Corruzione e onestà politica.Da Bobbio a Benedetto Croce

Mar 2nd, 2013 | By | Category: archivio

Bobbiodi Giorgio Frasca Polara – A proposito di corruzione e di questione morale – termini che tornano, anzi purtroppo restano – di impressionante attualità, credo sia utile ricordare un polemico ed ancora oggi attualissimo editoriale che Norberto Bobbio, straordinario filosofo della politica, scrisse per “La Stampa” nel 1987. Di scandali erano già piene le cronache da un secolo ma il bubbone della corruzione metodica non era ancora esploso nelle forme rivelate da Tangentopoli.

Bobbio partiva dalla constatazione che, nelle elezioni politiche di quell’anno, gli elettori erano stati “quasi del tutto insensibili alla questione morale” posta con forza dall’allora segretario del Pci Enrico Berlinguer. A tal punto che, almeno con quel voto, i partiti “come il democristiano e il socialista” non erano stati “puniti”. Ecco allora Bobbio richiamarsi polemicamente a Benedetto Croce (che era già scomparso da decenni) il quale aveva bollato la “petulante richiesta che si fa dell’onestà nella vita politica” come “manifestazione della volgare in intelligenza delle cose della politica”. Ci fosse o meno, nel suo ragionamento, una qualche eco machiavellica, Croce proponeva questo argomento: “Nessuno, quando si tratta di curare i propri malanni o di sottoporsi a un’operazione chirurgica, chiede un onest’uomo, ma tutti chiedono e cercano e si procurano medici e chirurghi, onesti o disonesti che siano, purché abili in medicina e chirurgia”. Lo stesso, manco a dirlo, varrebbe per l’uomo politico, “per il quale l’onestà politica non è altro che la capacità politica”. Come dire che l’arte della politica ha le sue proprie regole che non hanno niente a che vedere con le regole morali in base alle quali si giudica un’azione buona o cattiva.

Commento di Bobbio: “L’argomento è scorretto perché non tiene conto della differenza tra l’onestà come virtù morale che vale per ogni uomo in generale, e dalla quale si può effettivamente prescindere nel giudizio sul ‘buon’ medico o sul ‘buon’ politico; e l’onestà specifica di ogni arte o professione o mestiere, che riguarda la buona condotta di una persona nell’esercizio di questa sua arte o professione o mestiere, e rispetto alla quale è perfettamente legittimo e utile distinguere un medico o un politico onesti da un medico o un politico disonesti”. E questi è tale quando “l’azione non è rivolta al vantaggio del corso sociale (allo stesso modo di quella del medico che deve essere rivolta alla salute del corpo fisico) ma a vantaggio proprio o del proprio gruppo”.

Ecco allora che “la questione morale così intesa diventa immediatamente una questione politica, e come tale deve essere analizzata e capita”. Ma, preveggente, Norberto Bobbio aggiungeva, proprio in riferimento all’insuccesso (allora, e più tardi, e oggi) del concetto di questione morale com’era stato posto da Berlinguer, che “quello chiamato paradosso della corruzione politica è fenomeno ben noto, e cioè l’accettazione latente della corruzione coesiste con un sentimento profondo di riprovazione, con la conseguenza che il politico corrotto viene respinto e insieme legittimato”. E citava, il filosofo torinese, un articolo pubblicato su una rivista francese in cui l’autore notava ironicamente che “un episodio di corruzione, anche sostenuto da prove, fa salire la tiratura del ‘Canard enchainé’, può anche assicurare il successo di un libro, ma non fa tremare la repubblica”. Non mi sembra che in ventisei anni le cose siano cambiate.

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