Il servilismo verso il potere uno dei mali peggiori del giornalismo attuale, secondo i giornalisti di lingua spagnola

 | 1 febbraio 2013*

Spagna-copPiù della metà dei giornalisti di lingua spagnola nel mondo  (50,8%) ritengono che il male principale del giornalismo attuale sia il servilismo nei confronti del potere. E’ uno dei dati emersi da una Ricerca (El Estado del periodismo iberoamericano)  realizzata da Periodistas por el Mundo interrogando professionisti di 18 paesi, secondo cui fra i mali del giornalismo spiccano comunque, al primo e al secondo posto,  la remunerazione insufficiente (78,12%) e la instabilità lavorativa (68,75%).Tanto che quasi la metà degli intervistati (48,8%) temono di perdere il posto nel corso del 2013. Un quadro che, secondo il sito Clases de periodismo è collegato alla situazione critica o ‘’molto critica’’ del settore quest’ anno e con i massicci licenziamenti di giornalisti, come è accaduto a El Paìs.

Uno degli aspetti rilevanti della Ricerca è il fatto che solo il 5% del campione afferma di ricevere una remunerazione mensile uguale o superiore ai 2.000 euro (2.700 dollari Usa), contro il 44% che racconta di guadagnare meno di 500 euro (677 dollari).

Il futuro online

Per l’ 82% del campione, i media online continueranno a crescere a danno della stampa scritta, e l’ 8% ritiene che quest’ ultima soffrirà quest’ anno perdite ancora maggiori.L’ uso delle reti sociali è considerato ‘’importante’’ o ‘’molto importante’’ per il lavoro giornalistico per il 78% degli intervistati. Le più usate sono Facebook e Twitter, seguite da  LinkedIn e YouTube. Questi strumenti sono usati maggiormente per la diffusione di contenuti (92,5%), contatti con colleghi (85%) e documentazione (52,5%).

I blog invece sono stati messi in secondo piano: solo l’ 8% dei giornalisti intervistati ammette di averne uno come strumento di sviluppo professionale o per hobby.

*da LSDI, il grassetto è di nandocan

La bufala del governo, l’ esca del FOIA e il copia-incolla dei media tradizionali

da LSDI  | 25 gennaio 2013

Foia-governoLa rivoluzione annunciata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con l’introduzione del Freedom of Information Act e del nuovo istituto del diritto di accesso civico è una bufala.

Il decreto approvato il 22 gennaio a sera, infatti, pur introducendo diversi aspetti lodevoli nella disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità trasparenza e diffusione della PA, non introduce alcun Foia. (Altro discorso il fatto che un testo su trasparenza e accesso sia invisibile e inaccessibile, e che a quanto parrebbe quello uscito dal CdM non sia neanche una versione definitiva. Se in Italia avessimo davvero un FOIA, “potremmo accedere ai lavori preparatori per fugare ogni dubbio”,  come evidenzia Elena Aga Rossi in un commento su Forum PA, che ha recentemente pubblicato un panel proprio sul FOIA).

di Andrea Fama

Come hanno preso i media questa falsa notizia? L’hanno copiata e incollata. Almeno le testate giornalistiche più in vista, infatti, hanno rilanciato pedissequamente il comunicato della PdC, con buona pace per l’approfondimento critico, il fact-checking o eventuali rettifiche. Repubblica.it ha addirittura esaltato nel titolo l’adozione di un “Freedom Act”, con buona pace anche per la dizione. Sostanzialmente, l’autorevolezza di queste testate ha certificato la distorsione della realtà messa in atto dalla PdC (vagliela a spiegare adesso alla casalinga di Voghera la differenza tecnica e sostanziale tra il “Freedom Act” di Monti e il “Freedom of Information Act” in vigore in una novantina di Paesi del mondo).

Chi ha prodotto, quindi, la vera informazione?

La Iniziativa per l’adozione di un Freedom of Information Act in Italia ha subito lanciato l’allarme (ripreso da Lsdi) smontando le dichiarazioni entusiastiche su un Foia tricolore. Lo stesso ha fatto Guido Scorza, già professore avvocato e blogger, oggi firma del Fatto Quotidiano. O ancora, Guido Romeo, giornalista di Wired, che però approfondisce la vicenda dal sito della associazione Diritto di Sapere.

Insomma, sembra essere “l’attivismo”, e non certo la stampa generalista, la maggiore fonte di informazioni accurate e ragionate, pur su un tema così rilevante per il giornalismo come l’accesso alle informazioni della Pubblica Amministrazione.

Una tendenza, questa, già in atto in diversi ambiti della professione, come il fotogiornalismo, oggi sempre più appannaggio di ONG e fondazioni piuttosto che del National Geographic. Una tendenza, ma anche un’attitudine, che fa riflettere sul presente e sul futuro della professione, al di là di questioni come il tesserino e la formazione continua.