Ragionamento in attesa che si cheti il polverone

Bersani Pier Luigidi Andrea Ermano, da l’Avvenire dei lavoratori, 8 marzo 2013*

D’accordo, il prossimo governo – qualunque esso possa essere, e fosse pure “del presidente” o “di scopo” o addirittura un altro esecutivo “tecnico” – dovrà comunque poggiare, almeno inizialmente, su “convergenze parallele”. Su questo punto, a nostro giudizio, ha completamente ragione lo storico del socialismo Giuseppe Tamburrano, la cui acuta rievocazione storica in chiave di attualità riportiamo qui sotto.

Ma allora, e a maggior ragione, perché le “convergenze parallele” del PD con Berlusconi (ad altissimo costo politico) dovrebbero funzionare meglio di quelle con i montiani e i transfughi eventualmente a venire?

Può il PD fare una legge sul conflitto d’interessi con il cavaliere? Evidentemente no. E allora può il PD, per la sesta legislatura consecutiva, permettersi di sacrificare la legge sul conflitto d’interessi sull’altare di un “inciucio” con l’Unto di Arcore? Evidentemente no. Infine, può la repubblica italiana bruciare il centro-sinistra, ultima riserva organizzata della nostra democrazia, in operazioni così avventurose? Evidentemente no.

A fronte di ciò, giustamente D’Alema si rammarica del fatto che “in un momento così drammatico, non sia possibile in questo Paese una risposta in termini di unità nazionale”. Ma l’Italia attualmente non possiede questa possibilità “e l’impedimento è rappresentato da Silvio Berlusconi”.

I cosiddetti “poteri forti” – Mediaset inclusa – stanno alzando polveroni di grande effetto scenografico contro la linea di Bersani, ma se parliamo di “convergenze parallele” è proprio il segretario del PD a presentare indiscutibili vantaggi rispetto a ogni suo concorrente possibile. Eccone alcuni.

Bersani ha una maggioranza di suo alla Camera e non dista moltissimo dall’averne una anche al Senato perché i “montiani”, diversi “grillini”, forse anche alcuni “pidiellini”, nonché probabilmente i senatori a vita potrebbero ben aderire a uno scenario di “convergenze bersaniane”, mentre è assai dubbio che i democrats (per non parlare dei “vendoliani”) siano disponibili a sostenere altre ipotesi d’assetto alla Camera.

Bersani può garantire meglio di chiunque altro un quadro a venire di “Unità nazionale”, allorché Berlusconi compisse l’augurabile “passo indietro”.

Bersani è già pienamente inserito nel contesto politico europeo del PSE e quindi sa come coordinarsi con Hollande e gli altri nello scontro di potere in atto a Bruxelles per il superamento delle politiche recessive della signora Merkel.

Bersani è l’unico candidato premier in grado di moderare il confronto con e tra le parti sociali. Non dimentichiamo in particolare la Cgil e la Fiom, che hanno battuto in breccia la linea Monti-Merkel. I “retroscenisti” di obbedienza confindustriale non lo dicono, ma questo è un responso assai importante tra quelli usciti dalle urne.

* il grassetto è di nandocan

 

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