Diritti civili: il crocevia Monti

NEWS_87913Nell’Agenda del Professore non vengono neanche nominati. Ne approfitta il Pdl per lanciare un monito alla Chiesa e la democratica Concia per rimarcarne l’importanza*.

La campagna elettorale avanza senza risparmiare colpi e la nascita di un “polo Monti” crea palesi difficoltà sia al centrodestra sia al centrosinistra, almeno a quella parte che non ha abbandonato il proprio schieramento per seguire il Professore. In particolare sui diritti civili, nei fatti esclusi dall’Agenda Monti, tuona il Pdl per bocca del segretario Angelino Alfano e, per opposti motivi, la deputata del Pd Anna Paola Concia. Vediamo.

Angelino Alfano: «Se dovesse vincere la sinistra, inevitabilmente l’accordo Bersani-Vendola sotto il profilo dei cosiddetti diritti civili, come li chiamano loro, andrebbe in una direzione che a nostro avviso non sarebbe quella auspicata dalla Chiesa. Andrebbe verso uno zapaterismo assolutamente chiaro e già vi sono tutti i segnali in questo senso e quindi la separazione dell’area alternativa alla sinistra prodotta da Monti come risultato oggettivo produrrà, sul piano di alcuni ambiti programmatici, esattamente il risultato che la Chiesa vorrebbe scongiurare […] Quindi Monti ha poco da sdegnarsi o da detestare, il dato concreto è che se vince la sinistra porterà avanti delle cose che vanno in direzione opposta rispetto a quelle che ha voluto il Popolo della Libertà sotto il profilo dei diritti e dell’agenda bioetica». Il massaggio è evidentemente più rivolto alle gerarchie ecclesiastiche che a Mario Monti, a pochi giorni di distanza dell’ufficiale schieramento della Chiesa a favore del premier dimissionario.

Anna Paola Concia: «Voglio dire a Mario Monti che, non essendo per sua stessa ammissione esperto della materia o forse avendo cattivi consiglieri, fa molta confusione: i diritti civili non fanno parte dei cosiddetti ‘temi etici’, sono due cose ben distinte. Mi chiedo come mai un uomo che ha trascorso così tanto tempo in Europa e che si dichiara europeista, su queste questioni abbia delle posizioni lontanissime dagli altri leader europei, siano essi conservatori o progressisti. Possibile che in tutti questi anni trascorsi a Bruxelles il vento europeo di una società più giusta non abbia minimamente sfiorato il Professore? Il nostro premier si vanta del fatto che i temi di civiltà non fanno parte della sua Agenda, rivelando di avere un’idea della società prettamente economicistica, limitante per un leader politico che si candida a governare il paese. I diritti civili hanno infatti a che fare con la vita quotidiana e materiale delle persone; e hanno anche uno stretto legame con la vita economica dei cittadini e con la crescita dell’intero paese. Caro professore, se lo faccia spiegare dai suoi colleghi europei; è rimasto l’unico fra i leader in Europa ad avere queste posizioni».

*da Cronache laiche

Il sobrio mannaro

Monti mannaroLa trasformazione di Monti ci ha colti tutti di sorpresa.

Prima l’improvvisa crescita delle ambizioni, poi la trasfigurazione in leader di partito, fino al raggelante guaito rivolto a Bersani per far “silenziare” i suoi collaboratori.

Il sobrio tecnico bocconiano che odorava di dopobarba e parlava a bassa voce, si è trasformato in una inquietante creatura del potere, che dispensa unghiate moderate a tutti.
E’ bene ora stare attenti a non avvicinarglisi troppo, fidando sul ricordo del suo loden e dei modi sempre composti, perché il professore appena sente l’influsso dei palinsesti si trasforma e colpisce.
Il “sobrio mannaro” ha sete di voti e si aggira tra noi.
Massimo Marnetto, 5 gennaio 2013

Par condicio, Usigrai : Vigilanza garantisca pari rappresentanza di genere

rappresentanzadigenere

La richiesta all’AgCom di pubblicare ogni 3-4 giorni i dati dei “tempi di parola” di tutti i politici, le forze politiche e i movimenti, e una “indicazione chiara affinche’ sia assicurata parita’ di rappresentanza di genere nei singoli spazi informativi e all’interno di ciascuna forza politica”. E’ quanto chiede Vittorio Di Trapani segretario dell’Usigrai, alla commissione parlamentare di vigilanza Rai che oggi comincia l’esame della bozza di regolamento sulla par condicio nel servizio pubblico per la tornata elettorale del 24 e 25 febbraio prossimi. Per l’Usigrai si tratta di due indicazioni fondamentali, specie quella relativa alla richiesta all’AgCom, che se attuata e’ davvero in grado – secondo Di Trapani – di “garantire il pluralismo e la tempestivita’ per eventuali tempi di compensazione”.

3 gennaio 2013

 

“Pubblico”, cronaca di un giornalicidio

di Giovanni Rossi, 31 dicembre 2012

pubblico-prima-pagina“Pubblico giornale” sospende le pubblicazioni. Il numero del 31 dicembre 2012 è il 101 ed è l’ultimo prodotto da Pubblico Edizioni srl. Diciannove redattori, tre poligrafici, alcuni co.co.co. ed un numeroso gruppo di collaboratori a borderò perdono il lavoro. Sono i numeri finali di tre mesi di storia editoriale di un quotidiano voluto da imprenditori/non imprenditori, editato da un’azienda/non azienda. Ci paiono queste le migliori definizioni per qualificare chi oggi fugge di fronte alle difficoltà dopo aver avviato un’impresa con un capitale di partenza che appare risibile, dimostrando di non averne valutato i costi reali. In estrema sintesi: occorrerebbe ricapitalizzare, ma nessuno dei soci è disponibile. Un’impresa che è parsa puntare tutto sul nome di un collega noto, il Direttore-editore Luca Telese, come sembra dimostrare l’assoluta mancanza di un’adeguata azione promozionale a sostegno di un prodotto del tutto nuovo giunto nel mercato dell’informazione in uno dei suoi momenti di massima crisi.Chi, invece, ha affrontato questa avventura con il massimo impegno e serietà è stata la redazione che ha garantito l’uscita del giornale anche quando già l’azienda/non azienda aveva deciso la fuga e già a metà dicembre ragionava di chiusura.Nel numero di domenica 30 l’assemblea di redazione ha pubblicato un bel racconto di quanto è avvenuto, forte, chiaro. E l’ha titolato “Cronaca di un giornalicidio”. Un titolo quanto mai azzeccato. Nella sua illogicità questa storia è esemplare: ci dice come non si deve fare impresa e, soprattutto, come non si deve “giocare” con la vita di chi lavora. Nel pomeriggio di domenica i colleghi hanno poi ripercorso in una conferenza stampa la tappe della loro vicenda professionale e del loro impegno a non demordere nella speranza che l’esperienza di “Pubblico” non vada perduta.

Ora l’assemblea dei soci nominerà un liquidatore. Con lui il Sindacato dei giornalisti chiederà subito di affrontare i problemi più urgenti a cominciare dal garantire il pagamento di tutte le spettanze a cui i lavoratori – dipendenti, ma anche autonomi – hanno diritto per una prestazione già data.

La vicenda di “Pubblico giornale” porta anche ad una considerazione più generale. Siamo ormai in un campagna elettorale tra le più complesse e dai risultati più aperti degli ultimi anni (peraltro, sia detto per inciso, è proprio questo il momento meno adatto per togliere un giornale politico dalle edicole). Il Paese vive una grave crisi ed al suo interno l’industria dell’informazione è in uno stato disastroso. Se è vero che l’informazione è un parametro fondamentale per giudicare una democrazia l’Italia è proprio messa male. Oggi vanno di moda le “Agende”. Gli elettori dovranno giudicarle utilizzando svariati criteri. Ci permettiamo di suggerire anche una valutazione sulle proposte (quando e se ci sono) su come intervenire per favorire il rilancio di quella che è una vera e propria industria culturale che significa, anche, posti di lavoro, indotto, redditi per le famiglie.

* Segretario generale aggiunto della Federazione nazionale della stampa italiana. Il grassetto è di nandocan.