di Roberto Natale, 8 marzo 2013*

Il problema delle proprietà dell’informazione esiste di certo, ma nello schema di Grillo non è solo il giornalismo “asservito” a fare problema: è il giornalismo in quanto tale a dar fastidio, perché le domande non sono previste nel rapporto diretto tra il leader carismatico e il suo popolo.
Con tutte le sue contraddizioni, zone d’ombra, incertezze, la gran parte del giornalismo italiano ha però dimostrato in questi vent’anni che il bavaglio non se lo vuole far mettere. L’allenamento intenso fatto con Berlusconi può tornare utile oggi, se Grillo intende continuare in questa sfida all’informazione, cioè al diritto dei cittadini di sapere: di sapere anche come a pensino gli altri 161 parlamentari oltre i due capigruppo autorizzati dal capo all’uso della parola.
Quanto poi alla proposta di vendere due reti Rai, sarebbe interessante sapere da Grillo (magari glielo facciamo chiedere da un giornale straniero) se abbia seguìto la recente vendita de La7, e abbia letto delle preoccupazioni diffuse per il possibile ampliarsi della già esorbitante influenza berlusconiana. Vogliamo incrementarla ulteriormente? Il discorso sulle dimensioni della Rai sta all’interno di una profonda revisione del sistema dei media: conflitto di interesse, tetti alla concentrazione pubblicitaria, misure per la salvaguardia dell’emittenza locale (che sta precipitando in una crisi mortale: al MoVimento 5 Stelle interessa, o basta la rete?). E si potrebbe scoprire persino che ciò di cui ha bisogno il Paese non è la privatizzazione della Rai, di fatto per tanti versi già privatizzata da partiti e gruppi di potere; ma una Rai “ripubblicizzata” , aperta ai cittadini nei suoi palinsesti e nelle sue stesse forme di governo.* da Articolo 21, il grassetto è di nandocan