1. La nascita e la crescita degli dei

 

  • La fede primordiale

 

  • La religione dei cacciatori-raccoglitori possiede almeno due caratteristiche che si ritrovano, in un senso o nell’altro,in tutte le grandi religioni del mondo: cerca di spiegare perché accadano le cose spiacevoli e, di conseguenza, offre la possibilità di migliorare le cose.
  • Ovviamente, per un verso o per un altro, la religione ha sempre avuto a che fare con l’interesse personale: le dottrine religiose non possono sopravvivere se non esercitano un certo fascino sulla psicologia delle persone la cui mente le accoglie, e l’egoismo rappresenta una fonte di fascino considerevole. L’interesse personale, però, può assumere varie forme e, inoltre, può affiancarsi a molti altri interessi: l’interesse della famiglia, l’interesse della società, l’interesse del mondo, l’interesse della verità morale e spirituale.

 

  • lo sciamano

 

  • Lo sciamano (o, talvolta la sciamana) rappresenta una tappa cruciale nell’evoluzione della religione organizzata. E’ l’anello di congiunzione tra la religione primitiva – un mutevole amalgama di credenze su un mutevole amalgama di spiriti – e ciò che la religione è diventata in seguito: un complesso a sé stante di convinzioni e consuetudini, tenuto insieme da un’istituzione autorevole. Lo sciamano è il primo passo verso l’arcivescovo o l’ayatollah.
  • Alcuni autorevoli studiosi vedono nello sciamano dell’Età della pietra le origini del misticismo che, nella sua forma moderna, ha donato serenità d’animo a molti. Eliade ha scritto che lo sciamanesimo degli Eschimesi e il misticismo buddista condividono lo stesso scopo, “la liberazione dalle illusioni della carne”.

 

  • la religione all’epoca dei chiefdom

 

  • Il chiefdom, la forma di organizzazione sociale più avanzata nel mondo di 7000 anni fa, rappresenta la fase preistorica finale nell’evoluzione dell’organizzazione sociale e della religione.
  • Gli dèi della Polinesia – La sera prima della spedizione inaugurale della stagione, i pescatori si riunivano presso un tempio della pesca, dove passavano la notte insieme, lontani dalle lusinghe del sesso con le loro mogli,che poteva provocare l’ira degli dèi. Portavano con sé cibo sacrificale, adoravano il dio della pesca e,prima di ritirarsi per la notte, eseguivano una lettura responsoriale durante la quale un sacerdote diceva: “Salvaci dall’incubo, dai sogni di sfortuna, dai presagi di disgrazia”
  • L’effetto congiunto di tutti questi rituali era di ammantare la costruzione delle canoe e la pesca di un’aria di solennità che, probabilmente, incoraggiava un comportamento rigoroso e coscienzioso.

 

  • le divinità degli Stati antichi

 

  • La descrizione delle civiltà primitive offerta da Herbert Spencer nel XIX secolo – “in origine Stato e istituzioni religiose sono indistinti” – non è lontana dal vero: politici e sacerdoti insieme controllavano la conoscenza sacra su cui si fondavano il loro prestigio e la loro influenza.
  • Le religioni che incoraggiavano le persone a trattare gli altri con rispetto – atteggiamento che assicurava città più ordinate e produttive – sarebbero risultate avvantaggiate rispetto a quelle che non lo facevano. In questo senso l’antica rappresentazione della divinità come entità che difende l’ordine dal caos, oltre a essere utile alle élite dal punto di vista politico, era anche esatta. Erano gli dèi – o, almeno, la fede in loro – a proteggere le civiltà antiche dalle forze del caos che, in effetti, minacciavano le organizzazioni sociali complesse.
  • Nel radunare buona parte del mondo conosciuto sotto il controllo greco, Alessandro Magno celebrava gli dèi di cui conquistava le terre. E le divinità di Alessandro avrebbero ricevuto la stessa pragmatica cortesia quando la Grecia si ritrovò dalla parte dei conquistati. E’ questo il motivo per cui si può stabilire una corrispondenza tra il pantheon greco e quello romano cambiando semplicemente il nome degli dèi (Afrodite o Venere, Zeus o Giove, e così via).
  • Sin dall’inizio, la tendenza della religione a seguire da vicino la politica aveva riguardato non solo i rapporti tra le varie città-Stato della Mesopotamia , ma anche la politica all’interno di ognuna. E all’interno l’ordine politico era verticale. A differenza delle società di cacciatori-raccoglitori, le città-Stato avevano una leadership chiara. E, come nei chiefdom, la leadership era gerarchica, anche se in modo più complesso e burocratico. Come in terra: le città-Stato e, in seguito l’intera regione,non solo avevano un’unica divinità principale (talvolta una divinità che veniva definita re) , ma questa divinità principale aveva degli dèi subalterni che ricordavano chiaramente una corte reale.
  • In realtà la logica del monoteismo e quella dell’universalismo erano intrecciate. Se il motivo dell’evoluzione di Marduk in senso monoteistico era politico,unificare una regione che presentava differenze dal punto di vista etnico – allora, presumibilmente, egli avrebbe ampliato la lista dei candidati, in modo da includere tutte le etnie presenti. E, in effetti, lo fece. Secondo il classico mesopotamico Epica della creazione, Marduk aveva “la sovranità sul mondo intero”. Ovviamente, del resto, visto che “ha attribuito il nome ai quattro quarti del mondo; l’umanità ha creato”. Esistono accenni al fatto che il dio non solo governava l’intera umanità, ma era anche ben disposto nei suoi confronti: “Grande è il suo cuore, immensa la sua compassione” (anche se, per non sbagliare, “avrebbe sottomesso il disobbediente”.
  • Nel frattempo, in Egitto, un dio si era avvicinato ancora di più di Marduk al monoteismo universalistico…Il golpe fu ideato, nel XIV secolo p.e.v., da un enigmatico ed eccentrico faraone noto come Amenhotep IV. Se il faraone fosse mosso più da zelo religioso o da un desiderio di complotto politico gli studiosi hanno opinioni diverse, ma sono in pochi a negare l’importanza della situazione politica da lui ereditata al momento di salire al trono o della situazione religiosa ad essa collegata.
  • Il faraone costruì una grande città in onore di Aten, la chiamò Akhetaton (“orizzonte di Aten”), e spostò lì la capitale, si nominò alto sacerdote di Aten, si dichiarò figlio di Aten, e come tale venne lodato;”Oh, bel figlio del disco solare”, un disco solare che, osservavano i cortigiani del re, “non ha esaltato il nome di nessun altro re”.
  • Mentre Marduk, dopo aver assorbito le principali divinità, si era tenuto attorno alcuni dèi, in modo da avere una sposa e dei servitori, Aten, all’apice del suo potere, rimase da solo nel firmamento divino: un chiaro presagio del dio ebraico, Iahvè. E a proposito del famoso universalismo di Iahvè, Aten aveva creato gli esseri umani e si prendeva cura di tutti loro. Come dice il grande inno ad Aten: Tu metti ogni uomo al suo posto/ provvedi ai bisogni di ognuno…/ Gli uomini parlano lingue diverse,/ e hanno caratteristiche differenti;/ non tutti hanno la stessa pelle,/ perché tu hai distinto popolo da popolo”.
  • In Mosè e il monoteismo, Sigmund Freud ipotizzò che, durante il regno di Aten, Mosè fosse in Egitto e che, in seguito, avesse portato l’idea di monoteismo verso Canaan, dove avrebbe introdotto la civiltà giudaico-cristiana. Come vedremo, questa non è la spiegazione più plausibile per la comparsa del monoteismo nell’antica Israele. In realtà sembra che la responsabilità di quell’evento sia da attribuirsi più a Marduk che ad Aten. Molti secoli dopo aver fallito nel tentativo di instaurare un monoteismo duraturo nella civiltà mediorientale, Marduk contribuì a spingere tale civiltà oltre la soglia che da esso la separava. Avrebbe affrontato e sconfitto, perfino umiliato, un dio dell’antica Israele, e gli Israeliti avrebbero risposto creando un proprio monoteismo.

 

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