Il fascismo, Berlusconi e l’Italia che non ha mai fatto i conti con la storia

Le dichiarazioni revisioniste dell’ex premier rivelano che una parte del Paese ha sempre annullato il dramma socio-culturale che si è consumato durante il Ventennio.

 

di Claudio Tanari,  28 gennaio 2013*

In principio fu il revisionismo, preludio al negazionismo, alla David Irving e Robert Faurisson; poi la versione più presentabile di Ernst Nolte. Oggi possiamo aggiungere un’altra, invero poco originale, declinazione del vezzo di rivedere giudizi storici che sembravano ormai assodati. «Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene […] certamente il governo di allora per timore che la potenza tedesca vincesse preferì essere alleato alla Germania di Hitler piuttosto che opporvisi. Dentro questa alleanza ci fu l’imposizione della lotta e dello sterminio contro gli ebrei. L’Italia non ha le stesse responsabilità della Germania e la connivenza col nazismo all’inizio non fu completamente consapevole». Parola di Silvio Berlusconi.

Ecco, tali illuminanti esternazioni galleggerebbero tra il ridicolo e l’indecente se fossero state lanciate dopo un allegro festino a Palazzo Grazioli: ma queste lepidezze da Bar Sport sono state pronunciate – poco prima dell’irresistibile, abituale cedimento al sonno – da Mr. B in occasione della Giornata della Memoria, a Milano, nei pressi di quel binario 21 da cui partivano per la shoah vagoni blindati gonfi di ebrei.

Dichiarazioni non solo «superficiali, inopportune, sconcertanti» (Renzo Gattegna, Unione delle comunità ebraiche italiane) o «inaudite, disgustose» (Finocchiaro, Serracchiani).
Noi preferiamo prenderle come una sorta di coming out rivelatore del sentire profondo su questi temi non solo dell’autore ma di una parte probabilmente non minoritaria dell’opinione pubblica italiana.
Berlusconi non è nuovo all’esibizionismo fascistoide: ricordiamo tutti le battute sul Mussolini «che non ha mai ammazzato nessuno e mandava la gente a fare vacanza al confino» (2003) e le barzellette di repertorio sull’Olocausto. La sommaria conoscenza della Storia è per l’uomo funzionale alla capacità di utilizzarla a fini propagandistici ed elettorali, per loro natura effimeri e superficiali.

Il vero problema è che colui che è stato capo del governo di una delle più grandi democrazie occidentali dà voce alla pancia di un paese devastato dall’incultura, affetto da un’imbarazzante e ormai irrecuperabile mancanza di memoria, eticamente anestetizzato e mitridatizzato.
Berlusconi continua a esprimere con indubbia efficacia gli umori di quella fetta di italiani che si informa solo attraverso la tv, che non legge quotidiani, che non usa la Rete. Umori che non avevano spazio durante la Prima repubblica e che la discesa in campo del cavaliere ha pienamente – come si usò dire nel ’94 – definitivamente sdoganato.

Dal binario 21, dunque, insieme alle farneticazioni strumentali di un impresentabile ex premier è stato scritto un nuovo, sgangherato ma inquietante capitolo dell’autobiografia di una nazione che ha smarrito la sua storia.

* da Cronache laiche, il grassetto è di nandocan

Beatrice Rangoni Machiavelli: Il lascito di Rita Levi Montalcini

Beatrice Rangoni Machiavelli, a cui sono grato per gli articoli sempre molto seguiti pubblicati su questo sito, mi ha inviato questo suo personale ricordo della grande scienziata recentemente scomparsa (nandocan).

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Levi Montalcini RitaGennaio 2013 – Ho passato molti anni a Bruxelles impegnata nelle Istituzioni comunitarie. Quando sono stata eletta a incarichi di responsabilità nell’ECOSOC Europeo (CESE) ero spesso invitata ad intervenire alle riunioni delle Associazioni di categoria e di quelle dei vari organismi presenti a Bruxelles.

Agli inizi degli anni ‘80, il Presidente della Federazione delle Industrie europee mi aveva chiesto di parlare della situazione dell’UE, dal punto di vista del CESE, ai suoi associati provenienti dai vari Stati Membri.

Terminata la conferenza ci siamo messi a tavola per continuare la conversazione e rispondere ad eventuali domande. Ero seduta vicino al Presidente Nobel, era svedese e pronipote del Fondatore dell’omonimo Premio. Ho sempre prediletto e studiato la matematica; avevo letto un libro sulla storia del Nobel e avevo notato che i premiati erano in maggioranza ebrei e di lingua tedesca, ma non c’era nemmeno un matematico fra loro. Ne chiesi il perché al Presidente, mi rispose sorridendo che nella sua famiglia si diceva che a causa di una grande simpatia della sua bisnonna per una specie di Einstein svedese i matematici erano stati banditi.

La madre di Giovanni Malagodi era sorella del padre di Rita Levi Montalcini, una famiglia che apparteneva all’aristocrazia ebraica di Torino. Chiesi a Malagodi quale spiegazione poteva esserci sulla percentuale così alta di ebrei fra i Premi Nobel. Mi rispose che probabilmente era dovuto al fatto che in un’epoca molto remota gli ebrei erano gli unici che dalla loro religione erano obbligati a saper leggere e scrivere, e trascorrere almeno due ore al giorno nella lettura del Talmud e a riflettere sulle possibili interpretazioni di ogni frase.

 Vedevo spesso Rita Levi Montalcini, conosceva la mia attività nel campo dell’associazionismo femminile, e aveva voluto coinvolgermi in un suo progetto per aiutare le donne in Africa. Per merito suo furono istituite numerose associazioni in quel territorio con il compito di insegnare a leggere e a scrivere, affidato ad una di loro che era stata istruita in Italia.

Nel 1986, con 30 anni di ritardo rispetto alla sua scoperta, Rita Levi Montalcini è stata insignita del Premio Nobel. Ho avuto il privilegio di ascoltare una sua conferenza nella quale spiegava, anche ai profani, le implicazioni della scoperta per cui le era stato conferito il Premio. Si trattava di una “proteina segnale” importante nello sviluppo del sistema nervoso in quanto indirizza e regola la crescita degli assoni conduttori di impulsi in direzione centrifuga rispetto al corpo cellulare. Così è stata aperta una pista per la cura dell’Alzheimer, della SLA, dei tumori,  e altre malattie neurologiche.

La scoperta di Rita L. M. è un esempio straordinario di come un osservatore acuto e particolarmente dotato, possa individuare ipotesi valide da sviluppare in un caos fino ad allora indecifrabile. Aveva compreso che in ogni cellula neuronale esisteva un potenziale di crescita e trasformazione (il “nerve growing factor”). Stimolati dallo  studio e dall’apprendimento, i neuroni creavano fra loro dei microcircuiti di collegamento che potenziavano al massimo le capacità del cervello. Questo spiega anche come sia possibile che persone di età avanzata ma con la mente ancora lucida – come Leonardo da Vinci, o Beethoven – abbiano continuato a creare capolavori fino alla fine dei loro giorni.

L’affascinante esposizione di Rita Levi Montalcini mi aveva fatto pensare che la sua scoperta potesse spiegare la tanto alta percentuale di ebrei nell’ambito dei vincitori del Premio Nobel. Poco tempo dopo ho avuto il piacere di passare una serata con lei, in casa di comuni amici, così le ho potuto parlarle dell’interrogativo che mi ero posta.  Mi rispose con il suo indimenticabile sorriso: “Non posso negare che ci sia del vero in quello che tu dici. Ma bisogna anche aggiungere il grande desiderio di rivalsa di un popolo perseguitato, torturato, vittima di genocidio. Oggi siamo appagati e presenti a tutti i livelli della società occidentale. Non abbiamo più la forza e l’impegno che ci venivano da quel desiderio. I prossimi Nobel li avranno i nostri cugini dell’Islam”.

Ho subito pensato al Premio Nobel per la Fisica, il pakistano Abdus Salam che aveva portato la facoltà di Fisica di Trieste ad un tale livello da costituire un punto di riferimento internazionale.

La personalità, la generosità, l’intelligenza del cuore e del cervello di Rita Levi Montalcini rappresentano un lascito che onora la Scienza ed evidenzia il valore delle donne. Sosteneva infatti: “Se istruisci un bambino avrai un uomo istruito. Se istruisci una bambina, avrai una donna, una famiglia e una società istruita”.