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Nonno Benito

Mussolini Alessandradi Michele Serra, 3 febbraio 2013 – Si capisce che Alessandra Mussolini si sia imbufalita, negli studi televisivi di La7, perchè qualcuno (Andrea Scanzi del Fatto) le ha detto di non avere alcun rispetto di nonno Benito.Si è imbufalita perchè l’opinione di Scanzi che condivido e sottoscrivo è risuonata alle sue orecchie come un inatteso eccesso polemico, quando non è che la normale trasposizione colloquiale della Costituzione italiana e di tutte le convenzioni europee. Il fascismo, in Europa, è al bando. La sua apologia, in Italia, è fuori legge.

Questo non basta, ovviamente, a impedirne le varie forme di reviviscenza.Ma basta, almeno, a far capire a fascisti e nazisti che non sono bene accetti nella pur larga famiglia democratica.
Se Mussolini si risente perchè qualcuno le ricorda in pubblico che il nonno, fondatore del fascismo e principale ispiratore di Hitler, non merita rispetto, è perchè in decine, centinaia, migliaia di dibattiti, per anni, per rassegnazione o per ignavia o per cinismo, nessuno ha ritenuto importante dirglielo.
In Germania un eventuale nipote Otto Hitler andrebbe in televisione a dire che il nonno fu una brava persona? O condurrebbe una vita ritirata, intagliando orologi a cucù?
*da Informazione informazione

Ma come insulta Sallusti…

Sallusti Alessandrodi MICHELE SERRA (Informazione informazione)

 Si capisce che l’insulto a freddo di Sallusti a Ingroia (“Sei un mascalzone!”) non sia piaciuto a quest’ultimo, che molto probabilmente deciderà di arricchire la già mirabolante collezione di querele (migliaia? milioni? miliardi?) del direttore del Giornale.
 
Ma gli appassionati del genere noir, che in Sallusti vedono la star più amata dai tempi di Bela Lugosi e Christopher Lee, avranno certamente potuto apprezzare la spettacolare sequenza nella quale, senza alcun percettibile trasalimento del viso – la cui fissità spiritata desta terrore perfino in fotografia – e senza che il gelido tono robotico della voce lasciasse presagire una così aspra impennata polemica, egli dà del mascalzone a Ingroia.

Gli schiamazzi in studio (si era dalla Annunziata, povera donna) hanno coperto le successive voci. Ma a freddo, rivedendo la breve sequenza, perfino Ingroia non potrà che ammirare la totale gratuità dell’insulto, diciamo la sua spettacolare insensatezza, come lo sputo in faccia a tradimento, o l’improvviso calcio nelle parti basse durante un duello tra fiorettisti. Insomma quelle doti che hanno fatto di Sallusti il divo incontrastato del giornalismo nero!

“Chi c’è dietro i simboli taroccati?” Michele Serra risponde a Beppe Grillo

downloadMICHELE SERRA (da Informazione, informazione)
I simboli taroccati sono, dal punto di vista dell’etica democratica, una totale porcheria.
Alcuni rasentano il reato di truffa, o di circonvenzione di incapace. Ha fatto dunque benissimo Beppe Grillo a infuriarsi, pur non essendo né il solo, né il primo a vedere il proprio simbolo imitato da parassiti politici di ogni risma: i tanto odiati “vecchi partiti” hanno pagato pedaggio ben prima di lui al malvezzo di attirare gli elettori più sprovveduti contraffacendo i simboli più noti.
Detto questo, è opportuno prendere atto che alla domanda esplicita di Grillo (“chi c’è dietro?”) è arrivata una risposta implicita ma lampante: “dietro” le liste taroccate non c’è il famigerato Palazzo, che anzi, per mano di un ministro con i fiocchi come la signora Cancellieri, ha ripulito le schede elettorali di molte proposte irricevibili, tutelando tra gli altri anche le Cinque Stelle.
No, “dietro” i simboli truffa non c’è il potere malvagio, ci sono i furbastri e i goliardi di ogni risma – per esempio l’ex militante delle Cinque Stelle che ha tentato il colpo –, ci sono gli italianuzzi astuti e profittatori che cercano di arrangiarsi come sanno e come possono, sperando che dalle urne cada qualche briciola anche per loro. Il giallo è risolto.
Grillo ringrazi il Viminale e si guardi attorno!

Michele Serra: si combatte per l’Italia

berlulegaL’indissolubile comparaggio tra Lega e Berlusconi deve avere radici ben solide se riesce a resistere ad ogni sussulto e ogni separazione.

Queste radici sono riassumibili nel fastidio invincibile che una parte rilevante della piccola borghesia italiana ha per lo Stato, le tasse, le regole, la Costituzione, l’antifascismo, insomma per la Repubblica così come è nata, si è formata e bene o male ha percorso quasi settant’anni di vita nazionale, in evidente scollamento con una parte non piccola di italiani che non si sente repubblicana e in casi estremi (il secessionismo) neanche italiana.

Il risultato elettorale dell’ennesimo remake forzaleghista (rubo la definizione a Gad Lerner) ci dirà a che punto è l’implacabile lotta di quel pezzo di Italia contro l’Italia. Dubito che le ruberie nelle istituzioni, la triste avidità del clan Bossi, le crapule di Arcore, tanto meno gli episodi di razzismo che (da anni) fioriscono in quel campo siano determinanti per quell’elettorato. Che non ha mai brillato per scrupolo etico. Determinante sarà la voglia di credere ancora che “Silvio” sia in grado di ribaltare il tavolo, come promette di fare, senza successo, ormai da anni. Poiché quel tavolo appare più solido, e Berlusconi più vecchio e debole, è molto probabile la sua definitiva sconfitta!