I linguaggi mistici

In queste pagine ho messo una serie di pensieri e massime che ho liberamente estratto dal libro di Raimon Panikkar “Mistica pienezza di vita”, dove per mistica si intende l’esperienza personale del mistero che avvolge tutti, credenti e non credenti. Chi legittimamente teme l’arbitrarietà della mia selezione, sia pure priva di aggiunte e commenti, può consultare il testo di Panikkar “Mistica pienezza di vita”, e dito da Jaca Book. Una breve presentazione dell’autore è nella pagina “Meditando Panikkar”. Un sito in cinque lingue cliccando qui

  • Non esiste un linguaggio mistico universale, così come non esiste un’esperienza mistica oggettivabile. Esistono linguaggi mistici, per esempio: lo hindu, il buddista, il cristiano e il secolare . Ci sono concetti analoghi ma il linguaggio mistico non è concettuale.

  • Un linguaggio mistico è un linguaggio simbolico, che richiede la partecipazione di chi parla e di chi ascolta. La parola è simbolo quando il suo senso dipende da un terreno comune nel quale partecipano gli agenti attivi e passivi del simbolo.

  • Non si confonda relativismo con relatività. Le religioni non sono uguali e non è indifferente appartenere a una religione o a un’altra, ma è possibile trovarsi a casa in più di una dimora.

  • Le esperienze non sono dottrine. Si può penetrare in modo esistenziale e vitale ciò che altre cosmovisioni hanno sperimentato quando si crede che ciò sia compatibile con le proprie intuizioni fondamentali.

  • Con la fede si entra nel territorio del mythos. Si supera la razionalità per mezzo di una coscienza di verità che non può fondarsi razionalmente, a meno che la fede non ricada nella stessa ragione – il che risulterebbe un circolo vizioso.

  • Un secondo invariante del linguaggio mistico è il suo carattere estatico, vale a dire che oltrepassa il suo supporto linguistico. Si deve saper amare per intenderlo.

  • Il linguaggio mistico ha una pretesa di verità, anche se può avere momenti che trascendono la coscienza. Non è chiuso a nessuno, ma la profondità del senso mistico richiede sforzo ed educazione per poterlo captare.

  •  Il linguaggio hindu – L’induismo non esiste in quanto tale. E’ semmai un insieme di religioni, o cammini di spiritualità, vie di liberazione. La dialettica qui non è di morte e resurrezione ma di apparenza e realtà. Il centro di gravità del linguaggio hindu è il divino.
    • Samsara: questo mondo fluisce, tutto è in movimento, tutto è passeggero. La vita non muore. Se supero il mio individualismo, la morte non mi incuterà paura. Il fluire dell’acqua è l’atman e io partecipo dell’immortalità se scopro che l’atman è Brahman
    • Moksa: mai potrò incontrare l’essere nel non-essere; devo tagliare tutti i nodi che mi incatenano a questo mondo di apparenze. Ma prima dovrò avere scoperto che quello che abbandono non ha valore.
    • karman=azione. Il cammino verso la salvezza è un cammino, richiede attività, non solo individuale, non necessariamente opere esteriori. L’uomo può influire liberamente e attivamente sul karman di questo mondo.

    • Il karman è il simbolo della solidarietà universale.

  •  Il linguaggio buddista– Nell’esperienza della nostra inconsistenza sta la nostra liberazione. Esperienza che non è tanto di sofferenza quanto di insoddisfazione.
    • Il cammino medio elimina ogni insoddisfazione. Senza la meditazione o la contemplazione non si riesce neppure a scorgerlo. Il Budda invita all’esperienza del vuoto totale.
    • Né teologie né filosofie, ma una pratica che sorge spontanea da dentro di me. Questo è l'”ottuplice sentiero” che conduce all’estinzione del dolore.

    • Che nell’ego vi sia qualcosa di “mio” che possa salvarsi è un sotterfugio razionale per paura della morte. Samsara è nirvana.

  • Il linguaggio secolare – “Tutti quelli che hanno vissuto secondo il logos sono cristiani, anche se li considero atei” (S.Giustino, II sec.)

    • Il linguaggio secolare si rifiuta di manipolare il saeculum in funzione di un altro mondo ipotetico con trascendenza verticale o orizzontale, di un futuro storico o di un cielo escatologico.

    • Non possiamo eliminare ciò che ci è dato, il gratuito, il mistero. L’ansia di felicità è sete di infinito. La tendenza intellettuale verso lo sconosciuto e quella amorosa alla felicità sono i simboli del linguaggio secolare.

  • Il linguaggio cristiano – La pretesa di verità del cristianesimo è un esempio di imperialismo religioso?

    • La pretesa universalità che lo stesso cristianesimo comincia ora a porsi più criticamente si vede sostituita dall’aggressiva pretesa di universalità della cultura tecnico-scientifica moderna.

    • Non possiamo dire se la formulazione dell’esperienza cristiana debba essere per forza la stessa. Non si può identificare l’esperienza di fede con la sua interpretazione. ” De internis non iudicat Ecclesia”.

    • Con un solo stesso atto Dio crea il mondo e genera il Verbo. Nell’esperienza della realtà di Gesù Cristo si intuisce che Dio e il cosmo non sono due cose, due esseri…. A distinguerli è l’intelletto, a separarli è il tempo, finché Dio non sia tutto in tutti.

    • Divinizzazione di un uomo e umanizzazione di Dio. Un Dio che non sia Uomo non esiste – e faccio appello ai Concili e non solo ai mistici. Dio non si fa ma è Uomo.

    • La croce non è simbolo di dolore o di morte, ma l’immolazione della Vita per la sua resurrezione, rivelandoci che la “condizione umana” è anche la situazione divina.”Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Muore Gesù e resuscita Gesù Cristo.

    • Se la mia vita è un sacrificio, nel suo senso reale e tradizionale, morendo resuscito e resuscitando recupero la qualità della vita – trasformo la vita biologica in una vita più pienamente umana, cioè divina, senza per questo cessare di essere umana.

    • “E’ resuscitato, non è qui” né in alcun altro luogo. Si è nascosto nel più profondo del mio cuore. Il terzo occhio ci svela la sua presenza. Nessuna esperienza dopo la morte, se il “dopo” è un tempo lineare.

    • Non è un’illusione né una vita successiva, è la pienezza della vita che si vive nella misura in cui si va morendo a questo se stesso che non sono io stesso. Eterno non significa perenne. E’ la tempiternità, non dopo il tempo né fuori dallo spazio.

    • Sperimento la vita divina, ne sono partecipe, ma non cesso di essere l’uomo che sono, con tutti i difetti e le debolezze. La vita del risorto è la vita pienamente umana – in tutta la sua ricchezza e ambivalenza. Qui e ora.

    • Il silenzio è più che assenza di rumore, è assenza di parola, ma anche matrice della parola, che senza silenzio non è parola umana.

    • Il linguaggio mistico è un linguaggio simbolico che ci avvolge nel silenzio della parola, anche se tramite la parola stessa.

    • L’unica cosa che non si può dire è l’unica cosa che vale la pena di balbettare per entrare e uscire dalla terra incognita della dimensione mistica della realtà.

    • Gesù Cristo è il simbolo (concreto) di tutta la realtà, il simbolo dell’esperienza cosmoteandrica. Tutta la realtà è una cristofania. E’ un’esperienza trinitaria e la trinità non ha centro.

    • Solo se siamo (co)resuscitati con lui, possiamo essere partecipi dell’esperienza. Non ci sono tre persone, la Trinità non è numerabile. Chi ha intravisto l’esperienza del Tavor non può confondere la fede con le credenze che la esprimono.
    • Cristo è il nome cristiano, e pertanto particolare, del mistero silente della tempiternità.

    • Uomo è solo un’astrazione. Non v’è Uomo senza Mondo e senza Dio, né Dio senza Mondo, né Mondo senza Dio e senza Uomo. Pensati separatamente, non sono reali, ma astrazioni.

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