III. Il connubio tra il capitalismo e l’integrazione verticale

La nascita del capitalismo

  • Con l’acquisizione dei mezzi di produzione da parte dei commercianti prese forma un modello destinato a cambiare il corso della storia economica. Alla fine del 16º secolo una nuova generazione di piccoli produttori manifatturieri cominciò a riunire gli operai sotto uno stesso tetto, per sfruttare le economie di scala nell’impiego dei mulini ad acqua e a vento.
  • Gli artigiani, un tempo padroni delle proprie attrezzature, si trovarono privi degli strumenti di lavoro e ridotti a operai salariati di una nuova figura di padrone: il capitalista.
  • Adam Smith individuò un nesso tra la recinzione delle terre demaniali e la massiccia appropriazione degli strumenti di lavoro degli artigiani…. Smith assume quindi la logica operativa sottesa all’intero sistema capitalistico in questa succinta osservazione: “il complesso di ciò che è annualmente raccolto o prodotto dal lavoro di ogni società, o, che è in definitiva lo stesso, il suo prezzo complessivo, è in tal modo distribuito all’origine fra alcuni dei suoi vari membri. Salario, profitto rendita sono le tre fonti originarie di ogni reddito, così come di ogni valore di scambio. Ogni altro reddito in definitiva è derivato dall’una o dall’altra di queste tre fonti.
  • Nel 1850 i motori a vapore alimentati a carbone erano diffusi in tutta Europa e in America. Ma ancora nel 1848, l’anno delle grandi insurrezione europee, in Francia l’energia idraulica “contava ancora per due volte e mezzo più delle macchine a vapore”.
  • L’energia a vapore si diffuse anzitutto nei paesi con grandi riserve di carbone. Il primo paese europeo a effettuare il passaggio dall’acqua e dal vento al carbone fu l’Inghilterra, seguita dalla Germania. Gli Stati Uniti, con la loro abbondanza di giacimenti carboniferi, non tardarono a seguire l’esempio europeo. Allo scoppio della prima guerra mondiale, la prima rivoluzione industriale era guidata da queste tre nazioni.
  • Intorno al 1845 viaggiavano normalmente su rotaia 48 milioni di inglesi. Nel solo sesto decennio dell’ottocento gli Stati Uniti videro la posa di oltre 35.000 km di binari, che collegarono gran parte del paese a est del fiume Mississippi. Per avere un’idea di quanto il treno abbia compresso il nostro senso del tempo e dello spazio, basta pensare che nel 1847 un viaggio da New York a Chicago in diligenza avrebbe richiesto almeno tre settimane, mentre nel 1857 quello stesso viaggio, in treno, si sarebbe concluso in tre giorni.
  • Per finanziare un’infrastruttura di queste dimensioni ci voleva un modello aziendale completamente nuovo: la moderna società per azioni. Le società per azioni non erano una novità, ma si trattava di realtà rare.
  • Di fatto le compagnie ferroviarie divennero le prime società capitalistiche moderne, creando un nuovo modello di azienda in cui la proprietà era distinta dall’amministrazione e dal controllo.
  • Il capitalismo non è che una peculiare tipologia di impresa, in cui la manodopera è spogliata di ogni proprietà sui mezzi di lavoro usati per creare i prodotti, e in cui gli investitori che possiedono le aziende sono spogliati del loro potere di controllo e di gestione.
  • Per cominciare, la grande impresa moderna è organizzata secondo uno schema piramidale: tutte le decisioni si propagano automaticamente dal vertice alla base.
  • Nella visione di Weber e di altri pensatori, perché vi sia un capitalismo maturo le aziende devono essere a integrazione verticale, così da creare economie di scala… Weber aveva ragione, ma trascurò di aggiungere che gli stessi meccanismi centralizzati e gerarchici di comando e di controllo si rendono necessari anche in un sistema economico di tipo socialista.
  • Nel 1814 il torchio tipografico a vapore inventato da Friederich Koenig cominciò a stampare copie del Times a una velocità senza precedenti…. Verso il 1865 la rotativa a nastro poteva sfornare 12.000 giornali all’ora… Nel 1900 queste strutture per la stampa altamente centralizzate sfornavano milioni di cataloghi per grandi imprese di vendita per corrispondenza….Milioni di americani residenti nelle città minori e nelle aree rurali acquistavano quasi tutte le attrezzature per il proprio lavoro, i mobili di casa e i capi del proprio guardaroba dai cataloghi stampati nelle grandi tipografie di Chicago.
  • Nelle nuove città industriali furono introdotti il sistema scolastico pubblico e l’istruzione obbligatoria, con l’obiettivo di dotare la futura forza lavoro delle capacità di comunicazione richieste dalle complesse operazioni aziendali che stavano accompagnando la prima rivoluzione industriale.
  • Produzione e distribuzione furono dunque riunite all’interno delle aziende e la loro gestione venne centralizzata. Fu così che l’impresa a integrazione verticale, affermatasi nell’ultimo quarto dell’ottocento, è stata il modello aziendale dominante per tutto il 20º secolo.
  • La riduzione dei prezzi stimolava la domanda, che a sua volta generava nuove opportunità di business, con l’assunzione di nuovi lavoratori: nelle economie industrializzate, milioni di persone videro così migliorare il proprio tenore di vita.

La seconda rivoluzione industriale

  • La scoperta del petrolio, l’invenzione del motore a scoppio e l’introduzione del telefono diedero luogo a un nuovo complesso comunicazione-energia-trasporti, destinato a dominare il 20º secolo. Il punto essenziale da capire a proposito del petrolio è che la sua gestione richiede più capitale finanziario di qualsiasi altra risorsa dell’economia globale.
  • Quando, nel primo decennio di questo secolo, l’Iraq annuncio di voler triplicare la propria produzione di greggio, il costo dell’investimento fu calcolato in 30 miliardi di dollari.
  • Per determinare la domanda di petrolio con almeno sei mesi di anticipo, in modo da garantire che il greggio giusto arrivi alle giuste raffinerie e sia approntato per le stagioni a venire, le aziende energetiche devono quindi tener conto delle previsioni meteorologiche, delle condizioni di crescita economica attuali e pronosticate, E persino dei potenziali eventi politici che potrebbero costituire un danno o un’opportunità.
  • Con l’avvento dell’era dell’auto, nel primo decennio del novecento, la Standard Oil divenne la prima azienda a costruire distributori di benzina negli Stati Uniti, creando una complessa realtà operativa a integrazione verticale che curava produzione e distribuzione, dal pozzo all’utente finale. Nel 1910 Rockefeller controllava il grosso del settore petrolifero americano. I concorrenti dell’opinione pubblica gridarono allo scandalo, tanto che il governo federale intraprese un’azione legale contro la sua società ai sensi dello Sherman Antitrust Act.
  • Nello stesso periodo in cui Rockefeller era impegnato a potenziare il suo controllo sulla fonte di energia della Seconda rivoluzione industriale, Alexander Graham Bell faceva esperimenti con l’elettricità. Nel 1876 Bell inventò il telefono, apparecchio che avrebbe assunto un ruolo cruciale nella gestione della nuova e più vasta economia suburbana del petrolio e dell’auto e nella civiltà del consumo di massa del 20º secolo.
  • Nel 1921 la commissione commercio del Senato mise a verbale che “la telefonia è un monopolio naturale”, affermando che a causa dell’enorme capitale necessario per installare un’infrastruttura nazionale per le comunicazioni e raggiungere economie di scala, sarebbe stato difficile, se non impossibile, pensare che nel paese potesse venirsi a creare una molteplicità di infrastrutture in concorrenza tra loro. Gli economisti cominciarono a parlare del servizio telefono come di un bene pubblico.
  • La At&t rimasta di fatto un monopolio fino agli anni 80, quando, come nel caso della Standard Oil, il governo federale si risolse finalmente a intervenire. Nel 2011, tuttavia, l’azienda risultava aver riguadagnato la sua posizione dominante, controllando il 39,5% del mercato americano delle telecomunicazioni…. Il telefono offriva un agile mezzo di comunicazione per la gestione delle più disparate attività economiche sparse sul territorio urbano e suburbano.
  • Nell’America del 1910 disponeva dell’elettricità una casa su 10; nel 1929 era collegata alla rete elettrica la maggior parte delle abitazioni urbane.
  • Henry Ford fu tre primi a scorgere il potenziale dell’energia elettrica per una rapida espansione produttiva dell’industria automobilistica.
  • Nella prima metà del novecento il passaggio dall’energia a vapore all’elettricità fece esplodere la produttività delle fabbriche, incrementandola del 300%. Nel 1916 circolavano sulle strade americane 3.400.000 auto immatricolate. Quattordici anni dopo, le vetture immatricolate erano 23 milioni.
  • Verso la fine degli anni 30 il petrolio aveva tolto al carbone il ruolo di principale fonte di energia d’America…. In tutto il mondo i pozzi del Texas divennero sinonimo della potenza americana. “Il regno dei cieli si fonderà pure sulla giustizia, ma il regno della terra si fonda sul petrolio” disse con una battuta lo statista inglese Ernest Bevin.
  • Una mezza dozzina di colossi, primi fra tutti i “tre grandi” destinati a restare leader del mercato automobilistico fino ai nostri giorni: Ford, General Motors e Chrysler.
  • La comunicazione attraverso la stampa e la spedizione delle merci su rotaia verso destinazioni fisse determinarono in misura rilevante i luoghi di concentrazione delle attività commerciali e dei nuclei abitativi.
  • Tra gli anni 50 e gli anni 80 la costruzione del grande sistema di arterie interstatali americano, il più imponente e costoso programma di opere pubbliche della storia, innescò un frenetico sviluppo commerciale e abitativo nelle zone suburbane prossime agli accessi autostradali.
  • Nel luglio 2008, quando sui mercati mondiali il prezzo del greggio ha raggiunto la cifra record di $ 147 al barile, la Seconda rivoluzione industriale, toccato il picco, ha iniziato la sua discesa. Analogamente, anche la concentrazione del potere economico nelle mani di un piccolo numero di società industriali ha raggiunto, in ogni settore, il picco.
  • 38 aziende-appena il 5% delle 699 aziende compagnie esistenti-detengono il 40% della produzione elettrica nazionale. Quattro case automobilistiche-General Motors, Ford, Chrysler e Toyota-controllano il 60% del mercato dell’auto. Nel mercato americano dei media, cinque aziende-News Corp., Google, Garnett, Yahoo! e Viacom-hanno una quota del 54%. Nel settore giochi, cibo e divertimenti, CEC (Chuck E. Cheese’s) Entertainment, Dave & Busters, Sega Entertainment e Namco Bandai Holdings hanno una fetta di mercato pari al 96%. Nell’industria degli elettrodomestici, le prime quattro aziende-Whirlpool, AB Electrolux, General Electric e LG Electronics-si spartiscono il 90% del mercato. Livelli di concentrazione analoghi si riscontrano in ogni altro grande settore dell’economia americana.
  • Oggi, tre delle quattro maggiori società per azioni del mondo sono compagnie petrolifere: Royal Dutch Shell, ExxonMobil e BP. Dopo i colossi del petrolio ci sono 10 banche-JPMorgan Chase, Goldman Sachs, BOA Merrill Lynch, Morgan Stanley, Citigroup, Deutsche Bank, Credit Suisse, Barclays Capital, UBS e Wells fargo Securities-, che controllano quasi il 60% del mercato mondiale dell’investment banking.
  • Questa inaudita e impensabile concentrazione di potere economico non si è prodotta per una mera casualità, né è un semplice sottoprodotto dell’insaziabile avidità dell’uomo.
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