Quella storia della salvezza (Dordrecht) – video 03:34

Dordrecht, la più antica città dell’Olanda anche se meno nota di altre al turismo internazionale. La chiesa gotico brabantina di Nostra Signora. Una chiesa fra tante, direte. Invece no perché è proprio qui che quattro secoli fa venne solennemente proclamata la dottrina della predestinazione. Dal novembre del 1618 al maggio del 1619, ventotto teologi delegati dalle chiese protestanti di tutta Europa disputarono e riaffermarono contro gli eretici arminiani, i cosiddetti rimostranti, che l’umanità si salva unicamente per la grazia di Dio e non anche, come sostenuto dai cattolici e da altre confessioni, per le opere buone compiute nel corso della vita terrena. Quanto una disputa religiosa come questa contasse anche politicamente, sia pure spesso come alibi, nel rapporto tra i principi e gli Stati di allora lo abbiamo tutti imparato a scuola dai nostri libri di storia. In quello stesso anno 1618 ebbe inizio la guerra dei trent’anni, la più sanguinosa delle cosiddette guerre di religione. Accompagnata da peste e distruzioni, contò molti milioni di morti.

Quattro secoli dopo…Le guerre di religione ci sono ancora purtroppo, ma scoppiano altrove. Anche un importante avvenimento storico come quello non basta più a incoraggiare il turismo. Così la città provvede egregiamente con altre iniziative come l’originalissima mostra sul pesce nella pittura che si è conclusa con successo nelle scorse settimane.

Due Novembre (videopoesia 00:56″)

Amore e bicicletta immortalati

sulla soglia di un parco

ma più vivo è quel ramo che si spoglia.

Resiste invano l’uomo al suo destino

di obbedienza al futuro,

né sa quale orizzonte è dietro il muro.

La vita gioca sempre con la morte

e nessuna guadagna la partita.

Così la foglia secca che si lava

alla pioggia d’autunno

cade nel fango a generare, ignara,

nuova esistenza.

2 novembre 2019

Giornalismo da ieri al futuro (00:13:06)

Sergio Lepri, giornalista e saggista, storico direttore dell’Agenzia ANSA che ha guidato per quasi trent’anni, ha festeggiato il 17 ottobre scorso i suoi cento anni con gli studenti del Liceo classico “Terenzio Mamiani” di Roma. Nel corso di una lezione nell’aula magna dell’Istituto, ha ripercorso con straordinaria vivacità intellettuale e sguardo  critico e ironico ma aperto a tutte le novità sia la sua avventura professionale che quella del giornalismo italiano (e non solo)  dall’immediato dopoguerra ad oggi senza trascurare rischiose prospettive future, dalla nascita di un’opinione pubblica fondata sull’enfasi dei titoli piuttosto che su un’informazione corretta e imparziale alla possibile “fine della mediazione giornalistica”   che almeno in parte compensa ancora l’inaffidabilità delle fake news su internet. A nome dell’associazione Articolo 21, che ha promosso l’iniziativa in collaborazione con la preside Tiziana Sallusti, il collega Renato Parascandolo lo ha presentato a una folta platea di alunni delle classi superiori. Ma questo video è anche il mio personale omaggio a un grande giornalista che ho conosciuto e letto a Firenze quando avevo ancora  l’età di quegli studenti e un a decina di anni dopo sono entrato come praticante in quel “Giornale del Mattino” che aveva avuto lui come redattore capo nel quotidiano diretto da Ettore Bernabei. Grazie della tua lezione, caro Sergio, e ancora tanti di questi giorni..

Markthal Rotterdam

Rotterdam, ottobre 2019 – Se passate da Rotterdam non perdetevi lo spettacolo di Markthal, uno straordinario mercato alimentare alto quaranta metri e vasto come un campo di calcio, 95 metri quadri di bancarelle e negozi, ristoranti e birrerie, dove sarete avvolti da un gigantesco, coloratissimo murale raffigurante i prodotti in vendita all’interno.

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Quanto pesa una farfalla?

Lieve danzava in volo la farfalla

sorridendo dall’alto alla formica,

ora che è morta pesa sulla spalla

di chi campa soltanto di fatica.

“Cara mia dolce farfallina gialla

ma quanto pesi, Dio ti benedica”.

Amiata, 14 agosto 2019

Quanto pesa una farfalla?

Lieve danzava in volo la farfalla/

Irridendo dall’alto una formica/

e ora che è morta pesa sulla spalla/

di chi campa soltanto di fatica.

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di Fernando Cancedda, 12 Agosto 2019

Social, non social

Piace e offende

il buon selvaggio che addenta la mela

ostentando il suo rutto di piacere.

Piace e offende

come il tornare indietro alle maniere

di un branco non ancora società.

Madama Civiltà,

che insegnava a sbucciare le parole

come la frutta

ormai tace e si arrende.

Anche la scuola non ci fa più caso.

Pertanto il buon selvaggio

ammicca sghignazzando in un messaggio:

fossimo noi ad aver la puzza al naso?

***13 luglio 2019

Prologo

Amo il silenzio delle mie parole

nell’incanto notturno del pensiero

che si affaccia dal sogno

e componendo va la musica dei versi

fino al ritorno di una voce amica

che dica il quando e il come della mente.

A lei dono quei versi e a chi li ascolta.

 

***12 giugno 2019

 

(Nella foto un particolare del dipinto di Max Ernst “La realidad es un collage”. A quanti apprezzano le mie poesie l’omaggio di un piccolo ebook , intitolato “Pensando in versi (1988- 2018)” che può essere scaricato liberamente e senza pubblicità cliccando su www.nandocan.info)

meditazione

Come rumore ostile
suonano le parole non udite
e come affanno
l’aria rubata all’ansia del respiro,
dunque non resta
che coniugare l’aria ed il respiro,
col silenzio la mente.

5 aprile 2019

Dove scoppia la primavera (1:56)

Roma, Villa Doria Pamphili, 31 marzo 2019. Bambini, piante e animali festeggiano alla “prima” della stagione primaverile.

Godersi Piazza Navona (01:37)

A Roma in un mattino di primavera.

Certezza

Parla da sola o in coro la certezza

e stolta ignora l’armonia del dubbio

che nel mistero gli esseri affratella.

Luccicando cadrà

come un bicchiere vuoto che si spezza

in mille pezzi fracassando al suolo.

 

***21 marzo 2019

Emozioni ignare

Lande sperdute della mia memoria/

sui vostri passi non vorrei tornare/

ma rivedervi sì, come dal treno/

scorre un passato di emozioni ignare,/

 

respirare il futuro in cui speravo,/

ritrovare il piacere di lottare/

contro la schiavitù dell’obbedire/

con la vana illusione di ordinare/

 

un paesaggio in perpetua evoluzione/

che non afferro e non saprò fermare/

fin quando arriverò alla mia stazione.//

 

14 gennaio 2019

 

 

Rivolta

Rovesciano le strade/
in un tumulto/
di disperati appelli alla ragione./
Invocano saggezze/
nei secoli bandite,/
promesse poi tradite/
dal potere dei pochi./
Scandaloso buonsenso/
alla deriva./
Un condottiero coi suoi tristi giochi/
non baderà a che il mondo sopravviva./

55 anni di professione

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Oggi, 5 ottobre 2018, festeggio 55 anni di professione, ieri inviato alla RAI per qualche milione di telespettatori, oggi su internet per qualche centinaio di amici. E “Nandocan” inizia il suo quattordicesimo anno. Grazie a tutti voi.

Libertà di cultura

Roma, 15 settembre 2018 – “Rotterdam unlimited”, Rotterdam senza frontiere. 178 culture diverse per quello che è uno dei festival di strada più grandi del mondo. Alla fine di luglio si sono dati appuntamento in questo parco centinaia di olandesi originari di Capo Verde. Isolate e povere di risorse, le isole di Capo Verde vivono sostenute soprattutto dai legami migratori col resto del mondo. Qui a Rotterdam,la seconda città olandese che ospita il più grande porto di Europa, cominciarono ad arrivare negli anni sessanta, in cerca di occupazione nel settore marittimo. Molti erano già sbarcati negli Stati Uniti, altri in Portogallo, nell’Africa occidentale e in Sudamerica. In Italia, badanti e domestiche capoverdiane, tra i primi immigrati ad arrivare nella più recente ondata migratoria, erano già a Roma nel 1957.

In Olanda ma soprattutto qui a Rotterdam i capoverdiani sono dunque di casa da tempo, riuscendo a integrarsi perfettamente con la popolazione locale. E oggi danno un forte contributo a quell’eclettismo culturale che nei Paesi Bassi come altrove si esprime principalmente nella musica, nella danza e nel cibo. Un esempio di integrazione da valere anche per il resto d’Europa.

Più che un festival, sembra una festa familiare, con un’atmosfera di eccitante allegria  cui collaborano grandi e piccini. E sono soprattutto i giovani, che rimproverano agli immigrati di prima generazione una mentalità e un comportamento troppo europei, i più decisi a sfoggiare colori vivaci e musica africana o giamaicana. I ritmi eseguiti da questo gruppo musicale sono funanà e kizomba.

Old Jerusalem

Se ripenso a Barcellona

Non c’è Europa senza la Spagna.

Non c’è Europa senza Barcellona.

Jeremy Rifkin e la società a costo marginale zero

Geremia Rifkin non è un profeta come il suo antico omonimo della Bibbia. Quello che nella Israele del sesto secolo avanti Cristo, invasa da Nabucodònosor II di Babilonia, ne prediceva la rovina, ammonendo inutilmente i re incapaci che si avvicendavano sul trono di David. Non che ai nostri giorni ne mancherebbe il motivo, con gli attuali capi di Stato che assistono quasi indifferenti ai danni prodotti all’economia e all’ecologia del pianeta dall’insipienza politica dei loro governi. No, mentre i mali che affliggono il mondo globalizzato – crisi economica, disoccupazione, povertà, fame e guerre – sembrano aggravarsi anziché risolversi, Geremia Rifkin continua da più di vent’anni a dimostrare e documentare le ragioni del suo ottimismo.

Presidente della Foundation of economic Trends di Washington e uno dei massimi esperti mondiali sul rapporto tra l’evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l’ambiente e le cultura, continua a decretare, dopo trent’anni di studi e di ricerche sul campo, la fine dell’era del carbonio e l’alba della Terza Rivoluzione Industriale (TIR). Convinto che, come oggi centinaia di milioni di persone in tutto il mondo condividono informazioni attraverso internet, così nel giro di un decennio o poco più produrranno energia verde a casa propria, negli uffici e nelle fabbriche. E le condivideranno tra loro secondo i bisogni di ciascuno. Perché tutto questo sarà accompagnato da una vera rivoluzione culturale, dallo sviluppo di una coscienza “biosferica”.

Anche quest’ultimo libro, come il precedente dedicato alla “Terza Rivoluzione Industriale” e ai suoi cinque pilastri, sostiene – basandosi su un campione incredibilmente vasto di situazioni e dati di fatto analizzati anche con una certa pignoleria – che il capitalismo è sul viale del tramonto, sostituito da un modello diverso di convivenza, quello dei “beni comuni associativi”.

La politica, anche quella che si qualifica progressista e riformista ma non riesce ad alzare lo sguardo al di là di faccende e interessi immediati, non dovrebbe trascurare quei segnali che Jeremy Rifkin e altri studiosi come lui pongono alla nostra attenzione e che probabilmente corrispondono alle attese e procurerebbero il consenso di milioni di giovani.

Il discorso vale anche per l’informazione. Spero di fare, nel mio piccolo, una cosa utile ai miei lettori riportando, della traduzione italiana del libro, i brani che ho sottolineato come più significativi. Iniziative analoghe prese per altri libri hanno ottenuto in passato un certo successo e anche questa piccola fatica potrebbe valere la pena. Giudicherete voi stessi dalle pagine che gradualmente appariranno su nandocan magazine 2.

Quanto al mio giudizio nel merito, penso che la strada indicata da Rifkin possa essere quella giusta per farci uscire da una crisi sempre più evidente del capitalismo finanziario nella più recente versione neoliberista. Ma non darei tutto per scontato come sembra fare l’autore della “Società a costo marginale zero”. Il motivo è lo stesso indicato dal grande sociologo Zygmund Bauman, tre anni fa, quando è stato chiamato a commentare in un convegno la prima edizione del libro. “Quella dello sviluppo tecnologico non è una strada a senso unico – disse – e meno ancora è disegnata e predisposta in anticipo sulla sua costruzione. Rifkin presenta i beni comuni collaborativi come l’unico scenario, la cui implementazione è assicurata con certezza grazie alla logica della tecnologia.

“Cosa gli umani possano fare è forse una domanda che può e deve essere rivolta alla tecnologia. Cosa gli umani faranno, però, è una domanda che andrebbe piuttosto rivolta alla politica, alla sociologia, alla psicologia – e la risposta ultima probabilmente non si potrà dare se non a posteriori…”. Aiutiamoci allora a farle, queste domande. Buona lettura (nandocan).

Le 3 I di Papa Francesco: inquietudine,incompletezza,immaginazione (6’32”)

Roma, 23 giugno 2017 – Un discorso del tutto innovativo rispetto alla cultura cattolica degli ultimi secoli. Così Raniero La Valle, giornalista e scrittore che come pochi altri ha seguito e commentato per oltre mezzo secolo avvenimenti interni ed esterni alla Chiesa e al Vaticano, ha definito l’esortazione rivolta da Papa Francesco al collegio degli scrittori della rivista dei gesuiti “Civiltà Cattolica” indicando loro tre parole che dovevano identificarne la missione: INQUIETUDINE (non essere mai paghi della situazione com’è), INCOMPLETEZZA (sapere che ci sono più cose in cielo e in terra che nella loro comprensione della realtà) e IMMAGINAZIONE (riuscire a pensare l’impensabile, sapere che un altro mondo è possibile a partire dalla liberazione degli oppressi). Tre parole che rappresentano anche il modello che Bergoglio ha dato a se stesso e al suo pontificato, ma che potrebbero valere anche la società laica e per la politica e in particolare per tutti i giornalisti, credenti e non credenti. Per questo il 13 giugno scorso se ne è parlato in un convegno promosso dall’Unione Cattolica della Stampa Italiana nella sede della FNSI. Nel video sono i passaggi che ho ritenuto più significativi dell’intervento di La Valle. Altri interventi potranno essere eventualmente pubblicati separatamente.
Come ha scritto lo stesso Raniero nel sito “Chiesa di tutti, Chiesa dei poveri”, nel dibattito alla Federazione della Stampa  si è detto che anche l’informazione in Italia sarebbe del tutto rinnovata, costruttiva e creativa, se si ispirasse a queste tre parole, che del resto appaiono valide per tutti, in ogni ambito della società e della vita, e potrebbero aprire la via per il passaggio all’epoca nuova.
In particolare da questa triplice conversione a un modo di essere opposto a quello oggi praticato, sarebbe trasformato il mondo politico. I politici sarebbero inquieti, fino a non poter dormire la notte, per la povertà, la disoccupazione e le guerre; sarebbero coscienti della loro incompletezza e perciò non più arroganti, narcisisti, incuranti del popolo e insofferenti della sua rappresentanza, e avrebbero abbastanza immaginazione da pensare e adottare politiche capaci di dare risposta al problema catastrofico e decisivo di oggi, che è quello delle migrazioni, dei naufragi di massa, e perciò dell’inevitabile estensione a tutti i cittadini del mondo (ossia agli “abitanti del pianeta”) del diritto all’eguaglianza e alla libera circolazione tra gli Stati”.