suggerisce oggi Berlusconi.”.

 

Iniziativa europea per il pluralismo dei media. Oggi 7 febbraio la conferenza stampa-lancio

Schultz signs ECI

Il 7 Febbraio alle ore 11,30 presso la Federazione Nazionale Stampa Italiana, in Corso Vittorio Emanuele II 349 Roma, si terrà la conferenza stampa per il lancio della prima iniziativa europea per il pluralismo dei media a cui parteciperà, tra gli altri, Tana de Zulueta, portavoce italiana dell’iniziativa e il Segretario generale del Sindacato dei giornalisti italiani, Franco Siddi. OggiMartin Schulz , Presidente del parlamento europeo, ha firmato l’ICE (nella foto) e resa pubblica la seguente dichiarazione di accompagnamento: “In più occasioni il Parlamento Europeo si è espresso in favore di un intervento dell’UE per tutelare l’indipendenza e il pluralismo dei media negli Stati Membri. Firmo l’Iniziativa dei Cittadini per il Pluralismo dei Media convinto che sia un dovere dell’UE garantire questo diritto, sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, a tutti i cittadini europei”

La libertà e il pluralismo dei media sono sotto attacco in Europa. L’erosione del diritto a un’informazione indipendente, libera e plurale è una minaccia al pieno esercizio della cittadinanza europea. Ma è un diritto che i cittadini possono rivendicare, firmando a sostegno dell’Iniziativa Cittadina Europea per il Pluralismo dei Media. Grazie a questo nuovo strumento di democrazia partecipativa, che permette ad almeno un milione di cittadini di presentare una proposta di legge direttamente alla Commissione europea, i cittadini potranno fare sentire la propria voce. Per la prima volta, i cittadini potranno anche firmare online – un passo importante verso la democrazia digitale.

“Fino ad oggi le istituzioni europee sono rimaste immobili di fronte alla continua violazione della libertà d’informazione in diversi paesi, a cominciare da Italia e Ungheria. Con questa iniziativa chiediamo un’Europa che sanzioni non solo i deficit di bilancio, ma anche e soprattutto i deficit di democrazia e libertà” ha dichiarato Lorenzo Marsili, portavoce europeo dell’iniziativa.

Con questa proposta i cittadini europei chiedono in particolare:
1) Una legislazione efficace per evitare la concentrazione della proprietà dei media e della pubblicità; 2) una garanzia di indipendenza degli organi di controllo rispetto al potere politico; 3) la definizione del conflitto di interessi per evitare che i magnati dei mezzi di informazione occupino alte cariche politiche; 4) sistemi di monitoraggio europei più chiari per verificare con regolarità lo stato di salute e l’indipendenza dei media negli Stati Membri.
Durante la conferenza sarà presentato il link a cui collegarsi per poter iniziare la raccolta delle firme, a cominciare dagli stessi presenti all’iniziativa del 7 febbraio.
“La nostra ambizione è quella di mobilitare i cittadini per rivendicare l’impegno delle istituzioni europee a sostegno dei diritti civili e delle libertà fondamentali, anche quando gli Stati li trascurano, come sempre più sta avvenendo,” ha spiegato Tana de Zulueta, portavoce italiana dell’iniziativa.

Per maggiori informazioni: italia@mediainitiative.eu –  www.mediainitiative.eu

Membri del comitato promotore italiano
European Alternatives/Alternative Europee, FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana), Articolo21, Libertà e Giustizia, CGIL, ARCI, MoveON Italia, CIME (Consiglio Italiano del Movimento Europeo), Libera Informazione, Caffè News, Associazione daSud, Cittadinanzattiva, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei), Società Pannunzio per la Libertà di Informazione, Movimento Difesa del Cittadino (MDC), Youth Press Italia, IRPI (Investigative Reporting Project Italy), Confronti