Rodotà: “Il reddito di cittadinanza è un diritto universale”

Gen 14th, 2013 | By | Category: archivio

«In Europa – sostiene Stefano Rodotà, uno dei giuristi italiani che hanno partecipato alla scrittura della Carta di Nizza e autore de “Il diritto di avere diritti” – siamo di fronte ad un mutamento strutturale che spinge qualcuno ad adoperarsi per azzerare completamente i diritti sociali, espellere progressivamente i cittadini dalla cittadinanza e far ritornare il lavoro addirittura a prima di Locke. Per accedere ai beni fondamentali della vita come l’istruzione o la salute, dobbiamo passare per il mercato e acquistare servizi o prestazioni. Il reddito universale di cittadinanza è il tentativo di reagire al ritorno a questa idea di cittadinanza censitaria».

Il reddito di cittadinanza, dunque, non il «salario minimo sociale e legale» chiesto dal presidente uscente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker. Come spiega questa dichiarazione?
Juncker ha mostrato più volte un’attenzione rispetto ad una fase nella quale debbono essere ripensati una serie di strumenti anche partendo da una riflessione più profonda sulla dimensione dei diritti. A parte la sua citazione di Marx, credo che la sua dichiarazione dovrebbe essere valutata alla luce dell’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali. In una delle sue carte fondative l’Ue si impegna a riconoscere il diritto all’assistenza sociale e abitativa e a garantire un’esistenza dignitosa ai cittadini. C’è un’assonanza molto forte con uno dei più belli articoli della nostra Costituzione, il 36. Considerati insieme, questi articoli offrono una chiave per considerare il reddito fuori dalla prospettiva riduzionistica con la quale di solito viene considerata. Diversamente dall’approccio del salario minimo, il reddito non può essere considerato solo come uno strumento di lotta contro la marginalità. In Europa non c’è solo la povertà crescente. Io credo che oggi la lotta all’esclusione sociale passi attraverso l’adozione del reddito di cittadinanza.
Cosa ne pensa del “reddito di sopravvivenza” proposto da Monti nella sua Agenda?

Monti si ispira all’idea riduzionista del welfare. La sua società è quella del capitalismo compassionevole di George Bush dove la vita degli esclusi è pari al grado zero dell’esistenza, un’esistenza che non è quella libera e dignitosa, è pura e semplice nuda vita. È l’idea che lo Stato deve cercare di non far morire i poveri. È una prospettiva inaccettabile. Se poi questo reddito di sopravvivenza è considerato non come la guida da seguire, ma come un passo per andare oltre verso il reddito di cittadinanza, non nel modo riduttivo in cui se ne sta parlando in questi giorni come il salario minimo, possiamo aprire una discussione qualitativamente importante nella cultura politica. Una discussione obbligata dati i tratti che ha la nostra Costituzione e la prospettiva indicata dalla Carta dei diritti. Esistenza e sopravvivenza sono però agli antipodi. Certo, dobbiamo considerare anche la sopravvivenza, ma quello cui noi dobbiamo guardare è l’esistenza libera e dignitosa.

 Leggi tutto da “La furia dei cervelli”

 

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