La Rai che vogliamo, 3: l’informazione in un nuovo modello organizzativo

RAI SaxaCome dovrà essere la RAI che vogliamo? Articolo 21, associazione che riunisce giornalisti e altri operatori del mondo della comunicazione, ha dedicato a questo tema la sua quarta assemblea nazionale, che si è svolta ad Acquasparta, in Umbria, dal 9 all’11 novembre del 2012. Tre giorni di dibattito per esaminare la realtà attuale e le prospettive future della grande azienda di servizio pubblico radiotelevisivo in tutti i loro aspetti: politici,culturali, sociali e organizzativi.
PRIMA PARTE (18 minuti circa): aspetti politico-istituzionali del servizio pubblico (conflitto di interessi, governance e finanziamento). Intervengono nell’ordine: Don Luigi Ciotti, Roberto Zaccaria, Enzo Carra, Giorgio Balzoni, Lelio Grassucci, Gianni Rossi, Nino Rizzo Nervo, Roberto Bertoni, Tiziana Ferrario, Andrea Camporese, Giuseppe Giulietti, Tana De Zulueta.
SECONDA PARTE (18 minuti circa), dedicata al prodotto editoriale, ospita gli interventi di Monica Guerritore, Filippo Vendemmiati, Elisabetta Tobagi, Nino Rizzo Nervo, Paolo Gentiloni, Barbara Scaramucci, Antonello Falomi, Roberto Natale, Marino Sinibaldi.
TERZA PARTE(10 minuti circa): si parla del peso delle ideologie nell’attuale modello organizzativo, del ruolo dell’informazione nella RAI del futuro, con particolare riferimento al giornalismo di inchiesta e al recupero dei temi oscurati. Intervengono Renato Parascandolo, Santo Della Volpe, Roberto Amen, Ezio Cerasi, Alessandra Mancuso, Luisa Betti, Nella Condorelli, Arianna Voto, Carlo Verna.
Queste che ho forse impropriamente definito video-sintesi sono piuttosto antologie di citazioni, scelte e montate molto liberamente con tecnica giornalistica per offrire il succo di quanto è stato detto a chi non ha tempo o voglia di dedicarsi ad una lunga registrazione integrale, comunque disponibile sul sito di Articolo 21.

La RAI che vogliamo, 2 – qualità e prospettive del servizio pubblico

RAIfeat 2Come dovrà essere la RAI che vogliamo? Articolo 21, associazione che riunisce giornalisti e altri operatori del mondo della comunicazione, ha dedicato a questo tema la sua quarta assemblea nazionale, che si è svolta ad Acquasparta, in Umbria, dal 9 all’11 novembre del 2012. Tre giorni di dibattito per esaminare la realtà attuale e le prospettive future della grande azienda di servizio pubblico radiotelevisivo in tutti i loro aspetti: politici,culturali, sociali e organizzativi.
PRIMA PARTE (18 minuti circa): aspetti politico-istituzionali del servizio pubblico (conflitto di interessi, governance e finanziamento). Intervengono nell’ordine: Don Luigi Ciotti, Roberto Zaccaria, Enzo Carra, Giorgio Balzoni, Lelio Grassucci, Gianni Rossi, Nino Rizzo Nervo, Roberto Bertoni, Tiziana Ferrario, Andrea Camporese, Giuseppe Giulietti, Tana De Zulueta.
SECONDA PARTE (18 minuti circa), dedicata al prodotto editoriale, ospita gli interventi di Monica Guerritore, Filippo Vendemmiati, Elisabetta Tobagi, Nino Rizzo Nervo, Paolo Gentiloni, Barbara Scaramucci, Antonello Falomi, Roberto Natale, Marino Sinibaldi.
TERZA PARTE(10 minuti circa): si parla del peso delle ideologie nell’attuale modello organizzativo, del ruolo dell’informazione nella RAI del futuro, con particolare riferimento al giornalismo di inchiesta e al recupero dei temi oscurati. Intervengono Renato Parascandolo, Santo Della Volpe, Roberto Amen, Ezio Cerasi, Alessandra Mancuso, Luisa Betti, Nella Condorelli, Arianna Voto, Carlo Verna.
Queste che ho forse impropriamente definito video-sintesi sono piuttosto antologie di citazioni, scelte e montate molto liberamente con tecnica giornalistica per offrire il succo di quanto è stato detto a chi non ha tempo o voglia di dedicarsi ad una lunga registrazione integrale, comunque disponibile sul sito di Articolo 21.

 

La RAI che vogliamo – 1: aspetti politico-istituzionali del servizio pubblico

raibenecomunefeatCome dovrà essere la RAI che vogliamo? Articolo 21, associazione che riunisce giornalisti e altri operatori del mondo della comunicazione, ha dedicato a questo tema la sua quarta assemblea nazionale, che si è svolta ad Acquasparta, in Umbria, dal 9 all’11 novembre del 2012. Tre giorni di dibattito per esaminare la realtà attuale e le prospettive future della grande azienda di servizio pubblico radiotelevisivo in tutti i loro aspetti: politici,culturali, sociali e organizzativi.
PRIMA PARTE (18 minuti circa): aspetti politico-istituzionali del servizio pubblico (conflitto di interessi, governance e finanziamento). Intervengono nell’ordine: Don Luigi Ciotti, Roberto Zaccaria, Enzo Carra, Giorgio Balzoni, Lelio Grassucci, Gianni Rossi, Nino Rizzo Nervo, Roberto Bertoni, Tiziana Ferrario, Andrea Camporese, Giuseppe Giulietti, Tana De Zulueta.
SECONDA PARTE (18 minuti circa), dedicata al prodotto editoriale, ospita gli interventi di Monica Guerritore, Filippo Vendemmiati, Elisabetta Tobagi, Nino Rizzo Nervo, Paolo Gentiloni, Barbara Scaramucci, Antonello Falomi, Roberto Natale, Marino Sinibaldi.
TERZA PARTE(10 minuti circa): si parla del peso delle ideologie nell’attuale modello organizzativo, del ruolo dell’informazione nella RAI del futuro, con particolare riferimento al giornalismo di inchiesta e al recupero dei temi oscurati. Intervengono Renato Parascandolo, Santo Della Volpe, Roberto Amen, Ezio Cerasi, Alessandra Mancuso, Luisa Betti, Nella Condorelli, Arianna Voto, Carlo Verna.
Queste che ho forse impropriamente definito video-sintesi sono piuttosto antologie di citazioni, scelte e montate molto liberamente con tecnica giornalistica per offrire il succo di quanto è stato detto a chi non ha tempo o voglia di dedicarsi ad una lunga registrazione integrale, comunque disponibile sul sito di Articolo 21.

 

 

La sfida di Grillo all’informazione e il diritto dei cittadini di sapere

di Roberto Natale, 8 marzo 2013*

grillo3“Sconvolgente, morboso, malato, mostruoso” non è l’assalto dei giornalisti ai neoparlamentari del MoVimento 5 Stelle. Quell’affollarsi di telecamere e microfoni è il prezzo, il felice prezzo, che paga ogni fenomeno nuovo e di successo che esce dall’anonimato e diventa oggetto di attenzione pubblica. Morboso, malato, mostruoso è piuttosto l’atteggiamento del loro leader: feroce avversario di Berlusconi, ma suo fedele e talentuoso emulo nel rapporto coi media. Nel ’94, nell’era analogica, ci fu la videocassetta della cosiddetta “discesa in campo”. Oggi che siamo digitali c’è il post. Ma uguale è la pretesa di una comunicazione unidirezionale, in cui le domande dei giornalisti sono un fastidioso inciampo da togliere di mezzo: con gli editti, con gli insulti, con le minacce. Noi non abbiamo cambiato idea: ai personaggi che abbiano ruolo pubblico compete il dovere di rispondere. E pazienza se la prova-telecamera talvolta provoca crepe nella fiducia dell’opinione pubblica. Tutta Italia rideva quando le Iene ricevevano risposte imbarazzanti ai test di storia fatti sulla piazza di Montecitorio. Antonio Di Pietro ha pagato un prezzo alto ad un’inchiesta televisiva di Report sulle sue proprietà immobiliari. Perché ora bisognerebbe riservare un trattamento di favore ai nuovi arrivati? L’opinione pubblica ha il diritto di conoscere le opinioni dei neoparlamentari sul fascismo o sui microchip inseriti negli Usa sotto la pelle degli individui. E se Grillo cerca i “mandanti” di queste operazioni, può aiutarlo un memorabile Altan di annata: “a volte mi chiedo chi sia il mandante di tutte le cazzate che faccio”.
Il problema delle proprietà dell’informazione esiste di certo, ma nello schema di Grillo non è solo il giornalismo “asservito” a fare problema: è il giornalismo in quanto tale a dar fastidio, perché le domande non sono previste nel rapporto diretto tra il leader carismatico e il suo popolo.
Con tutte le sue contraddizioni, zone d’ombra, incertezze, la gran parte del giornalismo italiano ha però dimostrato in questi vent’anni che il bavaglio non se lo vuole far mettere. L’allenamento intenso fatto con Berlusconi può tornare utile oggi, se Grillo intende continuare in questa sfida all’informazione, cioè al diritto dei cittadini di sapere: di sapere anche come a pensino gli altri 161 parlamentari oltre i due capigruppo autorizzati dal capo all’uso della parola.
Quanto poi alla proposta di vendere due reti Rai, sarebbe interessante sapere da Grillo (magari glielo facciamo chiedere da un giornale straniero) se abbia seguìto la recente vendita de La7, e abbia letto delle preoccupazioni diffuse per il possibile ampliarsi della già esorbitante influenza berlusconiana. Vogliamo incrementarla ulteriormente? Il discorso sulle dimensioni della Rai sta all’interno di una profonda revisione del sistema dei media: conflitto di interesse, tetti alla concentrazione pubblicitaria, misure per la salvaguardia dell’emittenza locale (che sta precipitando in una crisi mortale: al MoVimento 5 Stelle interessa, o basta la rete?). E si potrebbe scoprire persino che ciò di cui ha bisogno il Paese non è la privatizzazione della Rai, di fatto per tanti versi già privatizzata da partiti e gruppi di potere; ma una Rai “ripubblicizzata” , aperta ai cittadini nei suoi palinsesti e nelle sue stesse forme di governo.* da Articolo 21, il grassetto è di nandocan

8 marzo: Rai, occasione persa

di Vittorio Di Trapani*

raicavallo4Una occasione persa. Un’altra occasione persa. Per l’8 marzo la Rai non ha organizzato una prima serata di informazione per parlare dell’infamia del femminicidio. Se la Rai vuole recuperare il proprio ruolo di Servizio pubblico deve avere il coraggio di tornare a raccontare la realtà. Se ne è parlato nel corso dell’incontro “Donne e informazione: ricominciamo dai giovani”, organizzato dalla Commissione Pari opportunità dell’Usigrai in contemporanea al Liceo Tasso di Roma e al Meli di Palermo, e che domani farà tappa all’Università Cattolica di Milano. Serve un cambio di passo. Urgente.
Sull’informazione e sull’approfondimento, la Rai si era impegnata ad assicurare una inversione di tendenza.
Ancora brucia il vuoto che si è creato il giovedì sera dopo la chiusura di Anno Zero. Oggi invece parte un nuovo talent show musicale, con un atto di autolesionismo: la scelta come partner ufficiale di una radio privata concorrente.
L’Usigrai non lascerà che la Rai venga stritolata tra il conservatorismo e il qualunquismo.
Altro che vendita e privatizzazione: il Servizio pubblico ha bisogno di idee, progetti e investimenti.
Noi faremo la nostra parte con il “coraggio del cambiamento”.* Segretario nazionale Usigrai

Rai: presidente Tarantola scrive ad Art.21: “creeremo spazi ad hoc su crisi dimenticate”

annamariatarantola

22 febbraio 2013 – Il presidente della Rai Anna Maria Tarantola ha inviato al direttore di Articolo21 la seguente lettera: “Gentile Direttore, ho letto il Vostro appello che invita la Rai a dare più spazio ai diritti umani e alle crisi dimenticate anche attraverso la creazione di spazi ad hoc per le tematiche trascurate dagli spazi informativi. In proposito La informo che ho interessato le strutture competenti dell’azienda”.

“Prendiamo atto con soddisfazione – commentano Stefano Corradino eGiuseppe Giulietti, direttore e portavoce di Articolo21 – della puntuale risposta della presidente della Rai Anna Maria Tarantola e ci auguriamo davvero che il grande tema dei diritti umani e delle crisi dimenticate possa diventare uno dei temi qualificanti del servizio pubblico* fino ad arrivare, nel tempo, alla costituzione di un vero e proprio osservatorio permanente capace di illuminare i mondi oscurati”.

* Me lo auguro anch’io, nella speranza che la formula contenuta nella lettera (ho interessato, anziché invitato o sollecitato) non venga interpretata dai destinatari come un semplice passaggio di carte (nandocan)

Massimo Mucchetti. Come uscire dalla crisi epocale dei media.

di Gianni Rossi, 16 febbraio 2013 (da articolo 21)

mucchettiGrande firma del giornalismo economico, Massimo Mucchetti, già vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, si presenta come candidato al Senato per il PD.  Fine conoscitore degli ambienti imprenditoriali, indagatore dei segreti finanziari più inconfessabili della cosiddetta “razza padrona”, Mucchetti negli anni ha subito, a causa delle sue inchieste “scomode”, anche intercettazioni illegali ed intromissioni sui suoi computer.  Il suo gruppo editoriale ha clamorosamente annunciato uno stato di crisi, dovuta alla forte diminuzione delle risorse pubblicitarie e alla difficile transizione verso la crossmedialità digitale. In ballo ci sarebbe anche la riduzione di 800 posti di lavoro, tra esuberi e prepensionamenti. A questa manovra rigorista e ottusa le organizzazioni sindacali hanno già scelto di rispondere unitariamente, programmando anche 10 giorni di sciopero e avanzando proposte alternative. Ecco, quindi, la lucida analisi di Mucchetti sulla situazione più generale di tutto il settore.D. Qual è la tua analisi di questa crisi della stampa? Deriva solo dalla mancanza di risorse o anche da legislazioni che non facilitano la libera concorrenza?R. “Oggi l’emergenza è data dalla recessione che inaridisce la fonte dei ricavi pubblicitari, per la stampa, per la televisione, per la radio. L’unico soggetto in forte crescita è Google. La sua offerta pubblicitaria, con il programma AdWords, risulta ottima per gli utenti e assai redditizia per il motore di ricerca. Ormai Google è di gran lunga la terza concessionaria di pubblicità italiana. Ma ha due caratteristiche singolari: non è sottoposta ad alcuna regola per la tutela della concorrenza; non paga le imposte in Italia. La recessione colpisce, inoltre, le vendite dei giornali e frena gli abbonamenti anche alla Pay-tv. Se si esclude SKY Italia, che fa parte di un Network internazionale, e la sullodata Google, l’intera industria della comunicazione in Italia ha l’acqua alla gola. Paradossalmente, nel prossimo futuro, l’azienda che potrà vantare la migliore affidabilità sul fronte dei ricavi sarà la RAI, grazie al canone, il cui gettito potrebbe essere aumentato attraverso il recupero della forte evasione. Le altre emittenti, da Mediaset a LA7, sono ormai entrate in una grave crisi: Per non parlare delle TV locali che oggi ancora in qualche modo reggono, grazie a sussidi di stato. La legislazione della concorrenza nei settori dei media va dunque ripensata, alla luce delle politiche industriali, indispensabile per assicurare la concorrenza medesima, il pluralismo delle culture, e la sopravvivenza e lo sviluppo delle aziende nel nuovo contesto di un’economia a un tempo travolta dalla recessione e sfidata dalla rivoluzione tecnologica. Non ha senso riproporre gli schemi dei primi anni Novanta. Oggi abbiamo dei nuovi monopoli nella Rete, gli OTT, gli Over The Top.”

D. La Rete è in forte espansione, ma non ancora ci sono proventi pubblicitari adeguati. I grandi gruppi editoriali sembrano non riuscire a sfondare in questo nuovo business. Non pensi che Google rischia di diventare un monopolista nella raccolta pubblicitaria?

R. ”I grandi e piccoli gruppi editoriali e televisivi faticano a fare fatturato pubblicitario sulla Rete e ancor più arrancano nel proporre contenuti a pagamento. Non è una debolezza italiana, è una difficoltà che colpisce gli editori della carta stampa e della radiotelevisione di tutto il mondo. Google è un luogo dove l’offerta dell’inserzione pubblicitaria si fa utilizzando contenuti di tutti i generi, prodotti da terzi, grazie al motore di ricerca, che, avendo raggiunto una percentuale di utilizzo enorme, grazie alla sua efficienza consegna alla multinazionale di Mountain View una posizione di fortissimo monopolio. Molto più forte, per dire, di quello esercitato da Mediaset nella raccolta televisiva. La strada scelta in Francia dal governo, che ha stretto un accordo con Google per la creazione di un fondo di 60 milioni di euro a favore dei new media, è soltanto l’inizio. Basta fare due conti. Il fatturato di Google in Italia si avvicina ai 700/800 milioni di euro: non possiamo essere più precisi, perché la contabilità viene fatta a Dublino. In Francia si stima superi il miliardo di euro, data la maggiore digitalizzazione del paese. Ma Google non paga le imposte nemmeno in Francia, ovviamente, e utilizza i diritti d’autore altrui senza remunerarli. L’accordo francese comporta un onere del 6% e forse meno sul fatturato: troppo poco per remunerare equamente i diritti d’autore utilizzati e al tempo stesso l’erario.”

D. Tu prevedi grandi sommovimenti di proprietà nel mondo dei media dopo queste elezioni?

R. “Intanto, Telecom Italia Media vuole vendere LA7. Ma una crisi radicale come quella in atto non potrà non avere riflessi sugli assetti proprietari anche di altre imprese editoriali e televisive. Non dimentichiamo che il Patto di sindacato di RCS/Mediagroup si avvicina alla scadenza e che anche Mediaset naviga in cattive acque. In questo contesto economico e tecnologico, la legge Gasparri, che nella sostanza non tiene conto degli Over The Top, Google in testa, appare ormai superata. Sarebbe quindi intelligente che le imprese del settore decidessero i tempi, i modi e le finalità delle proprie ristrutturazioni nel nuovo contesto normativo che aggiornerà il quadro, fin qui disegnato dalle legge sull’editoria e dalla Gasparri medesima”.

D. Anche Bersani ha invitato Telecom a non precipitare le decisioni sul LA7, prima delle elezioni. E Berlusconi ha reagito sostenendo che il leader del PD pressa la Telecom a prendere tempo, affinchè l’eventuale governo di centrosinistra possa colpire Mediaset e con ciò valorizzare l’emittente di Telecom Italia….

R. “Bersani ha fatto un discorso di puro buon senso. Io stesso con un intervento sul Messaggero avevo invitato il CDA di Telecom Italia a rinviare qualsiasi deliberazione sul futuro di Telecom Italia Media  a quando si fosse chiarito il nuovo contesto normativo per i settori delle TLC e delle comunicazioni in Italia. Quanto a Berlusconi, si può osservare come anche in questa circostanza il suo punto di riferimento non sia l’interesse del settore dei media a crescere nel nuovo contesto tecnologico, nonostante la recessione; ma la difesa di Mediaset all’interno di uno status quo che, come dimostrano gli stessi bilanci del Biscione, non è più in grado di assicurare l’antica prosperità della TV commerciale italiana. Fosse vero, e non lo è, che il governo di centrosinistra favorirebbe LA7, non si capirebbe perchéla Telecomdebba anticipare la vendita, come le suggerisce oggi Berlusconi.”.

 

Elezioni: Di Trapani (Usigrai), “Verro parla da consigliere Rai o da candidato Pdl come Minzolini?”

minzolini

“Antonio Verro parla come consigliere di amministrazione della Rai o come candidato alle politiche dello stesso partito di Augusto Minzolini?”. A domandarlo e’ il segretario dell’Usigrai, Vittorio di Trapani, che commenta cosi’ le dichiarazioni rilasciate oggi da Verro (“Sono contento si sia conclusa positivamente la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto Augusto Minzolini. Ora mi aspetto che, quanto prima, il Direttore Generale porti una proposta in Cda per sanare la questione in ossequio a quanto previsto dalla legge”). “Oggi va in scena un’altra edizione del conflitto di interessi e della intollerabile ingerenza dei partiti nella gestione della Rai. Verro rassegni le dimissioni dal Cda: anche in caso di mancata elezione, e’ ormai indiscutibile che non ha il profilo di autonomia e indipendenza indispensabile ad amministrare il Servizio pubblico”, afferma il sindacalista. “Per quel che ci riguarda – aggiunge – le sentenze si rispettano e le norme si applicano, senza distinzioni di parte”.

“Ribadiamo pero’ – conclude – quello l’Usigrai sosteneva gia’ allora: Minzolini andava rimosso dalla direzione del Tg1 per valutazioni editoriali e di prodotto. Ancor piu’ valide oggi dopo la sua candidatura come numero 2 del proprietario di Mediaset, Silvio Berlusconi. E per questa ragione e’ una stagione che non si puo’ riaprire”.

da Articolo 21, 14 febbraio 2013

Berlusconi spopola nei tg Mediaset

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13 febbraio 2013  – “Il nostro Osservatorio controlla i Tg del prime time. Dall’analisi dei dati cumulativi di 5 settimane di campagna elettorale emerge un sostanziale equilibrio in Rai mentre esiste un vistoso squilibrio su Mediaset”. Lo afferma Roberto Zaccaria, coordinatore dell’Osservatorio del Pd sul pluralismo dell’informazione televisiva ed ex presidente Rai.

“Il dato piu’ allarmante e’ rappresentato dal tempo di parola di Berlusconi che nei TG Mediaset ha avuto 1 ora e 26 minuti, contro i 32 di Bersani e i 26 di Monti (in particolare su Tg4 Berlusconi ha avuto 33 minuti, contro 13 per Bersani, su Studio Aperto 24 minuti contro 11 per Bersani)”.

”Ecco comunque i tempi (secondi) in dettaglio – continua Zaccaria – Rai: Berlusconi 2515, Bersani 2091, Monti 1502; Totale Presenze Mediaset: Berlusconi 3252, Bersani 2054, Monti 1577; All news Rainews24: Berlusconi 734, Bersani 670, Monti 344; Skytg24: 876, Bersani 897, Monti 755.; Totale tutte le emittenti: Berlusconi 7377 pari a 2 ore e 3 minuti, Bersani 5712 pari a 1 ora e 35 minuti, Monti 4178 pari a 1 ora e 10 minuti. ”Oggi – prosegue Zaccaria – sono state pubblicate con i n.97, 98, 99 e 100 le delibere Agcom che respingono i ricorsi sullo squilibrio tra Maroni e Ambrosoli con un solo richiamo a Sky”.

 

Art.21: L’elenco delle candidate e dei candidati che hanno sottoscritto i 6 punti della “Dichiarazione di impegno comune”

articolo 21Articolo21 ha incontrato l’8 febbraio presso la Fnsi le candidate e i candidati alle elezioni politiche 2013 per presentare loro il documento approvato ad Acquasparta e chiedere di farlo proprio, di impegnarsi sui temi della libertà di informazione a partire dai primi cento giorni e prendere parte a un gruppo interparlamentare di Articolo21. Questo il testo che chiederemo di sottoscrivere:

Le sottoscritte candidate e candidati si impegnano a portare l’Italia in Europa anche nel settore delle telecomunicazioni e di levare dalle spalle dell’Italia quella magna nera che rappresenta una delle vergogne nazionali. Per queste ragioni ci impegniamo a porre nell’agenda del prossimo governo e parlamento:
1) La risoluzione del conflitto di interessi mediante una norma che vieti le candidature ai titolari di concessioni televisive su base locale, regionale, nazionale
2) L’introduzione di una rigorosa normativa antitrust che impedisca la concentrazione delle reti di trasmissione e la raccolta pubblicitaria
3) La modifica radicale della Legge 249 e della Legge Gaspari liberando le Autorità di garanzia e la Rai dal controllo diretto di governo e forze politiche 
4) L’eliminazione dai codici delle norme potenzialmente lesive del diritto di cronaca a cominciare dalle querele temerarie
5) La difesa della libertà della rete e della sua neutralità
6) La liberazione di ogni forma di attività espressiva (cinema, teatro, musica, spettacolo…) da qualsiasi forma di censura politica, economica, religiosa, attraverso nuove norme e con l’approvazione delle leggi sullo spettacolo, sul cinema, sull’editoria

FIRMATARI (in ordine alfabetico)

Pierluigi Bersani (Partito Democratico)
Maria Cristina Bigongiali (Rivoluzione Civile)
Rosa Calipari (Partito Democratico)
Michele Cervo (Rivoluzione Civile)
Carlo Cianetti (Rivoluzione Civile)
Paola Concia (Partito Democratico)
Maria Coscia (Partito Democratico)
Ilaria Cucchi (Rivoluzione Civile)
Cesare Damiano (Partito Democratico)
Massimo Donadi (Centro Democratico)
Stefano Fassina (Partito Democratico)
Arcangelo Ferri (Rivoluzione Civile)
Gianfranco Fini (Futuro e Libertà)
Pietro Grasso (Partito Democratico)
Fabio Granata (Futuro e Libertà)
Antonio Ingroia (Rivoluzione Civile)
Franco Latorre (Rivoluzione Civile)
Luisa Laurelli (Partito Democratico)
Saverio Lodato (Rivoluzione Civile)
Flavio Lotti (Rivoluzione Civile)
Matteo Magnisi (Rivoluzione Civile)
Michele Meta (Partito Democratico)
Corradino Mineo (Partito Democratico)
Roberto Natale (Sinistra Ecologia Libertà)
Andrea Olivero (Scelta Civica con Monti per l’Italia)
Matteo Orfini (Partito Democratico)
Paolo Pacifici (Sinistra Ecologia Libertà)
Daniele Panarese (Rivoluzione Civile)
Flavia Perina (Futuro e Libertà)
Francesca Puglisi (Partito Democratico)
Stefania Pezzopane (Partito Democratico)
Pina Picierno (Partito Democratico)
Roberto Rao (Udc)
Maurizio Torrealta (Rivoluzione Civile)
Lara Ricciatti (Sinistra Ecologia Libertà)
Gabriella Stramaccioni (Rivoluzione Civile)
Bruno Tabacci (Centro Democratico)
Nichi Vendola (Sinistra Ecologia Libertà)
Vincenzo Vita (Partito Democratico)

8 febbraio 2013

Conflitto d’interessi e legge Gasparri: “due riforme fondamentali anche per la Lista Monti”. Intervista a Andrea Olivero

di Gianni Rossi, 25 gennaio 2013*

andreaolivero1L’anomalia italiana nel campo dei media è uno degli argomenti purtroppo fuori dal dibattito politico, ma l’assenza di leggi liberali, europee e severe sta creando ancora una volta uno stravolgimento della campagna elettorale. Si tende a tenere sotto la cenere temi, come quelli delle libertà d’informazione, tutela e sviluppo del servizio pubblico, regole antitrust, ritenuti a torto meno prioritari rispetto alla crisi economica e finanziaria. Ne abbiamo parlato con Andrea Olivero, 42 anni, di Cuneo, per 7 anni presidente delle Acli e oggi capolista al Senato nel Piemonte per la Lista Monti.Olivero, una volta eletto al Parlamento, come pensa di affrontare il tema del conflitto di interessi insieme a quello di una seria legislazione antitrust che comprenda anche l’abolizione della legge Gasparri?
“E’ uno dei temi che la nostra lista ha posto tra quelli chiave. Anche nell’Agenda Monti c’è un capitolo a questo dedicato, perché crediamo sia una degli elementi dell’anomalia italiana. E’ una delle cause della grave crisi della politica. Mi impegnerò affinché dall’Agenda queste cose diventino una concreta azione politica, qualunque sia il nostro ruolo nella prossima legislatura”.

Certo, sembrano temi lontani dall’attuale crisi economica e sociale, eppure non pensa che siano alla base di un ordinato sviluppo della democrazia?
”Esattamente! Una corretta informazione è alla base di qualunque modalità altrettanto corretta di gestione della società. Né in ambito politico né in ambito sociale si può pensare di avere sviluppo, senza una forte trasparenza e una garanzia di legittimità in questi ambiti”.

Come avrà notato, proprio grazie all’attuale legge su conflitto di interesse e alla Gasparri, in realtà Berlusconi riesce comunque a invadere gli schermi, modificando a suo favore anche i sondaggi che prima lo davano ampiamente sconfitto.
“Credo che l’abbiamo visto negli ultimi 20 come il possesso dei media offra una straordinaria possibilità di manipolazione degli stessi e, quindi, si traduce anche in una manipolazione di quelli che sono i pensieri dell’opinione pubblica. Questo condizionamento rende estremamente difficile il confronto democratico e, l’abbiamo visto in tante occasioni, impedisce la trasformazione del paese.
Abbiamo ridotto l’Italia ad un talkshow che si ripete sempre uguale da 20 anni! Persino l’opposizione talvolta sembra accettare le regole di questo spettacolo”.

Pensa che la Gasparri andrebbe abolita e che la RAI andrebbe rafforzata e svincolata dal controllo dei partiti, come chiediamo ai candidati dei diversi partiti con l’Appello di Articolo 21, che presenteremo l’8 Febbraio?
“Penso che bisogna modificarla radicalmente, se non abolirla. I punti cardine sono certamente il mantenimento del Servizio pubblico, ma al contempo la trasformazione della Rai in soggetto autonomo in grado di valorizzare le professionalità e liberarsi dal laccio della partitocrazia che ha via, via limitato le sue possibilità, le sue capacità. Ci accorgiamo che la Rai per molti versi è un “Gigante legato”, che ha grande potenzialità inespresse, perché bloccato proprio dai lacci di una partitocrazia, odiosa ancor di più in quanto oggi i partiti non hanno più riconoscimento popolare. In fondo, con la vecchia partitocrazia erano pur sempre rappresentate delle idee. Oggi, invece, ci sono solo delle oligarchie”.

*da Articolo 21, il grassetto è di nandocan

La nomina di Monica Maggioni a Rai News contestata dai consiglieri Tobagi e Colombo.

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10 gennaio 2013 – ‘Resta il sospetto che la politica continui a contare nelle nomine Rai’. Lo scrivono i consiglieri Rai Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo dopo la nomina del direttore di Rainews, Monica Maggioni, in sostituzione di Corradino Mineo, candidato dal PD come capolista in Sicilia.  Una nomina che giudicano ‘prematura’ e sottolineano: ‘ci aspettavamo un deciso cambiamento di passo, da un vertice presentato come ‘tecnico’ e di garanzia. Purtroppo, come gia’ accaduto, non vediamo questo cambio di passo nel caso di una delicata nomina editoriale’. Tobagi e Colombo ricordano che ‘il 5 settembre 2012 il cda Rai ha dato mandato al direttore generale di elaborare in tempi brevi un progetto di dettaglio per l’unificazione di Televideo e Rainews da sottoporre all’approvazione del consiglio. Questa unificazione, invece, e’ ancora in elaborazione: ancora nessun progetto e’ stato presentato al consiglio. In questi mesi, inoltre, nonostante ripetute sollecitazioni, non si e’ discusso o chiarito quale sia la visione strategica per Rainews, un tema riguardo al quale sono stati sviluppati in passato progetti diversi, mai implementati’.

Alla RAI  “è maggioranza Berlusconi-Monti”, commenta Giulietti (Articolo 21)

“Inutile perdere tempo nella ennesima zuffa sui nomi e sugli organigrammi della Rai. Qui non si tratta piú di giudicare questa o quella delibera, ma di prendere lucidamente atto che in Rai si é ormai formata una maggioranza composta dai consiglieri ” montiani e berlusconiani” alcuni dei quali personalità di rilievo dei patiti che li hanno indicati”. È quanto afferma in una nota il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti. Da questo schieramento sono rimasti fuori, per loro scelta, i due consiglieri espressi da Libera,libertà e giustizia,tavola della pace,comitato per la libertà di informazione ai quali il segretario del Pd Bersani, con procedura innovativa e coraggiosa, chiese di indicare donne e uomini di comprovata autonomia ed indipendenza. Questa esperienza rischia di essere arrivata al capolinea soffocata dalla logica del conflitto di interesse e della legge Gasparri che rappresentano la vera questione, il bubbone da estirpare. Nelle prossime ore proporremo a tutte le associazioni che hanno a cuore l’articolo 21 della Costituzione di indire una grande manifestazione pubblica per chiedere alle forze politiche e ai candidati di assumere l’impegno ad inserire in testa alle loro agende la soluzione del conflitto di interesse,l’adozione di una normativa anti trust e la liberazione delle Autoritá di garanzia e della Rai dalle interferenze dei partiti e dei governi, politici o tecnici che siano o saranno. Altrimenti tutto continuerá come prima, altro che le chiacchiere sulla innovazione e la discontinuitá….