In ospedale assistenza spirituale per tutti

Al Sant’Anna di Ferrara rappresentanti di diverse confessioni e degli atei potranno assistere i malati non cattolici. Un diritto fondamentale spesso non garantito.

 


di Gaëlle Courtens,  5 febbraio 2013*
All’Ospedale Sant’Anna di Ferrara dal  7 febbraio faranno regolare ingresso pastori pentecostali, imam, monaci buddisti, ministri di culto sikh, pope ortodossi-romeni, ma anche rappresentanti dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar), tutti, insomma, rigorosamente non cattolici, per offrire la propria assistenza spirituale e morale ai ricoverati e ai loro famigliari. Una piccola rivoluzione all’interno dell’Azienda ospedaliero-universitaria del S. Anna di Ferrara, che muove da un fatto ormai consolidato, e cioè che la società italiana oggi è pluralista e multi religiosa. Di qui la «necessità di garantire indistintamente a tutti gli utenti la libertà di culto, di pensiero e di interfacciarsi con un rappresentante della proprio fede e delle proprie convinzioni, soprattutto in momenti difficili quali il ricovero ospedaliero, la sofferenza e il lutto», recita il Protocollo d’intesa tra l’ospedale e la dozzina di rappresentanti di comunità religiose e non religiose presenti sul territorio.

Non solo verrà istituita una “stanza del silenzio” dedicata alla libertà di culto e di pensiero come ce n’è già a Torino, Milano e Roma, ma verrà regolamentata l’assistenza spirituale al malato non cattolico, un diritto fondamentale nel nostro paese purtroppo non sempre garantito, in particolar modo a chi si riconosce in una religione non tutelata da intesa con lo Stato: è il caso, ad esempio, delle due comunità di fede oggi più consistenti in Italia dopo i cattolici, e cioè gli ortodossi romeni e i musulmani. Sì, perché la materia – non essendoci una legge nazionale sulla libertà religiosa – è regolamentata da una parte da leggi regionali, dall’altra dalla normativa sui cosiddetti “culti ammessi” del periodo fascista, emendata da qualche sentenza della Corte Costituzionale e comunque lacunosa su questo punto (così come sull’assistenza spirituale nei penitenziari). Eppure si tratta di momenti nella vita di una persona in cui spesso è più pressante la necessità di un conforto di tipo spirituale, di una parola di speranza e consolazione.

A sottoscrivere giovedì 7 febbraio il protocollo d’intesa insieme al direttore generale del S. Anna Gabriele Rinaldi, saranno rappresentanti ferraresi delle comunità di fede con Intesa (come valdesi e metodisti, battisti, ebrei, avventisti, e ora anche buddisti), e quelli senza tutela giuridica ad hoc (come musulmani, ortodossi romeni, evangelicali, sikh, pentecostali e, per la prima volta anche non credenti). Un provvedimento al passo con i tempi, se non addirittura pionieristico, che riconosce che nella società italiana, e quindi anche tra i malati, la presenza di persone non credenti o di confessioni diverse dalla cattolica è sensibilmente aumentata.

Un traguardo, seppur territorialmente limitato, di cui si dice soddisfatto il pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, organo esecutivo dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi: «Le cose stanno iniziando a cambiare grazie al cammino ecumenico fin qui percorso e grazie alla sensibilità di alcuni amministratori pubblici». Sottolineando la natura assolutamente gratuita della prestazione del servizio da parte dei contraenti del protocollo ferrarese, Bernardini tuttavia aggiunge: «Resta ovviamente la differenza col cappellano cattolico incaricato a tempo pieno e retribuito dal sistema sanitario, con tanto di cappella interna. Ma il cambiamento è iniziato».

*da Cronache laiche, il grassetto è di nandocan

 

Consiglio di Stato: non si possono fare profitti sull’acqua

il mio votoForum italiano dei movimenti per l’acqua, 1 febbraio 2013 – Nonostante il pronunciamento del Consiglio di Stato l’Authority prova di nuovo ad aggirare i referendum: ora vogliamo le dimissioni!

L’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas ha deliberato sul rimborso delle bollette consegnate agli utenti dai gestori del servizio idrico che non rispettavano referendum per l’acqua pubblica per il periodo di luglio-dicembre 2011: ancora una volta aggira e disattende il voto popolare. I parametri del rimborso, infatti, disattendono del tutto il parere di ieri del Consiglio di Stato e quello della Corte Costituzionale a suo tempo espresso. L’Autorità intende infatti seguire “i criteri già utilizzati per la definizione del c.d. Metodo Tariffario Transitorio che copre il biennio 2012-2013”, all’interno del quale, secondo l’Autorità “già si sono considerati gli effetti del referendum abrogativo”.

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Lo ripetiamo ancora una volta: abbiamo vinto, non si possono fare profitti sull’acqua. Questa volta a darci ragione è il parere del Consiglio di Stato sulla tariffa: le bollette che i gestori consegnano ai cittadini sono illegittimamente gonfiate e non rispettano la volontà referendaria espressa da 27 milioni di persone.

L’Autorità per l’Energia Elettrice ed il Gas, incaricata di formulare la nuova tariffa all’indomani del Referendum, aveva infatti chiesto un parere al Consiglio di Stato circa la remunerazione del capitale investito, ovvero il profitto garantito del 7% presente nelle bollette. Il Consiglio di Stato ha risposto confermando quanto precedentemente affermato dalla Corte Costituzionale: dal 21 luglio 2011, data di proclamazione della vittoria referendaria, la remunerazione del capitale investito doveva cessare di essere calcolata in bolletta.

Quello che i cittadini hanno pagato è illegittimo e i soggetti gestori non hanno più alibi: devono ricalibrare le bollette. Il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua lo dice da più di un anno e lo ha messo in pratica con la campagna di “obbedienza civile”, con cui decine di migliaia di persone in tutta Italia hanno ridotto le proprie bollette per contrastare la violazione democratica.

Oggi, questa sentenza rafforza la necessità di rispettare il referendum del 2011 e delegittima le scelte che hanno guidato l’AEEG nella formulazione della nuova tariffa, emessa un mese fa, in cui “la remunerazione del capitale investito” viene reintrodotta sotto mentite spoglie.Questo nuovo evento non fa che rafforzare le ragioni di chi vuole un servizio idrico ripubblicizzato e fuori dalle logiche di mercato.

La mobilitazione contro la “nuova” tariffa AEEG è già iniziata e andrà avanti fino a che non verrà ritirata nel rispetto della volontà degli italiani, nelle strade, nelle piazze e nei tribunali.Oggi con gioia ribadiamo: si scrive acqua, si legge democrazia.

Art.21: L’elenco delle candidate e dei candidati che hanno sottoscritto i 6 punti della “Dichiarazione di impegno comune”

articolo 21Articolo21 ha incontrato l’8 febbraio presso la Fnsi le candidate e i candidati alle elezioni politiche 2013 per presentare loro il documento approvato ad Acquasparta e chiedere di farlo proprio, di impegnarsi sui temi della libertà di informazione a partire dai primi cento giorni e prendere parte a un gruppo interparlamentare di Articolo21. Questo il testo che chiederemo di sottoscrivere:

Le sottoscritte candidate e candidati si impegnano a portare l’Italia in Europa anche nel settore delle telecomunicazioni e di levare dalle spalle dell’Italia quella magna nera che rappresenta una delle vergogne nazionali. Per queste ragioni ci impegniamo a porre nell’agenda del prossimo governo e parlamento:
1) La risoluzione del conflitto di interessi mediante una norma che vieti le candidature ai titolari di concessioni televisive su base locale, regionale, nazionale
2) L’introduzione di una rigorosa normativa antitrust che impedisca la concentrazione delle reti di trasmissione e la raccolta pubblicitaria
3) La modifica radicale della Legge 249 e della Legge Gaspari liberando le Autorità di garanzia e la Rai dal controllo diretto di governo e forze politiche 
4) L’eliminazione dai codici delle norme potenzialmente lesive del diritto di cronaca a cominciare dalle querele temerarie
5) La difesa della libertà della rete e della sua neutralità
6) La liberazione di ogni forma di attività espressiva (cinema, teatro, musica, spettacolo…) da qualsiasi forma di censura politica, economica, religiosa, attraverso nuove norme e con l’approvazione delle leggi sullo spettacolo, sul cinema, sull’editoria

FIRMATARI (in ordine alfabetico)

Pierluigi Bersani (Partito Democratico)
Maria Cristina Bigongiali (Rivoluzione Civile)
Rosa Calipari (Partito Democratico)
Michele Cervo (Rivoluzione Civile)
Carlo Cianetti (Rivoluzione Civile)
Paola Concia (Partito Democratico)
Maria Coscia (Partito Democratico)
Ilaria Cucchi (Rivoluzione Civile)
Cesare Damiano (Partito Democratico)
Massimo Donadi (Centro Democratico)
Stefano Fassina (Partito Democratico)
Arcangelo Ferri (Rivoluzione Civile)
Gianfranco Fini (Futuro e Libertà)
Pietro Grasso (Partito Democratico)
Fabio Granata (Futuro e Libertà)
Antonio Ingroia (Rivoluzione Civile)
Franco Latorre (Rivoluzione Civile)
Luisa Laurelli (Partito Democratico)
Saverio Lodato (Rivoluzione Civile)
Flavio Lotti (Rivoluzione Civile)
Matteo Magnisi (Rivoluzione Civile)
Michele Meta (Partito Democratico)
Corradino Mineo (Partito Democratico)
Roberto Natale (Sinistra Ecologia Libertà)
Andrea Olivero (Scelta Civica con Monti per l’Italia)
Matteo Orfini (Partito Democratico)
Paolo Pacifici (Sinistra Ecologia Libertà)
Daniele Panarese (Rivoluzione Civile)
Flavia Perina (Futuro e Libertà)
Francesca Puglisi (Partito Democratico)
Stefania Pezzopane (Partito Democratico)
Pina Picierno (Partito Democratico)
Roberto Rao (Udc)
Maurizio Torrealta (Rivoluzione Civile)
Lara Ricciatti (Sinistra Ecologia Libertà)
Gabriella Stramaccioni (Rivoluzione Civile)
Bruno Tabacci (Centro Democratico)
Nichi Vendola (Sinistra Ecologia Libertà)
Vincenzo Vita (Partito Democratico)

8 febbraio 2013

Iniziativa europea per il pluralismo dei media. Oggi 7 febbraio la conferenza stampa-lancio

Schultz signs ECI

Il 7 Febbraio alle ore 11,30 presso la Federazione Nazionale Stampa Italiana, in Corso Vittorio Emanuele II 349 Roma, si terrà la conferenza stampa per il lancio della prima iniziativa europea per il pluralismo dei media a cui parteciperà, tra gli altri, Tana de Zulueta, portavoce italiana dell’iniziativa e il Segretario generale del Sindacato dei giornalisti italiani, Franco Siddi. OggiMartin Schulz , Presidente del parlamento europeo, ha firmato l’ICE (nella foto) e resa pubblica la seguente dichiarazione di accompagnamento: “In più occasioni il Parlamento Europeo si è espresso in favore di un intervento dell’UE per tutelare l’indipendenza e il pluralismo dei media negli Stati Membri. Firmo l’Iniziativa dei Cittadini per il Pluralismo dei Media convinto che sia un dovere dell’UE garantire questo diritto, sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, a tutti i cittadini europei”

La libertà e il pluralismo dei media sono sotto attacco in Europa. L’erosione del diritto a un’informazione indipendente, libera e plurale è una minaccia al pieno esercizio della cittadinanza europea. Ma è un diritto che i cittadini possono rivendicare, firmando a sostegno dell’Iniziativa Cittadina Europea per il Pluralismo dei Media. Grazie a questo nuovo strumento di democrazia partecipativa, che permette ad almeno un milione di cittadini di presentare una proposta di legge direttamente alla Commissione europea, i cittadini potranno fare sentire la propria voce. Per la prima volta, i cittadini potranno anche firmare online – un passo importante verso la democrazia digitale.

“Fino ad oggi le istituzioni europee sono rimaste immobili di fronte alla continua violazione della libertà d’informazione in diversi paesi, a cominciare da Italia e Ungheria. Con questa iniziativa chiediamo un’Europa che sanzioni non solo i deficit di bilancio, ma anche e soprattutto i deficit di democrazia e libertà” ha dichiarato Lorenzo Marsili, portavoce europeo dell’iniziativa.

Con questa proposta i cittadini europei chiedono in particolare:
1) Una legislazione efficace per evitare la concentrazione della proprietà dei media e della pubblicità; 2) una garanzia di indipendenza degli organi di controllo rispetto al potere politico; 3) la definizione del conflitto di interessi per evitare che i magnati dei mezzi di informazione occupino alte cariche politiche; 4) sistemi di monitoraggio europei più chiari per verificare con regolarità lo stato di salute e l’indipendenza dei media negli Stati Membri.
Durante la conferenza sarà presentato il link a cui collegarsi per poter iniziare la raccolta delle firme, a cominciare dagli stessi presenti all’iniziativa del 7 febbraio.
“La nostra ambizione è quella di mobilitare i cittadini per rivendicare l’impegno delle istituzioni europee a sostegno dei diritti civili e delle libertà fondamentali, anche quando gli Stati li trascurano, come sempre più sta avvenendo,” ha spiegato Tana de Zulueta, portavoce italiana dell’iniziativa.

Per maggiori informazioni: italia@mediainitiative.eu –  www.mediainitiative.eu

Membri del comitato promotore italiano
European Alternatives/Alternative Europee, FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana), Articolo21, Libertà e Giustizia, CGIL, ARCI, MoveON Italia, CIME (Consiglio Italiano del Movimento Europeo), Libera Informazione, Caffè News, Associazione daSud, Cittadinanzattiva, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei), Società Pannunzio per la Libertà di Informazione, Movimento Difesa del Cittadino (MDC), Youth Press Italia, IRPI (Investigative Reporting Project Italy), Confronti

 

Tassa sulle Transazioni Finanziarie all’Italiana: un’occasione persa?

 

zerozerocinquedi Damiano Sabuzi – Action Aid —

Riepiloghiamo gli eventi per capire come siamo arrivati in Italia ad introdurre una Tassa sulle Transazioni Finanziarie, o più comunemente (ma impropriamente) detta Tobin Tax.
Il 28 settembre 2011 la Commissione presenta al Consiglio una proposta di direttiva riguardante “un sistema comune di tassazione delle transazioni finanziarie” (TTF o FTT). Secondo la Commissione europea, una FTT potrebbe disincentivare l’assunzione di rischi troppo elevati da parte degli operatori e, quindi, moderare il rischio sistemico.
La proposta della Commissione prevede che ciascuno Stato membro introduca una imposta sulle operazioni finanziarie pari ad almeno lo 0,1 per cento del controvalore scambiato per le operazioni finanziarie a pronti e ad almeno lo 0,01 per cento del valore nozionale per le operazioni in derivati. L’imposta si applica agli scambi in cui almeno una delle controparti (ossia il committente finale) sia stabilita in uno Stato membro e sia coinvolto un ente finanziario che ha sede nell’Unione; per quanto riguarda il prelievo la proposta europea non prevede una differenziazione delle aliquote in funzione del grado di regolamentazione del mercato in cui avviene lo scambio.
Per opposizione di alcuni membri della UE, la proposta della Commissione non ha fatto passi in avanti per l’introduzione della TTF nei 27 Stati membri dell’Unione.  Pertanto, su forte spinta e determinazione di alcuni stati europei  (Germania e Francia in primis), a giugno 2012 in occasione del Consiglio Ecofin e del vertice dei Capi di Stato e di Governo si è cominciata a fare strada la proposta di andare avanti attraverso la cooperazione rafforzata, permettendo così di introdurre la TTF solo in alcuni degli Stati dell’UE. Nella successiva riunione Ecofin del 9 ottobre 2012, ben 11 Stati membri (Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna), si dichiarano pronti a procedere alla cooperazione rafforzata in materia.
Con un’inaspettata tempestività, il 16 ottobre 2012, il Governo italiano ha inserito nel disegno di legge “Stabilità 2013” un’imposta di bollo sulle transazioni finanziarie (TTF) pari allo 0,05%. Sulla base delle analisi delle transazioni del 2011, il Governo ha infatti stimato che l’istituzione di questa imposta produrrà gettito annuo di 1.088 milioni di euro.
Soldi che potranno essere utilizzati per contrastare la povertà in Italia e nel mondo? Purtroppo il Disegno di Legge  non contiene nessun riferimento alla destinazione del gettito.
Il testo definitivo della Legge di Stabilità, modificata dallo stesso governo e approvata dal Parlamento, è ancora più deludente.  Innanzitutto, i derivati vengono esonerati dall’applicazione della TTF, salvo quelli sulle azioni, che in Italia rappresentano solo il 2,7% di tutti i derivati che non figurano nei listini di borsa. Con questa clausola, non solo vengono meno gli intenti principali del legislatore, cioè frenare la speculazione finanziaria, ma viene anche ridotta di fatto la base imponibile, sebbene una variazione nelle aliquote ha cercato di fare da contraccolpo per garantire comunque le entrate di cui il Governo ha bisogno per la copertura di bilancio.
La tassa inoltre non aiuta ad arginare il fenomeno dell’high frequency trading, ossia le operazioni più altamente speculative, ed è stata introdotta l’esenzione dei fondi pensione, lasciandoli soggetti alle attività speculative a breve termine.
Uno degli elementi invariati invece è la destinazione del gettito: non è prevista alcuna destinazione specifica per obiettivi di utilità pubblica. I proventi – probabilmente – della TTF saranno quindi semplicemente imputati come risorsa aggiuntiva a copertura di bilancio.
Per una volta avevamo sperato che l’Italia fosse capofila di un cambio di rotta e invece la normativa che regola la tassa sulle transazioni finanziarie rappresenta solo una goccia nell’oceano di quelle riforme necessarie per riportare la finanza al servizio dell’economia reale.
Da parte sua l’Europa il 22 gennaio 2012 ha autorizzato formalmente l’avvio della cooperazione rafforzata dando così il via libera all’introduzione della TTF negli undici paesi europei. Forse collaborando alla definizione della tassa europea con i nostri vicini di casa virtuosi potremo tornare sui nostri passi ed attuare una VERA Tassa sulle Transazioni Finanziarie sia a livello nazionale sia a livello europeo? Noi ci speriamo!

Il servilismo verso il potere uno dei mali peggiori del giornalismo attuale, secondo i giornalisti di lingua spagnola

 | 1 febbraio 2013*

Spagna-copPiù della metà dei giornalisti di lingua spagnola nel mondo  (50,8%) ritengono che il male principale del giornalismo attuale sia il servilismo nei confronti del potere. E’ uno dei dati emersi da una Ricerca (El Estado del periodismo iberoamericano)  realizzata da Periodistas por el Mundo interrogando professionisti di 18 paesi, secondo cui fra i mali del giornalismo spiccano comunque, al primo e al secondo posto,  la remunerazione insufficiente (78,12%) e la instabilità lavorativa (68,75%).Tanto che quasi la metà degli intervistati (48,8%) temono di perdere il posto nel corso del 2013. Un quadro che, secondo il sito Clases de periodismo è collegato alla situazione critica o ‘’molto critica’’ del settore quest’ anno e con i massicci licenziamenti di giornalisti, come è accaduto a El Paìs.

Uno degli aspetti rilevanti della Ricerca è il fatto che solo il 5% del campione afferma di ricevere una remunerazione mensile uguale o superiore ai 2.000 euro (2.700 dollari Usa), contro il 44% che racconta di guadagnare meno di 500 euro (677 dollari).

Il futuro online

Per l’ 82% del campione, i media online continueranno a crescere a danno della stampa scritta, e l’ 8% ritiene che quest’ ultima soffrirà quest’ anno perdite ancora maggiori.L’ uso delle reti sociali è considerato ‘’importante’’ o ‘’molto importante’’ per il lavoro giornalistico per il 78% degli intervistati. Le più usate sono Facebook e Twitter, seguite da  LinkedIn e YouTube. Questi strumenti sono usati maggiormente per la diffusione di contenuti (92,5%), contatti con colleghi (85%) e documentazione (52,5%).

I blog invece sono stati messi in secondo piano: solo l’ 8% dei giornalisti intervistati ammette di averne uno come strumento di sviluppo professionale o per hobby.

*da LSDI, il grassetto è di nandocan

Il cassiere Berlusconi e l’Imu

di Giuseppe Giulietti, 3 febbraio 3013*

berlusconi_conflitto“Decideranno i contribuenti se preferiranno ricevere i soldi, che hanno già pagato per l’Imu sulla prima casa, direttamente in contanti o ritirando il dovuto agli sportelli degli uffici postali, non escludo di restituire i soldi anche alle aziende agricole….”, così ha parlato Berlusconi presentando quella che ha definito la sua proposta shock. Forse agli sportelli i contribuenti troveranno direttamente Lui, il cassiere Silvio, oppure il suo delegato, ragionier Spinelli. Non contento ha aggiunto che leverà anche l’Irap, ridurrà l’Iva, e finanzierà il tutto ” con una piccola tassazione su tabacchi, giochi e liquori…”. Naturalmente si è ben guardato dall’annunciare una qualsiasi misura progressiva che sfiori  i grandi patrimoni e metta al sicuro tutti gli altri. Eppure questa strana conferenza stampa, con pochi giornalisti e molti figuranti plaudenti, non può essere archiviata a colpi di battute e ancor più con facili ironie.Forse non riuscirà a vincere la partita, ma le prossime settimane saranno segnate da questi slogan ripetuti a reti unificate affinché la bugia diventi verità. Quello che a noi non solo pare, ma oggettivamente è, solo una squallida fandonia, a molti altri italiani sembrerà una sogno assai migliore della realtà circostante.I suoi oppositori faranno bene a non limitarsi a manifestare sdegno e neppure ad esclamare : “Tanto non si può fare…”, ma dovranno mordergli  le caviglie, ricordare fatti e misfatti, non perdonargli nulla, contrapporre fatti alle fandonie. Berlusconi vuole ridurre i parlamentari?  E perché mai i suoi hanno votato contro ad ogni proposta di riduzione dei seggi e delle spese per la politica?

Berlusconi ritiene fallimentare la esperienza di Monti? E  perché mai lo ha votato e avrebbe volutoallearsi con lui, sino a qualche giorno fa? Chi aveva concordato con l’Europa il piano per la riduzione del deficit e l’aumento delle tasse? Il governo Berlusconi medesimo.

Guai , tuttavia, a cadere nella trappola del Cavaliere che vorrebbe costringere i suoi avversari nello definizione di “cupi tassatori” che vogliono impoverire i poveri ed affamare tutti gli italiani. Altrove il miliardario travestito da Savonarola farebbe ridere, ma quando si possiedono tante tv, le truffe hanno maggiori possibilità di riuscita e allora bisogna svelare l’imbroglio, spiegando come trovare i soldi per sanare le casse dello Stato, creare nuovo lavoro e ridurre davvero le imposte.

Perché non cominciare tagliando le spese militari e annullando il progetto per l’acquisto degli F35, per altro risultati persino difettosi e pericolosi? (A questo proposito non perdetevi la puntata di stasera di Presa Diretta su Rai3).

Perché non introdurre una patrimoniale, come hanno fatto i francesi, spiegando che dovrebbero pagarla solo quelli come Berlusconi e non la stragrandissima maggioranza degli italiani? Perché non annunciare che il primo consiglio dei ministri di una futura coalizione di centro sinistra trasformerà in legge le proposte avanzate da Don Ciotti e da Libera in materia di contrasto agli illeciti mafiosi e non dimenticherà di approvare la legge sul conflitto di interessi?

Perché non prevedere il sequestro dei patrimoni di chi ruba alle pubbliche amministrazioni e usa per sé le risorse pubbliche?

Ed ancora perché non annunciare l’immediata abrogazione di tutte le norme che assegnano alle forze politiche le nomine nelle banche, nelle fondazioni, negli enti culturali, negli ospedali, nelle Autorità di controllo, alla Rai… Si potrebbe proseguire, ma di questo ci sarebbe bisogno di fronte alla ennesima fiera delle illusioni che, tuttavia, sarebbe gravissimo sottovalutare. “Noi soli possiamo promettere, perché noi soli abbiamo mantenuto le promesse..” Ha concluso il suo comizio, chiamato chi sa perché conferenza stampa, il Cavaliere.

Dalla platea è partito un boato, qualcuno ha urlato “Bene, bravo..”. Lui sorridendo ha risposto ” Grazie..”, sembrava il grande Petrolini, purtroppo per noi, quest’ ultimo ha fatto ridere milioni di italiani, il Cavaliere di Arcore, invece, potrebbe farli piangere per l’ennesima volta, ma questa volta nessuno potrebbe invocare l’assoluzione, etica ancor prima che politica.

da Il Fatto Quotidiano, il grassetto è di nandocan

Nonno Benito

Mussolini Alessandradi Michele Serra, 3 febbraio 2013 – Si capisce che Alessandra Mussolini si sia imbufalita, negli studi televisivi di La7, perchè qualcuno (Andrea Scanzi del Fatto) le ha detto di non avere alcun rispetto di nonno Benito.Si è imbufalita perchè l’opinione di Scanzi che condivido e sottoscrivo è risuonata alle sue orecchie come un inatteso eccesso polemico, quando non è che la normale trasposizione colloquiale della Costituzione italiana e di tutte le convenzioni europee. Il fascismo, in Europa, è al bando. La sua apologia, in Italia, è fuori legge.

Questo non basta, ovviamente, a impedirne le varie forme di reviviscenza.Ma basta, almeno, a far capire a fascisti e nazisti che non sono bene accetti nella pur larga famiglia democratica.
Se Mussolini si risente perchè qualcuno le ricorda in pubblico che il nonno, fondatore del fascismo e principale ispiratore di Hitler, non merita rispetto, è perchè in decine, centinaia, migliaia di dibattiti, per anni, per rassegnazione o per ignavia o per cinismo, nessuno ha ritenuto importante dirglielo.
In Germania un eventuale nipote Otto Hitler andrebbe in televisione a dire che il nonno fu una brava persona? O condurrebbe una vita ritirata, intagliando orologi a cucù?
*da Informazione informazione

La rimonta di Berlusconi e l’effetto Mozart

di Emilio Carnevali (da Micromega), 31 gennaio 2013*

L’ultimo capodanno ha fatto registrare il record assoluto di ascolti televisivi negli ultimi 15 anni, con 17 milioni 936 mila spettatori nella fascia di prime time (20.30-22.30). Gli italiani, impoveriti dalla crisi, hanno scelto di rinunciare a cene e veglioni nei locali per trattenersi a casa in compagnia di Carlo Conti (la sua diretta da Courmayeur su Rai Uno ha vinto la serata con il 37.35% di share). Il direttore del Tg di La7 Enrico Mentana ha giustamente commentato che questi ascolti «raccontano la crisi più di un dato Istat».

Cambio di scena: da capodanno alle non meno pirotecniche convulsioni teatrali della campagna elettorale. Silvio Berlusconi, dato per “politicamente morto” fino a poco tempo fa, occupa militarmente ogni spazio televisivo e riesce ad imporre l’idea di una sua possibile rimonta. Non un blog, non un sito internet, non un quotidiano nazionale a larga diffusione, ma una puntata di un tradizionalissimo format televisivo come il programma di Michele Santoro assurge a “condensato simbolico” della grande riscossa (8,7 milioni di spettatori; share del 33,59% con punte del 51,48%). 
Era stato lo stesso per Mitt Romney dopo il primo dibattito con Barack Obama: la sua brillante prestazione ha galvanizzato l’elettorato repubblicano e ha reso assai più problematica la rielezione del presidente in carica. Obama ha dovuto vincere gli altri due duelli televisivi per neutralizzare gli effetti della prima sconfitta.

Berlusconi sa bene – diversamente da quello che finge di non sapere Grillo – che il 60% dei cittadini italiani ha ancora nella televisione la principale fonte di informazione. Fra gli elettori di centrodestra questa percentuale sale al 69%, ma anche fra gli elettori del Movimento 5 Stelle raggiunge la ragguardevole cifra del 44%. Solo il 25% degli elettori grillini indica internet come prima fonte di informazione politica. Sul totale dell’elettorato questa cifra si abbassa addirittura all’11% (dati di una indagine Demos pubblicati sulla Repubblica del 30 gennaio 2013). 

Del resto la televisione non è la sola cosa che sembra smentire le previsioni di una propria, definitiva, uscita di scena. Sempre Grillo ha dichiarato espressamente che i partiti politici sono finiti, che i loro leader sono degli zombi, morti che camminano. Ad oggi i sondaggi ci dicono che circa l’87% dell’elettorato è intenzionato a votare per uno degli zombi protagonisti di questa campagna elettorale in alternativa al Movimento 5 Stelle.

Chiaramente non c’è da soffermarsi troppo su dichiarazioni che sono da rubricare più nella propaganda (del tutto legittima, sia ben intenso) che nell’analisi sociologica (materia non adatta ai comizi di Grillo come a quelli di qualsiasi altro leader). È lo stesso leader del M5S a comportarsi in modo assai più sottile e sofisticato rispetto ai precetti che discenderebbero dalle sue semplificazioni (è recentissimo, ad esempio, l’annuncio di voler infrangere il tabù della partecipazione ad un programma televisivo).

Non sono certo semplificazioni superficiali, invece, molte argomentazioni di chi mette in guardia dal commettere l’errore opposto. Cioè l’errore di sopravvalutarne il ruolo e il peso del mezzo televisivo: certi numeri “fotografano” un fenomeno, si dice, non spiegano la rete complessa che lega i fattori alla base del fenomeno stesso.

C’è un storia illuminante a questo proposito: il famoso “effetto Mozart”. Nel 1993 fu pubblicato su Nature uno studio secondo il quale ascoltare Mozart per 10-15 minuti al giorno durante l’infanzia poteva incrementare il quoziente intellettivo di 8 o 9 punti. Molti genitori americani pensavano di aver trovato la formula magica per fare dei propri figli dei piccoli geni. Per un certo periodo lo stato della Georgia distribuì addirittura Cd di musica classica nelle scuole. Funzionava davvero? Naturalmente no. Ma allora i dati dell’articolo di Nature erano contraffatti? La risposta è ancora no, perché c’era davvero una correlazione empirica fra “intelligenza” e “ascolto di Mozart”. E allora qual era la spiegazione? La troviamo in quel fenomeno che in econometria si definisce “distorsione da variabile omessa”. È molto probabile, infatti, che le famiglie nelle quali si ascolta Mozart durante l’infanzia siano costituite da genitori che hanno un alto livello di istruzione e dunque forniscono molti stimoli intellettuali ai propri figli, arricchiscono il loro percorso di crescita con esperienze cognitive molto formative, li immergono in un ambiente ricco di possibilità di apprendimento e di sollecitazioni logico-linguistiche (Mozart o non Mozart). In altre parole la “variabile Mozart” incorporava altri fattori ai quali è da attribuire la causa principale del livello della variabile dipendente (il quoziente intellettivo). Esperimenti controllati casualizzati – cioè condotti esponendo all’ascolto di Mozart diversi bambini divisi in un “gruppo di trattamento” e un gruppo di controllo” – hanno dimostrato che non esiste alcun “effetto Mozart”.

Ora, cosa c’entra tutto ciò con Berlusconi e la televisione? C’entra eccome. Perché un’obiezione che implicitamente si muove al fronte degli “apocalittici” – cioè di coloro che lanciano con forza l’allarme sul potere televisivo dell’ex premier – è tutt’altro che rozza. Riproduce di fatto le critiche che furono formulate all’“effetto Morzart”: «È vero che il 69% degli elettori di Berlusconi ha come principale fonte di informazione la televisione», si sostiene. «Ma qual è la causa e qual è l’effetto? Non sarà che la causa ultima sia da rintracciare in un basso livello di istruzione, in una generale mancanza di strumenti per decodificare fenomeni complessi, in una condizione di “marginalità culturale” che causa sia il voto a Berlusconi sia la scarsa frequentazione di giornali o altre fonti di informazioni? E anche se questa non fosse l’unica direzione possibile della causalità, non c’è anche questo meccanismo all’opera nella dinamica generale delle forze?».

Per dirimere la questione ci vorrebbe un’analisi condotta con rigorosi criteri econometrici, tali appunto da eliminare il fenomeno di distorsione da variabili omesse.
Questa analisi c’è. L’ha condotta l’economista Fabio Sabatini dell’Università di Roma “La Sapienza” (l’articolo con le conclusioni dello studio è stato pubblicatosulla rivista Kyklos).

Sabatini ha utilizzato una serie di variabili di controllo che potrebbero influenzare la fiducia in Berlusconi da parte dei cittadini (quest’ultima era la variabile dipendente della quale si volevano individuare i fattori di origine): la situazione economica familiare degli intervistati; le caratteristiche demografiche (età, sesso, stato civile e area di residenza); i dati sulla vita di relazione (frequenza con cui si incontrano parenti, amici e colleghi, ecc.); la partecipazione sociale, misurata mediante l’iscrizione ad associazioni della società civile, la partecipazione a meeting di organizzazioni volontarie, ecc.; la fiducia nei confronti degli “altri” e di alcune istituzioni, quali il sistema giudiziario e le forze dell’ordine; la tolleranza nei confronti di determinate categorie di persone, quali gli immigrati extracomunitari; la professione e il livello di istruzione.

Concludeva Sabatini: «Le stime mostrano l’esistenza di una correlazione estremamente significativa e positiva tra la fiducia nella televisione e la fiducia nel presidente del Consiglio. Coloro che si fidano della tv hanno il 16,4% di probabilità in più di fidarsi di Berlusconi».
Naturalmente si tratta di maneggiare con cura questi dati, ed era lo stesso Sabatini a sottolineare i limiti di un’indagine condotta in questo modo (per esempio sarebbe utile seguire l’evoluzione dei comportamenti e delle percezioni degli intervistati nel tempo per eliminare i problemi di “endogenità” descritti nello studio). Ma si tratta comunque di risultati che dovrebbero far riflettere molto.

E se non vogliamo addentrarci nella complessità dei modelli econometrici, possiamo far ricorso alle altrettanto illuminanti considerazioni di un grande conoscitore del mezzo televisivo come Carlo Freccero. In un’intervista rilasciata recentemente a Repubblica, l’ex direttore dei palinsesti di Canale 5 e Italia 1 ha dichiarato: in televisione Berlusconi «è il migliore, in assoluto. Alterna toni di empatia con lo spettatore; diventa l’arcitaliano. E in un confronto con Monti sarebbe straordinario, Monti con i dossier a portata di mano e lui tutto show». Alla domanda «Questi confronti spostano elettori, secondo lei?», Freccero ha risposto: «No, tranne che per Grillo e per Berlusconi. Ogni elettore ha il suo elettorato: l’elettorato di Bersani non si muove in base alle performance Tv, quello di Berlusconi sì, gli si accende la speranza di rivedere Silvio al potere».

Ecco perché la presenza dilagante dell’ex premier in televisione nelle ultime settimane è funzionale ed estremamente utile al suo obiettivo primario ed irrinunciabile in questa campagna elettorale: mobilitare il proprio elettorato deluso.

Fortunatamente non viviamo in una società orwelliana e l’uccisione della realtà da parte della finzione è tutt’altro che un “delitto perfetto” così come lo concepiva il filosofo Jean Baudrillard. La crisi economica nella quale siamo immersi sarà un potente antidoto alle suggestioni degli incantatori di serpenti. 

Ma le elezioni hanno una dura semplicità dei numeri che talvolta fa giustizia delle più sofisticate analisi degli scenari: in Lombardia, regione fondamentale per il controllo del Senato nella prossima legislatura, le due principali coalizioni sono date testa a testa dai sondaggi. Siamo ancora così sicuri che non val la pena perdere tempo parlando di cose che spostano giusto l’1 o il 2% dei voti?

 

Il fascismo, Berlusconi e l’Italia che non ha mai fatto i conti con la storia

Le dichiarazioni revisioniste dell’ex premier rivelano che una parte del Paese ha sempre annullato il dramma socio-culturale che si è consumato durante il Ventennio.

 

di Claudio Tanari,  28 gennaio 2013*

In principio fu il revisionismo, preludio al negazionismo, alla David Irving e Robert Faurisson; poi la versione più presentabile di Ernst Nolte. Oggi possiamo aggiungere un’altra, invero poco originale, declinazione del vezzo di rivedere giudizi storici che sembravano ormai assodati. «Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene […] certamente il governo di allora per timore che la potenza tedesca vincesse preferì essere alleato alla Germania di Hitler piuttosto che opporvisi. Dentro questa alleanza ci fu l’imposizione della lotta e dello sterminio contro gli ebrei. L’Italia non ha le stesse responsabilità della Germania e la connivenza col nazismo all’inizio non fu completamente consapevole». Parola di Silvio Berlusconi.

Ecco, tali illuminanti esternazioni galleggerebbero tra il ridicolo e l’indecente se fossero state lanciate dopo un allegro festino a Palazzo Grazioli: ma queste lepidezze da Bar Sport sono state pronunciate – poco prima dell’irresistibile, abituale cedimento al sonno – da Mr. B in occasione della Giornata della Memoria, a Milano, nei pressi di quel binario 21 da cui partivano per la shoah vagoni blindati gonfi di ebrei.

Dichiarazioni non solo «superficiali, inopportune, sconcertanti» (Renzo Gattegna, Unione delle comunità ebraiche italiane) o «inaudite, disgustose» (Finocchiaro, Serracchiani).
Noi preferiamo prenderle come una sorta di coming out rivelatore del sentire profondo su questi temi non solo dell’autore ma di una parte probabilmente non minoritaria dell’opinione pubblica italiana.
Berlusconi non è nuovo all’esibizionismo fascistoide: ricordiamo tutti le battute sul Mussolini «che non ha mai ammazzato nessuno e mandava la gente a fare vacanza al confino» (2003) e le barzellette di repertorio sull’Olocausto. La sommaria conoscenza della Storia è per l’uomo funzionale alla capacità di utilizzarla a fini propagandistici ed elettorali, per loro natura effimeri e superficiali.

Il vero problema è che colui che è stato capo del governo di una delle più grandi democrazie occidentali dà voce alla pancia di un paese devastato dall’incultura, affetto da un’imbarazzante e ormai irrecuperabile mancanza di memoria, eticamente anestetizzato e mitridatizzato.
Berlusconi continua a esprimere con indubbia efficacia gli umori di quella fetta di italiani che si informa solo attraverso la tv, che non legge quotidiani, che non usa la Rete. Umori che non avevano spazio durante la Prima repubblica e che la discesa in campo del cavaliere ha pienamente – come si usò dire nel ’94 – definitivamente sdoganato.

Dal binario 21, dunque, insieme alle farneticazioni strumentali di un impresentabile ex premier è stato scritto un nuovo, sgangherato ma inquietante capitolo dell’autobiografia di una nazione che ha smarrito la sua storia.

* da Cronache laiche, il grassetto è di nandocan

I politici italiani? Arretrati su gay ed eutanasia

EurispesSecondo l’ultimo rapporto Eurispes, circa otto italiani su dieci auspicano una regolamentazione delle coppie di fatto e il diritto a un fine vita dignitoso.

 

da Cronache laiche, 31 gennaio 2013 – C’è una divergenza netta tra il mondo della politica e i cittadini italiani. E riguarda i cosiddetti temi eticamente sensibili, più precisamente la salvaguardia dei diritti civili. La conferma arriva dal nuovo Rapporto Eurispes secondo il quale gli italiani dimostrano di essere assai sensibili ai temi etici, evidenziando posizioni diametralmente opposte a quelle rappresentate in parlamento negli ultimi anni in maniera trasversale. Le rilevazioni dell’istituto di statistica dicono infatti che il 77,2 per cento degli italiani è d’accordo sulla necessità di una regolamentazione delle coppie di fatto, anche omosessuali. Inoltre il campione esaminato è fortemente critico con la legge 40 sulla Procreazione assistita affermando, nella misura del 79,4 per cento, che la maternità-paternità non possa essere coartata da norme restrittive e retrograde anche dal punto di vista scientifico. In sostanza, per otto italiani su dieci la legge andrebbe cambiata definitivamente. La cattiva informazione incide invece sulle posizioni rispetto la pillola abortiva, che peraltro riscuote il 63,9 per cento dei consensi contro il 58 dello scorso anno. Aumenta, poi, l’interesse nei confronti del dibattito sul testamento biologico e sta facendo breccia in maniera significativa anche l’eutanasia per i casi estremi. Lo scorso anno erano favorevoli appena la metà degli italiani (50,1 per cento), oggi sono il 64,6. Muta completamente, invece, il giudizio sul suicido assistito: dicono no il 63,8 per cento degli intervistati. Più in generale, gli italiani ribadiscono il diritto all’autodeterminazione sul fine vita, dicendosi favorevoli nel 77,3 per cento dei casi a una seria legge sul testamento biologico.

 

Libertà di stampa: l’Italia al 57° posto. Prima la Finlandia

logo di giornalismo e democraziaSempre preoccupante la condizione dell’informazione nel nostro paese sul terreno della libertà di stampa secondo il rapporto annuale di “Reporter senza frontiere”. L’Italia è ora al 57 ° posto. Le discussioni sui bavagli e sulle norme che regolano la diffamazione portano il nostro paese in basso nella classifica internazionale. Dietro anche al Botswana e al Niger.

Ci sono paesi che sono precipitati in fondo alla graduatoria, ad esempio il Mali in seguito al colpo di stato a Bamako. Altri che sono risaliti: il Malawi ha scalato 75 posizioni piazzandosi al 75° posto. E’ noto che la classif9ica di Rsf è stilata sulla base di una serie di parametri: il pluralismo, l’indipendenza dei mezzi di comunicazione, il concetti di ambiente, quello di auto-censura, il complesso delle norme giuridiche, la trasparenza e le infrastrutture vere e proprie dell’informazione. Ogni paese riceve un punteggio da 0 a 100, con zero che rappresenta una “situazione ideale”.

In Europa danno segnali di peggioramento l’Ungheria e la Grecia. La Cina è ancora, inamovibile, al 174 posto! Le fanno compagnia la Somalia, Cuba, il Vietnam, la Siria. Mentre in testa alla classifica ci sono i paesi del Nord Europa: Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia.

 

MPS: un caso di crisi finanziaria sistemica

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi – 27/01/2013

Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte]



Lo scandalo dei derivati del Monte dei Paschi di Siena è più grave di quanto lo si stia dipingendo. Però vediamo di non trasformarlo nella solita bega provinciale a metà strada tra la politica e i giochi elettorali.
Si tratta, invece, della nota questione, profonda e sistemica, della finanza globale e delle sue crisi mai affrontate.
I responsabili dello scandalo e della truffa, se la magistratura li individuerà e ne accerterà le violazioni del codice penale, meritano la galera ed il sequestro dei beni.
I controllori, che non hanno saputo controllare, a cominciare dalla Banca d’Italia, devono comunque spiegare il loro operato e trarne eventualmente le necessarie conclusioni.
A noi preme anche sottolineare e mostrare gli aspetti sistemici ed internazionali che stanno all’origine della crisi e, anche in questo caso, a monte e a valle della frode.
E’ sorprendente l’indignazione di fronte a questo scandalo. Come se ogni frode sia scollegata dalle tante altre e abbia una semplice valenza locale.
Non tutti sanno che tra gli azionisti di Mps c’è anche la banca americana JP Morgan Chase. Essa è la prima al mondo per operazioni in derivati finanziari. L’ultimo rapporto dell’Office of the Comptroller of the Currency (Occ) negli Usa indica che alla fine del terzo trimestre del 2012 essa deteneva derivati over the counter (otc) per un valore nozionale di ben 71 trilioni di dollari!
Come è noto gli otc sono contrattati nell’assoluta opacità, al di fuori dei mercati ufficiali e tenuti fuori bilancio.
Anche la frode Mps ne è la prova provata. Vi era, infatti, un contratto tenuto segreto in cassaforte e mai riportato sui libri contabili.
Questi casi esplodono quando bisogna coprire le perdite di qualcosa che ufficialmente “non esiste” o non dovrebbe esistere.
La JP Morgan quindi controlla quasi un terzo di tutti i derivati attivati dalle banche americane, che sono 227 trilioni di dollari. Detiene inoltre un nono di tutte gli otc mondiali che, secondo l’ultima stima della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, ammontano a 639 trilioni di dollari!
Con una presenza attiva della succitata banca americana, non è sorprendente che anche Mps si sia immersa nella palude dei più rischiosi derivati finanziari. Chi va con lo zoppo impara a zoppicare!
Dai risultati delle indagini finora emersi apprendiamo che Mps, per coprire le rilevanti perdite derivanti da operazioni in derivati, noti come “Alexandria”, fatte tra l’altro con la Dresdner Bank tedesca, nel luglio 2009 aveva sottoscritto un altro cosiddetto “veicolo strutturato” in derivati. Ancora più rischioso e segreto con la finanziaria giapponese Nomura.
Con tale operazione apparentemente sparivano le perdite ma Mps si impegnava a sostenere i costi  del nuovo derivato finanziario per almeno trenta anni.
Dopo il fallimento della Lehman Brothers nell’autunno del 2008, la Nomura è diventata la più aggressiva finanziaria impegnata nei più esotici e rischiosi derivati. Nel 2009, infatti, essa ha rilevato tutte le strutture europee e asiatiche della Lehman, “arruolando” anche i suoi massimi manager e circa 8.500 operatori finanziari. Non è un caso che la Nomura sia coinvolta in moltissime operazioni finanziarie internazionali ad alto rischio. Molte delle quali anche in Italia.
Un altro “veicolo” speculativo in derivati finanziari, emerso dalle indagini, è il “Santorini”, stipulato da Mps con la Deutsche Bank, la quale nell’ultimo periodo è nell’occhio del ciclone per tantissime indagini per truffa da parte delle autorità tedesche.
Un certo sconcerto suscita il “regalo” di  4 miliardi di euro fatto al pericolante Banco Santander spagnolo nell’acquisizione di Antonveneta.
Come si può notare molte di queste operazioni sono state fatte dopo l’esplosione della crisi del 2007-8. Gli attori, come da noi ripetutamente evidenziato, hanno continuato a muoversi con la stessa spregiudicatezza e irresponsabilità. Essi contavano e ancora contano su due cose: essere troppo grandi e sistemici per poter essere lasciati fallire e sulle politiche conseguenti di salvataggio bancario da parte dei governi.
E’ un gioco mortale per le economie e per i paesi coinvolti. Deve finire. Riteniamo che il caso Mps debba diventare per l’Italia e per l’Europa l’occasione per costringere anche gli Usa, il Giappone e gli altri paesi del G20 a ripulire la finanza dai titoli tossici. Altrimenti si rischiano nuove “bombe finanziarie” con ulteriori devastazioni delle economie e con la frustrazione di ogni speranza di ripresa. Anche in Italia.

Elezioni: il voto “inutile” al senato

sondaggio sky tg24di Ferdinando Longoni, 29 gennaio 2013* – La situazione al senato dopo le elezioni potrebbe essere quella indicata nel quadro qui a fianco. Anche se i seggi del centrosinistra fossero 159 o 160 la situazione non sarebbe, nella sostanza, diversa.
Diventa fondamentale convincere gli elettori della sinistra che più sinistra non si può: se non se la sentono di votare PD, per lo meno votino SEL al Senato (e questo vale in modo particolare in Lombardia).
Ogni voto a Ingroia (specie al Senato) è un voto perso. So che gli elettori della sinistra estrema rifiutano di votare per il “meno peggio” (secondo il loro punto di vista), però disperdere il voto significa aiutare il “peggiore”. E’ questo che vogliono? Possibile che ogni volta si ripresenti sempre lo stesso problema? La storia non insegna niente? Guardino cosa succede a destra: litigano, ma si ricompattano tutti attorno a Berlusconi. E poi lavorare sugli indecisi e su quelli che a votare non vogliono andare. E anche sui grillini. Difficile, ma non impossibile.
La sola maggioranza relativa al Senato, o una maggioranza “risicata” come nel 2006, renderebbe inevitabile un accordo di governo con Monti o il ricorso a nuove elezioni (un disastro!).
Un accordo parlamentare con Monti su alcune riforme (p. es., legge elettorale, conflitto di interessi) sarà comunque inevitabile, anche con una solida maggioranza. Però un accordo di governo sarebbe meglio poterlo evitare. Sarebbe una paralisi.
* Caro Ferdinando, condivido tutto, tranne forse l’ultima frase, un po’ di ottimismo ci vuole (nandocan)

Federico Orlando: l’’indifferenza degli italiani e il metodo nella follia

di Federico Orlando, 28 gennaio 2013

berlusconimusooliniC’è del metodo in quella follia del Cavaliere, che nel giorno della Memoria ricorda le “molte cose buone” fatte da Mussolini prima delle leggi razziali. E c’è la responsabilità personale di milioni di italiani, che con l’ indifferenza lo incoraggiano a perseverare. Anzi, ci si scaldano, se ne alimentano, si sentono vivi nella continuità “storica”, che l’opportunismo consiglia di tenere sotto la cenere. Forse la verità è che, fin dall’inizio della repubblica, le nostre scelte moderate e democratiche  hanno espresso consenso non per i più vicini ma per i meno lontani. Berlusconi ha sempre interpretato questa psicologia popolare, anche quando diceva che Mussolini “non ha mai ammazzato nessuno”: e ha continuato a rastrellare i voti degli eredi “socialisti” di Matteotti, degli eredi “liberali” di Gobetti. degli eredi “cattolici” di don Minzoni. Perfino qualcuno dei pochi superstiti della comunità ebraica italiana ha mostrato benevolenza per la destra, e perfino nel giorno della Memoria qualche suo esponente ha accompagnato il non invitato Berlusconi al Memoriale della Shoah. Segni di quella”banalità del male” che ci fa sordi al passato e complici del presente.Ieri i giornali hanno scatenato storici e penne brillanti a caccia di “errori” nelle opinioni del Cavaliere. Pochi hanno rilevato che, a parte il  ventennio berlusconiano, che non ha fatto nulla, nascondendosi dietro l’impotenza costituzionale del capo del governo, non è mai esistito in Italia regime che in vent’anni non abbia fatto”anche cose buone”. A De Gasperi ne bastò meno della metà (1946-1953) per farne tante da ricostruire e lanciare nel futuro il Paese distrutto dalla guerra mussoliniana.

Alla Destra Storica dei liberali bastarono 15 anni (1861-1876) per costruire un paese inesistente: abbattere barriere di sei o sette stati facendo della penisola un unico spazio economico, unificare la moneta, creare l’esercito e la marina militare, unificare l’amministrazione del regno, fare nuovi codici, rendere obbligatoria per tutti l’istruzione elementare, realizzare la “cura del ferro”  da Torino a Lecce, trasformare piste in strade nazionali più lunghe delle consolari romane, espandere Roma (anche imbruttendola) con enormi quartieri fuori le mura, mettere in vendita i beni demaniali  degli ex stati e liberare l’Italia e la Chiesa dall’ “asse ecclesiastico”, fra cui un milione di ettari, ereditati dai privilegi feudali. (Poi Mussolini nel 1929 li rimborsò, spremendo dalle tasche degli italiani un miliardo di lire di allora). Eccetera, fino alle riforme sociali e civili del ventennio giolittiano, a cominciare da quelle del lavoro.

Mussolini ha continuato in alcuni solchi già scavati, prendendosi in cambio la libertà degli italiani. Bene poco apprezzato in un paese dove, Comuni ed età comunale a parte, non  era mai stato conosciuto. Berlusconi dunque è il ventriloquo del  paese, che invece avrebbe dovuto educare. Minoranze a parte, l’Italia è rimasta così il paese del “consenso” (De Felice) e della “zona grigia” (Romano) quando, negli anni di Salò e della guerra civile, stette alla finestra ad aspettare il vincitore per un applauso opportunistico. Così, a causa anche di un estremismo di sinistra duro a morire, siamo arrivati a Casa Pound e a Forza  Nuova, non per le “cose buone” di Mussolini, ma per le peggiori, razzismo in testa.

I sette poundiani arrestati a Napoli avevano fra i loro progetti lo stupro di una studentessa ebrea; il messaggio filofascista di Grillo precede di qualche giorno le balorde parole di Berlusconi, forse irritato dalla concorrenza e anelante a tutta l’eredità elettorale della zona grigia e di quella nera. Una gara tra stercorari per appallottolare voti e seggi, mentre a Roma le sirene di Storace circuiscono perfino leader radicali ma non si fanno contagiare dal loro libertarismo perché vogliono un consiglio regionale di soli fascisti duri e puri. Bisogna che i partiti democratici, Pd in testa, lo ricordino ogni giorno; e denuncino l’indifferenza della “gente per bene”. Come ci ammoniva dal Tg2 la signora sopravvissuta ad Auschwitz: “Sui vostri monumenti alla Schoah non scrivete violenza, razzismo, dittatura e altre parole ovvie, scrivete ‘indifferenza’: perché nei giorni in cui ci rastrellarono, più che la violenza delle Ss e dei loro aguzzini fascisti, furono le finestre socchiuse del quartiere, i silenzi di chi avrebbe potuto gridare anziché origliare dalle porte, a ucciderci prima del campo di sterminio”.

La bufala del governo, l’ esca del FOIA e il copia-incolla dei media tradizionali

da LSDI  | 25 gennaio 2013

Foia-governoLa rivoluzione annunciata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con l’introduzione del Freedom of Information Act e del nuovo istituto del diritto di accesso civico è una bufala.

Il decreto approvato il 22 gennaio a sera, infatti, pur introducendo diversi aspetti lodevoli nella disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità trasparenza e diffusione della PA, non introduce alcun Foia. (Altro discorso il fatto che un testo su trasparenza e accesso sia invisibile e inaccessibile, e che a quanto parrebbe quello uscito dal CdM non sia neanche una versione definitiva. Se in Italia avessimo davvero un FOIA, “potremmo accedere ai lavori preparatori per fugare ogni dubbio”,  come evidenzia Elena Aga Rossi in un commento su Forum PA, che ha recentemente pubblicato un panel proprio sul FOIA).

di Andrea Fama

Come hanno preso i media questa falsa notizia? L’hanno copiata e incollata. Almeno le testate giornalistiche più in vista, infatti, hanno rilanciato pedissequamente il comunicato della PdC, con buona pace per l’approfondimento critico, il fact-checking o eventuali rettifiche. Repubblica.it ha addirittura esaltato nel titolo l’adozione di un “Freedom Act”, con buona pace anche per la dizione. Sostanzialmente, l’autorevolezza di queste testate ha certificato la distorsione della realtà messa in atto dalla PdC (vagliela a spiegare adesso alla casalinga di Voghera la differenza tecnica e sostanziale tra il “Freedom Act” di Monti e il “Freedom of Information Act” in vigore in una novantina di Paesi del mondo).

Chi ha prodotto, quindi, la vera informazione?

La Iniziativa per l’adozione di un Freedom of Information Act in Italia ha subito lanciato l’allarme (ripreso da Lsdi) smontando le dichiarazioni entusiastiche su un Foia tricolore. Lo stesso ha fatto Guido Scorza, già professore avvocato e blogger, oggi firma del Fatto Quotidiano. O ancora, Guido Romeo, giornalista di Wired, che però approfondisce la vicenda dal sito della associazione Diritto di Sapere.

Insomma, sembra essere “l’attivismo”, e non certo la stampa generalista, la maggiore fonte di informazioni accurate e ragionate, pur su un tema così rilevante per il giornalismo come l’accesso alle informazioni della Pubblica Amministrazione.

Una tendenza, questa, già in atto in diversi ambiti della professione, come il fotogiornalismo, oggi sempre più appannaggio di ONG e fondazioni piuttosto che del National Geographic. Una tendenza, ma anche un’attitudine, che fa riflettere sul presente e sul futuro della professione, al di là di questioni come il tesserino e la formazione continua.

 

Berlusconi e il fascismo: ma che male hanno fatto gli italiani per avere un politico come questo?

SE QUESTO di Valter Vecellio, 27 gennaio 2013 – “…E’ difficile adesso mettersi nei panni di chi decise allora. Certamente il governo di allora per il timore che la potenza tedesca si concretizzasse in una vittoria generale, preferì essere alleato alla Germania di Hitler piuttosto che contrapporvisi. E dentro questa alleanza ci fu l’imposizione della lotta, dello sterminio contro gli ebrei. Quindi il fatto delle leggi razziali è la peggiore colpa del leader, di Mussolini che per tanti altri versi aveva fatto bene…” (Silvio Berlusconi, 27 gennaio 2013)

Sconcerta, e inquieta, la “lettura” di Silvio Berlusconi di quel che è stato e fu il regime fascista.
Sconcerta per il giorno e il luogo scelto per dire questa sua scempiaggine, alla stazione di Milano, il giorno dedicato alla “Memoria”.
Sconcerta, e inquieta, perché rivela una “cultura” formatasi evidentemente sulle pagine dei “Diari” farlocchi che deve avergli procurato Marcello Dell’Utri, la stessa “cultura” che gli fece dire che sarebbe andato a recar visita e stringer la mano a “papà Cervi”, ignorando che era morto da tempo.
Sconcerta, e inquieta, perché Berlusconi, nella spasmodica ricerca di consenso, ha adottato una strategia secondo la quale ogni giorno deve andare in “prima pagina” per una corbelleria ogni volta più grande della precedente. Il suo linguaggio, le sue promesse, il suo programma è sempre più preso dai dieci punti di Cetto Laqualunque.
Sconcerta, e inquieta, perché il suo volgare e meschino ammiccamento alle formazioni di estrema destra viene un paio di giorni dopo quello che è emerso dall’inchiesta napoletana sul mondo “sommerso” dell’estrema destra: una ragazza colpevole di essere ebrea che doveva essere punita stuprandola; un orafo, colpevole di portare la kippà a cui si doveva incendiare il negozio…
E viene da chiedersi, senza ironia, e molto seriamente: ma che male ha fatto questo paese, che cosa devono scontare mai gli italiani, per avere un politico come Silvio Berlusconi e chi, in queste ore, lo difende?
Confutare tesi criminalmente stupide e odiosamente ripugnanti come quelle di Berlusconi, significa di fatto in qualche modo legittimarle. Allora, come predicava Marshall McLuhan per il terrorismo, “staccare la spina”? Il silenzio, forse, è la cosa che meglio si addice a Berlusconi e alle sue oltraggiose stupidaggini. Ma al tempo stesso occorre garantire che non si smarrisca la memoria, è necessario tenere vivo il ricordo e la verità di quello che fu, in una parola contrastare la menzogna. Senza stancarsi di farlo, e senza timore di apparire rituali e retorici.

*da Articolo 21, il grassetto è di nandocan.

Conflitto d’interessi e legge Gasparri: “due riforme fondamentali anche per la Lista Monti”. Intervista a Andrea Olivero

di Gianni Rossi, 25 gennaio 2013*

andreaolivero1L’anomalia italiana nel campo dei media è uno degli argomenti purtroppo fuori dal dibattito politico, ma l’assenza di leggi liberali, europee e severe sta creando ancora una volta uno stravolgimento della campagna elettorale. Si tende a tenere sotto la cenere temi, come quelli delle libertà d’informazione, tutela e sviluppo del servizio pubblico, regole antitrust, ritenuti a torto meno prioritari rispetto alla crisi economica e finanziaria. Ne abbiamo parlato con Andrea Olivero, 42 anni, di Cuneo, per 7 anni presidente delle Acli e oggi capolista al Senato nel Piemonte per la Lista Monti.Olivero, una volta eletto al Parlamento, come pensa di affrontare il tema del conflitto di interessi insieme a quello di una seria legislazione antitrust che comprenda anche l’abolizione della legge Gasparri?
“E’ uno dei temi che la nostra lista ha posto tra quelli chiave. Anche nell’Agenda Monti c’è un capitolo a questo dedicato, perché crediamo sia una degli elementi dell’anomalia italiana. E’ una delle cause della grave crisi della politica. Mi impegnerò affinché dall’Agenda queste cose diventino una concreta azione politica, qualunque sia il nostro ruolo nella prossima legislatura”.

Certo, sembrano temi lontani dall’attuale crisi economica e sociale, eppure non pensa che siano alla base di un ordinato sviluppo della democrazia?
”Esattamente! Una corretta informazione è alla base di qualunque modalità altrettanto corretta di gestione della società. Né in ambito politico né in ambito sociale si può pensare di avere sviluppo, senza una forte trasparenza e una garanzia di legittimità in questi ambiti”.

Come avrà notato, proprio grazie all’attuale legge su conflitto di interesse e alla Gasparri, in realtà Berlusconi riesce comunque a invadere gli schermi, modificando a suo favore anche i sondaggi che prima lo davano ampiamente sconfitto.
“Credo che l’abbiamo visto negli ultimi 20 come il possesso dei media offra una straordinaria possibilità di manipolazione degli stessi e, quindi, si traduce anche in una manipolazione di quelli che sono i pensieri dell’opinione pubblica. Questo condizionamento rende estremamente difficile il confronto democratico e, l’abbiamo visto in tante occasioni, impedisce la trasformazione del paese.
Abbiamo ridotto l’Italia ad un talkshow che si ripete sempre uguale da 20 anni! Persino l’opposizione talvolta sembra accettare le regole di questo spettacolo”.

Pensa che la Gasparri andrebbe abolita e che la RAI andrebbe rafforzata e svincolata dal controllo dei partiti, come chiediamo ai candidati dei diversi partiti con l’Appello di Articolo 21, che presenteremo l’8 Febbraio?
“Penso che bisogna modificarla radicalmente, se non abolirla. I punti cardine sono certamente il mantenimento del Servizio pubblico, ma al contempo la trasformazione della Rai in soggetto autonomo in grado di valorizzare le professionalità e liberarsi dal laccio della partitocrazia che ha via, via limitato le sue possibilità, le sue capacità. Ci accorgiamo che la Rai per molti versi è un “Gigante legato”, che ha grande potenzialità inespresse, perché bloccato proprio dai lacci di una partitocrazia, odiosa ancor di più in quanto oggi i partiti non hanno più riconoscimento popolare. In fondo, con la vecchia partitocrazia erano pur sempre rappresentate delle idee. Oggi, invece, ci sono solo delle oligarchie”.

*da Articolo 21, il grassetto è di nandocan

Donne soldato in prima linea

donne soldatodi Massimo Gramellini*, 25 gennaio 2013 – Chiedo scusa se non esulto alla notizia che l’esercito americano consentirà alle donne soldato di combattere in prima linea. La parità nell’uccidere non mi sembra una grande parità. La parità nel drogarsi per superare la paura di dare e ricevere morte. La parità nel parlare come il caporale di Full Metal Jacket. Non era questo il percorso che noi femministi sognavamo. Noi sognavamo un mondo meno aggressivo, dove fossero le donne a contaminare il modello degli uomini e non viceversa.

Intendiamoci. Per ora il maschio violento e possessivo conserva il monopolio dei delitti familiari e sessuali. Ma intanto al cinema le Angeline e le Charlize hanno cominciato a menare come ossesse. Ve la immaginate Katharine Hepburn prendere Spencer Tracy a calci nella giugulare? Negli uffici molte donne assurte a ruoli di responsabilità hanno rinserrato il cuore dentro una fodera di cinismo e alzato la mascella fino al soffitto. Non alternative ai manager maschi, ma cloni in tailleur.

Quanto al futuro, la cronaca è invasa da storie di ragazzine che si uniscono in gang per picchiare il prossimo: ieri, in una scuola media del Pisano, il padre esterrefatto di un alunno ha sottratto una dodicenne al pestaggio in stile Arancia Meccanica cui la stavano sottoponendo tre coetanee. Finora, quando incrociavo qualche banda di bulli in una strada buia e poco popolata, la presenza nel gruppo di una ragazza aveva il potere di tranquillizzarmi. Adesso anche, ma nel senso che le andrò incontro per ingaggiarla come guardia del corpo!

*da Informazione informazione

Maxi operazione contro le infiltrazioni criminali nel gioco d’azzardo

Nell’inchiesta anche le intercettazioni in cui i boss minacciano il giornalista Giovanni Tizian

mafia slot machineda Libera Informazione, 23 gennaio 2013 – Le mani dei clan sul gioco on line e le videoslot. In corso da questa mattina l’operazione della Guardia di Finanza che in Emilia Romagna sta eseguendo 29 ordinanze di custodia cautelare ed oltre 150 perquisizioni nei confronti di un’organizzazione che – secondo l’inchiesta –  gestiva in tutta Italia i settori del gioco on line e delle videoslot manomesse. A capo dell’organizzazione un boss della ‘ndrangheta con base a Ravenna. I finanzieri hanno anche sequestrato beni per oltre 90 milioni di euro. Nelle intercettazioni contenute nell’inchiesta anche le telefonate fra i boss in cui si parla del giornalista, Giovanni Tizian, all’epoca cronista de “La Gazzetta di Modena” oggi firma delle inchieste del Gruppo L’Espresso. ” “Spariamo in bocca a Tizian” –  avrebbe detto il boss della ‘ndrangheta Nicola Fermia, detto “Rocco” (oggi fra gli arrestati) lamentandosi degli articoli di cronaca del giornalista che già da tempo denunciava, nero su bianco, le infiltrazioni criminali nella regione e nel settore che oggi è oggetto del provvedimento giudiziario, il gioco d’azzardo.

L’organizzazione, secondo quanto accertato dai finanzieri, aveva la base operativa in Emilia e ramificazioni non solo in Italia (Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna) ma anche in Romania e in Gran Bretagna. A capo dell’organizzazione un pregiudicato, che viveva nella regione, con obbligo di firma, per altri reati precedenti, compreso il narcotraffico.  Circa 800 i finanzieri di diversi comandi italiani impiegati – scrive l’Ansa – nell’operazione.  L’indagine, iniziata nel 2010, ha preso l’avvio da un episodio di sequestro di persona condotto da alcuni componenti del gruppo criminale.

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23 gennaio 2013