Sul “plotone di esecuzione”

Roma, 1 luglio 2020 – Capita che un giornale semi sconosciuto come “Il Riformista”, direttore Piero Sansonetti, codirettrice Deborah Bergamini, pubblichi ieri lo sfogo di un magistrato oggi defunto, Matteo Franco, relatore al processo Mediaset. Frasi che sarebbero state registrate sette anni fa, probabilmente all’insaputa del giudice.

Costui, dopo la condanna definitiva dell’ex Cavaliere per frode fiscale, incontrandosi con Berlusconi e i suoi, avrebbe “confessato” pressioni esercitate su quel processo trasformato nel “plotone di esecuzione” di una sentenza “politica”. Per quella sentenza “non risulta esservi stato alcun dissenso”, neppure da parte sua, ha precisato seccamente oggi la Corte di Cassazione.

Capita che la destra insorga dopo queste “rivelazioni” chiedendo una commissione parlamentare di inchiesta e da parte di una deputata di “Forza Italia” perfino la nomina di Silvio come senatore a vita a titolo di “risarcimento”. E due settimane fa la co-direttrice del Riformista, Deborah Bergamini, intervistava devotamente Berlusconi ponendogli questa domanda: “Presidente Silvio Berlusconi, dal 1994 lei è in campo contro lo strapotere della magistratura. Non è una battaglia vinta…”

Capita meno ovviamente che quotidiani e Tg nazionali, taluni prendendo le distanze altri no, si prestino comunque a prendere sul serio sia le  “rivelazioni” che le sdegnate reazioni.

Capita infine che un ex presidente del consiglio da tempo alla ricerca di voti berlusconiani sostenga pubblicamente la necessità di “fare chiarezza”.

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