Elezioni. Giulietti: ” Corradino Mineo scelta importante”

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“Il Pd ha annunciato la candidatura di Corradino Mineo, direttore di Rainews, come capolista in Sicilia. Prendiamo atto con soddisfazione di questa scelta – afferma il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti – anche perché siamo sicuri che Corradino Mineo, uno dei soci fondatori di Articolo21… e da sempre protagonista delle battaglie per la libertà di espressione, porterà questi temi anche nel lavoro politico e parlamentare e in particolare sarà di grande utilità per l’illuminazione di temi e soggetti sociali troppe volte e troppo a lungo oscurati, sia in sede politica che mediatica”.

8 gennaio 2013

Mi chiedono quotidianamente: ma Beppe che fa?

di Giorgio Santelli, pubblicata da Grillie Pinocchi su facebook il giorno Martedì 8 gennaio 2013 alle ore 0.45 ·

 Sempre più persone che mi conoscono, che conoscono Beppe Giulietti, e Articolo 21 mi fanno questa domanda. Beppe che cosa fa? Nel senso che la legislatura è ormai finita e nessuno parla o vede una ricandidatura in parlamento del portavoce di Articolo 21. Qualcuno dice che comunque ha avuto una lunga esperienza parlamentare. Altri che a questo punto, dopo tutte le battaglie che abbiamo fatto, forse Beppe meriterebbe un’esperienza di governo. Due posizioni condivisibili. Io però continuo a farmi una domanda. E ci rimugino sopra sempre più spesso. E’ finita quella missione comune che ci eravamo assegnati nel 1994, quando Beppe fu candidato la prima volta? E quella che poi proseguì, facendo nascere quella straordinaria esperienza che è Articolo 21. Abbiamo ottenuto ciò che abbiamo inseguito per 18 anni? Purtroppo no. Anche se abbiamo fatto tanto. Abbiamo posto per più di una volta al centro dell’agenda politica il diritto al pluralismo, la salvaguardia dell’articolo 21 della Costituzione.

 

Abbiamo fatto discutere donne e uomini con storie e con appartenze culturali e politiche diverse. Abbiamo dato voce al mondo della cultura, del cinema, del teatro, dell’informazione. Mondi che hanno imparato a percorrere strade comuni. Abbiamo percorso una parte di quella strada ma se andiamo a vedere i risultati ottenuti, ci manca ancora molto da fare.

 

Questi 18 anni sono stati pesanti. E di fronte a noi quel rischio che abbiamo rappresentato non in Berlusconi ma nel berlusconismo non è affatto superato. Il conflitto di interessi è ancora lì dove lo abbiamo trovato, gli interventi a favore del pluralismo dei media sono una battaglia continua, le battaglie l’estensione dei diritti, per un lavoro più sicuro e meno precario. Sono obiettivi che dobbiamo ancora raggiungere. E’ vero, potremmo avere in parlamento, nel prossimo parlamento, tante donne e uomini che quella strada l’hanno percorsa con noi. Speriamo che ci possa essere Roberto Natale, Flavio Lotti,  Laura Boldrini, Gabriella Stramaccioni, Franco La Torre, Stefania Pezzopane,  Cesare Damiano, Pina Picierno, Vincenzo Vita, Francesca Puglisi, Lara Ricciatti. Ma non ci sarà Beppe in Parlamento e questa cosa non può passare inosservata. Perchè ogni volta, fin dalla prima ricandidatura, abbiamo dovuto lanciare sempre appelli per chiedere la ricandidatura di Beppe Giulietti. E la ragione è semplice. I temi che ha portato in parlamento sono stati sempre scomodi. E scomodo è stato sempre anche lui perchè indipendente. Non per “fini” personali ma perchè quando si affrontano temi scomodi la scomodità non fa comodo a nessuno.

 

“Che farà Beppe?” Posso dire che non penso farà il pensionato. Posso dire che non penso smetterà di lavorare con, in e per Articolo 21. Posso dire che saprà dare una mano a quei parlamentari che sceglieranno di portare avanti le battaglie e le campagne di Articolo 21. Posso dire che continuerà a voler bene al servizio pubblico e che lavorerà perchè sia libero e indipendente. Posso dire che ciò che faceva in Parlamento lo farà fuori, con la stessa identica forza e determinazione. Che sarà in prima linea contro il conflitto di interessi e lavorerà affinche la carta di intenti di Articolo 21 non resti solo sulla carta.

Poi qualcosa mi permetto di dirla io.

 

Posso dire che ringrazio tutti coloro che hanno permesso questi anni di impegno parlamentare di Beppe perchè non penso che nessuno sia mai rimasto deluso di aver riposto in lui quella fiducia.

Posso dire, però, che mi aspettavo che qualcuno si chiedesse, non per pietire deroghe particolari ma in una discussione legata alla buona politica, alle buone idee e in ragione dell’impegno dimostrato, quanto potrà pesare l’assenza di Beppe dal Parlamento. Posso dire che mi aspetto che i leader dei partiti e delle formazioni che hanno condiviso con noi le nostre campagne e che molte volte Articolo 21 è riuscito a far dialogare proprio sui temi del pluralismo, dicano che in ogni caso di Articolo 21 c’è una immutata necessità.

 

E onestamente, immaginando quanta necessità ci sarà di persone che nel governo abbiano da mettere a frutto l’impegno mostrato in questi anni, mi aspetto che fin da subito quei leader in modo trasversale comincino a ragionare sul fatto che forse, dopo 18 anni di analisi e proposte a favore della cultura e dell’informazione, si pensi al mondo di Articolo 21 come il luogo dove individuare una risorsa utile al governo di questo Paese. E se si penserà ad Articolo 21 non si potrà non pensare a Beppe Giulietti.

Zaccaria (Pd): “Tg5 esempio di telegiornale-spot a sostegno di Berlusconi”

Berluraiset“Una volta si facevano i video messaggi, oggi i TG spot: l’informazione politica del TG5 di ieri 6 gennaio è stata un perfetto esempio di un telegiornale di sostegno dell’editore-leader politico Silvio Berlusconi, sia nella distribuzione dei tempi che nella confezione delle notizie e nel loro ordine. Durata totale dell’informazione politica circa 6 minuti. Primo servizio di 2 minuti e 40 sec su Berlusconi che riassume con la sua voce un più ampio (3 minuti e 35) servizio intervista telefonica andato in onda all’ora di pranzo. Un vero e proprio spot montato con immagini accattivanti (in mezzo alla gente, alla scrivania con bandiere, con Obama, alla parata delle forze armate, con foto di repertorio). I soliti temi sui quali spicca il recupero di 10 punti nei sondaggi in 15 giorni. A seguire un servizio su Monti (notizia e non voce) di 1 minuto e 30, commentato criticamente da una giornalista che mette in evidenza il progetto di ridurre le tasse ma senza indicare la copertura a differenza di Berlusconi e ironia sul fatto che l’Imu in casa Monti la paga la moglie e lui non ne conosce l’importo. Per tutti gli altri partiti un pastone indistinto con Letta (PD) 27 sec, Di Pietro 25 sec, Bonelli 22 sec e Casini 18 sec.”. Lo dichiara Roberto Zaccaria, responsabile dell’Osservatori o del PD nel periodo di par condicio.

7 gennaio 2013

Quali trend per il giornalismo USA nel 2013? Le previsioni del Nieman Lab.

di Bernardo Parrella, LSDI, 4 gennaio 2013  

2013Lasciatoci alle spalle un 2012 inevitabilmente ricco di alti e bassi, proviamo a vedere qualche previsione d’oltreoceano per i “nuovi giornalismi” nel 2013. A partire da quanto propone il Nieman Journalism Lab di Harvard, che ha interpellato all’ uopo un nugolo dismart people.

Fra le repliche più stimolanti, diversi sottolineano l’arrivo di utili innovazioni contenutistiche (quindi non solo tecniche) per le news sui device mobili di nuova generazione, che continueranno a conquistare ampie fette di mercato:

Nei prossimi 12–18 mesi, molte testate d’informazione supereranno la soglia del 50 per cento di utenti che leggeranno le news su smartphone e tablet che su computer desktop o portatili (Fiona Spruill).

Per il sempre critico Nicholas Carr, le trasformazioni cruciali dell’industria sono avvenute anni or sono, e da allora ha preso piede una “inquitetante stabilità” con cui avremo ancora a che fare per un bel pezzo. In altri termini:

Il futuro è incerto, vero, ma è stato tale da tempo. […] Forse il 2013 sarà l’anno in cui finalmente smetteremo di parlare di “tecnologie dirompenti”, per dare così attenzione al nostro modo di usarle e vedere quel rimane e quel che cambia davvero.

C’è chi non manca di sottolineare come i social media andranno sempre più imitando il broadcast model, tipico della TV, perchè è quello più “palatabile per gli ultimi arrivati del social” ed è anche l’ambiente che gli “inserzionisti conoscono meglio e in cui sono disposti a spendere”.

Sul fronte opposto, Amanda Zamora si augura invece l’avvento di uno “slow movement nei social media”: l’abbandono dell’ossessione per le news in real time per creare invece narrative più ampie e articolate. Onde dar forza al “giornalismo nell’interesse pubblico”, che è poi la mission dell’organizzazione in cui lavora,ProPublica, e spingere alla partecipazione dei cittadini-reporter: è l’esempio del sito (in beta) Syria Deeply, che propone la mappatura della guerra civile in corso nel contesto delle fatalità e dei rifugiati sul campo.

Rimandando ulteriori previsioni alle pagine web del Nieman Journalism Lab, in prima fila rimane la spinosa questione del paywall, che sembra in arrivo perfino nel Bel Paese con l’Edicola Italiana. Analogo passaggio in arrivo, fra le parecchie testate USA, anche per il mensile The Atlantic. Va detto che solo dal 2008 i suoi contenuti erano stati “aperti” a tutti sul web, fatto che ha portato a discreti successi anche economici. Oggi però lo scenario generale è ben diverso, come puntualizza un’analisi di Forbes.com:

C’è bisogno di una “strategia olistica”, sostiene [il presidente] Scott Havens, indicando il New York Times come prova del fatto che il paywall può diventare opzione vincente per tutti, portando nuovi introiti per gli abbonamenti digitali senza limitare in modo singnificativo il traffico.

Ma i netizen ci staranno davvero? In attesa di capire meglio, è vero che il trend va prendendo ulteriormente piede — anche per le testate indipendenti. Lo rivela la mossa appena annunciata dal noto giornalista Andrew Sullivan: a partire dal primo febbraio, il suo blog The Dish lascerà il portale The Daily Beast, fondato nel 2008 e rilanciato a febbraio 2011 con l’incorporazione di Newsweek, che ha prodotto il suo ultimo numero cartaceo il 31 dicembre scorso. Il suo blog tornerà a essere, come in passato, del tutto indipendente. Nel motivare il cambio, lo stesso giornalista spiega fra l’altro:

Ecco il principio base: vogliamo creare un ambito dove siano soltanto i lettori a sostenere economicamente il sito. Non ci sarà nessun gruppo mediatico o venture capital a sovvenzionarci, e, fatto ancor più cruciale, niente inserzioni pubblicitarie a intralciare il progetto.

Andrew Sullivan The DishTuttavia è ovvio che un simile business model non può certo funzionare per tutte le testate online, amatoriali o professionali: Andrew Sullivan è “forse uno dei cinque nomi che vantano una enorme seguito sul Web” e quindi può permettersi di avere il solo sostegno dei lettori — considerando altresì che “va stipendiato lo staff di tre persone ben pagate, oltre a costi enormi per banda e server e spese personali non da poco (nel cuore di Manhattan)”, come segnala uno dei tanti commenti che plaudono all’iniziativa.

Nel giro di 24 ore, al pomeriggio del 3 gennaio 2013, il blog segnala di aver già raggiunto 333.000 dollari, un terzo della somma annuale prevista, con quasi 12.000 sottoscrittori paganti (incluso il sottoscritto) alla media di 28 dollari l’anno (cifra minima 19.99 dollari). Altro dettaglio interessante, i micro-pagamenti sono gestiti da TinyPass, sistema di e-commerce progettato proprio per siti sostenuti direttamente dagli utenti.

 

Diritti civili: il crocevia Monti

NEWS_87913Nell’Agenda del Professore non vengono neanche nominati. Ne approfitta il Pdl per lanciare un monito alla Chiesa e la democratica Concia per rimarcarne l’importanza*.

La campagna elettorale avanza senza risparmiare colpi e la nascita di un “polo Monti” crea palesi difficoltà sia al centrodestra sia al centrosinistra, almeno a quella parte che non ha abbandonato il proprio schieramento per seguire il Professore. In particolare sui diritti civili, nei fatti esclusi dall’Agenda Monti, tuona il Pdl per bocca del segretario Angelino Alfano e, per opposti motivi, la deputata del Pd Anna Paola Concia. Vediamo.

Angelino Alfano: «Se dovesse vincere la sinistra, inevitabilmente l’accordo Bersani-Vendola sotto il profilo dei cosiddetti diritti civili, come li chiamano loro, andrebbe in una direzione che a nostro avviso non sarebbe quella auspicata dalla Chiesa. Andrebbe verso uno zapaterismo assolutamente chiaro e già vi sono tutti i segnali in questo senso e quindi la separazione dell’area alternativa alla sinistra prodotta da Monti come risultato oggettivo produrrà, sul piano di alcuni ambiti programmatici, esattamente il risultato che la Chiesa vorrebbe scongiurare […] Quindi Monti ha poco da sdegnarsi o da detestare, il dato concreto è che se vince la sinistra porterà avanti delle cose che vanno in direzione opposta rispetto a quelle che ha voluto il Popolo della Libertà sotto il profilo dei diritti e dell’agenda bioetica». Il massaggio è evidentemente più rivolto alle gerarchie ecclesiastiche che a Mario Monti, a pochi giorni di distanza dell’ufficiale schieramento della Chiesa a favore del premier dimissionario.

Anna Paola Concia: «Voglio dire a Mario Monti che, non essendo per sua stessa ammissione esperto della materia o forse avendo cattivi consiglieri, fa molta confusione: i diritti civili non fanno parte dei cosiddetti ‘temi etici’, sono due cose ben distinte. Mi chiedo come mai un uomo che ha trascorso così tanto tempo in Europa e che si dichiara europeista, su queste questioni abbia delle posizioni lontanissime dagli altri leader europei, siano essi conservatori o progressisti. Possibile che in tutti questi anni trascorsi a Bruxelles il vento europeo di una società più giusta non abbia minimamente sfiorato il Professore? Il nostro premier si vanta del fatto che i temi di civiltà non fanno parte della sua Agenda, rivelando di avere un’idea della società prettamente economicistica, limitante per un leader politico che si candida a governare il paese. I diritti civili hanno infatti a che fare con la vita quotidiana e materiale delle persone; e hanno anche uno stretto legame con la vita economica dei cittadini e con la crescita dell’intero paese. Caro professore, se lo faccia spiegare dai suoi colleghi europei; è rimasto l’unico fra i leader in Europa ad avere queste posizioni».

*da Cronache laiche

Il sobrio mannaro

Monti mannaroLa trasformazione di Monti ci ha colti tutti di sorpresa.

Prima l’improvvisa crescita delle ambizioni, poi la trasfigurazione in leader di partito, fino al raggelante guaito rivolto a Bersani per far “silenziare” i suoi collaboratori.

Il sobrio tecnico bocconiano che odorava di dopobarba e parlava a bassa voce, si è trasformato in una inquietante creatura del potere, che dispensa unghiate moderate a tutti.
E’ bene ora stare attenti a non avvicinarglisi troppo, fidando sul ricordo del suo loden e dei modi sempre composti, perché il professore appena sente l’influsso dei palinsesti si trasforma e colpisce.
Il “sobrio mannaro” ha sete di voti e si aggira tra noi.
Massimo Marnetto, 5 gennaio 2013

Par condicio, Usigrai : Vigilanza garantisca pari rappresentanza di genere

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La richiesta all’AgCom di pubblicare ogni 3-4 giorni i dati dei “tempi di parola” di tutti i politici, le forze politiche e i movimenti, e una “indicazione chiara affinche’ sia assicurata parita’ di rappresentanza di genere nei singoli spazi informativi e all’interno di ciascuna forza politica”. E’ quanto chiede Vittorio Di Trapani segretario dell’Usigrai, alla commissione parlamentare di vigilanza Rai che oggi comincia l’esame della bozza di regolamento sulla par condicio nel servizio pubblico per la tornata elettorale del 24 e 25 febbraio prossimi. Per l’Usigrai si tratta di due indicazioni fondamentali, specie quella relativa alla richiesta all’AgCom, che se attuata e’ davvero in grado – secondo Di Trapani – di “garantire il pluralismo e la tempestivita’ per eventuali tempi di compensazione”.

3 gennaio 2013

 

“Pubblico”, cronaca di un giornalicidio

di Giovanni Rossi, 31 dicembre 2012

pubblico-prima-pagina“Pubblico giornale” sospende le pubblicazioni. Il numero del 31 dicembre 2012 è il 101 ed è l’ultimo prodotto da Pubblico Edizioni srl. Diciannove redattori, tre poligrafici, alcuni co.co.co. ed un numeroso gruppo di collaboratori a borderò perdono il lavoro. Sono i numeri finali di tre mesi di storia editoriale di un quotidiano voluto da imprenditori/non imprenditori, editato da un’azienda/non azienda. Ci paiono queste le migliori definizioni per qualificare chi oggi fugge di fronte alle difficoltà dopo aver avviato un’impresa con un capitale di partenza che appare risibile, dimostrando di non averne valutato i costi reali. In estrema sintesi: occorrerebbe ricapitalizzare, ma nessuno dei soci è disponibile. Un’impresa che è parsa puntare tutto sul nome di un collega noto, il Direttore-editore Luca Telese, come sembra dimostrare l’assoluta mancanza di un’adeguata azione promozionale a sostegno di un prodotto del tutto nuovo giunto nel mercato dell’informazione in uno dei suoi momenti di massima crisi.Chi, invece, ha affrontato questa avventura con il massimo impegno e serietà è stata la redazione che ha garantito l’uscita del giornale anche quando già l’azienda/non azienda aveva deciso la fuga e già a metà dicembre ragionava di chiusura.Nel numero di domenica 30 l’assemblea di redazione ha pubblicato un bel racconto di quanto è avvenuto, forte, chiaro. E l’ha titolato “Cronaca di un giornalicidio”. Un titolo quanto mai azzeccato. Nella sua illogicità questa storia è esemplare: ci dice come non si deve fare impresa e, soprattutto, come non si deve “giocare” con la vita di chi lavora. Nel pomeriggio di domenica i colleghi hanno poi ripercorso in una conferenza stampa la tappe della loro vicenda professionale e del loro impegno a non demordere nella speranza che l’esperienza di “Pubblico” non vada perduta.

Ora l’assemblea dei soci nominerà un liquidatore. Con lui il Sindacato dei giornalisti chiederà subito di affrontare i problemi più urgenti a cominciare dal garantire il pagamento di tutte le spettanze a cui i lavoratori – dipendenti, ma anche autonomi – hanno diritto per una prestazione già data.

La vicenda di “Pubblico giornale” porta anche ad una considerazione più generale. Siamo ormai in un campagna elettorale tra le più complesse e dai risultati più aperti degli ultimi anni (peraltro, sia detto per inciso, è proprio questo il momento meno adatto per togliere un giornale politico dalle edicole). Il Paese vive una grave crisi ed al suo interno l’industria dell’informazione è in uno stato disastroso. Se è vero che l’informazione è un parametro fondamentale per giudicare una democrazia l’Italia è proprio messa male. Oggi vanno di moda le “Agende”. Gli elettori dovranno giudicarle utilizzando svariati criteri. Ci permettiamo di suggerire anche una valutazione sulle proposte (quando e se ci sono) su come intervenire per favorire il rilancio di quella che è una vera e propria industria culturale che significa, anche, posti di lavoro, indotto, redditi per le famiglie.

* Segretario generale aggiunto della Federazione nazionale della stampa italiana. Il grassetto è di nandocan.