Sogno e tradizione

Amico mio cuscino
che accarezzi i miei sogni di bambino
oppure vecchio, non c’è differenza
per te al naufragio della mia coscienza
tra gli scogli del tempo che ho vissuto
nel luogo sconosciuto
che è tra sera e mattino.
Solo con te vicino
vorrei ancora restare
a poltrire e sognare
ma pare tradizione
delle brave persone
ogni giorno feriale
mettersi in posizione verticale.

11 maggio 2018

Vince chi può

Forse non c’è

quel che sognasti invano,

l’amicizia composta dei fratelli

uniti ed abbracciati

a un destino comune.

Ora non c’è

che il flebile respiro

del condannato

che invoca dal potente il suo diritto.

Oppure

la sguaiata rivolta del perdente

incatenato a un odio

senza risorsa alcuna di vittoria.

Vince chi può, ignorando

che all’alba di domani

verrà sconfitto.

Volontà di potenza

(e onnipotenza)

destinata alla croce.

Se mai sarà la pace

sarà dono per tutti

o per nessuno.

**8 aprile 2018

Notturno

La notte,

che non conosce tempo

né memoria,

si allunga

nella febbre dei ricordi

di una dubbia certezza,

trascorsa invano

a fabbricare sogni

e felici illusioni.

Altro non c’è

che il misterioso dono

della bellezza.

30 marzo 2018

Quartiere Latino

Vecchia Parigi mi piacevi tanto,

le finestre sui tetti e le stradine/

profumate di spezie e di croissant,

 

echi di voci e prove di bel canto,

le primizie di frutta e le vetrine/

degli antiquari accanto a Gallimard.

 

Tornate ancora un poco per incanto

ad ammonire giudiziosamente/

il traffico insolente dei boulevard

 

e vezzeggiare un po’ ironicamente

la nostalgia del bel tempo passato/

che oggi mi piace, allora chissà.

19 febbraio 2018

 

 

 

Presente remoto

Liquidamente

vado alla deriva

di memorie disciolte

in un lago di sogni.

Quieto il respiro mi accompagna

amico

nel presente remoto.

Affondo la mia testa

nel cuscino

e ritorno bambino.

8 febbraio 2018

Il canto della merla

Bianco gelo di morte

avvolge il mondo

e noi ne siamo lieti.

Dei fanciulli la festa

tinge di sangue i volti

e d’allegria.

Magie di voci

riempiono il silenzio

di una limpida attesa.

Perché la neve è sogno

e non dolore?

La vita mai non muore./

31 gennaio 2018

Balducceide

13 dicembre 2017 – Da una lunga filastrocca di 53 anni fa, nel lontano 1964. Evidente l’assonanza con quelle del Signor Bonaventura, sul Corriere dei Piccoli. Racconta, in forma di scherzose metafore, un periodo importante della vicenda storica non solo di Ernesto Balducci, ma anche della Chiesa e della politica fiorentina negli anni del Concilio, che porterà  anche alla brusca sostituzione, promossa dalla Democrazia Cristiana, del sindaco Giorgio La Pira con il suo vice sindaco, Piero Bargellini.

Qui comincia l’avventura
di Balduccio pelle dura (1)

che a Firenze in San Gaetano
predicava a tutto spiano.

Anche fuori delle chiese
sobillava le marchese.

Con dispense e volumetti
convertiva giovinetti,

ma coi sacri suoi furori
sgomentava i monsignori.

Con le sue birichinate
sconcertava più di un frate

E qualcuno zitto zitto
andò a dirlo a zio Floritto (2).

Spaventato anziché no
Zio Floritto disse: oibò!

e ne scrisse immantinente
a un altissimo Parente.

Il Parente monsignore (3)
eccellenza e gran dottore

si consulta in Vaticano
col terribile Ottaviano (4).

Ottaviano inquisitore,
dei costumi gran tutore,

guarda con un occhio solo
ma con quello è assai pignolo.

Or gli è presa la mania
di spazzare in sacrestia

e, nascosti tra i sacristi
vede ovunque comunisti.

Scopre che nel basso clero
molto è rosso e poco nero

e anche qualche confratello
sembra già un comunistello.

(Chissà poiché che col suo metro
non sia rosso anche San Pietro).

Un bel dì viene a sapere
dal suo esperto consigliere

che i marxisti hanno la tana
nelle chiese di Toscana.

Dopo lunga riflessione
giunge a questa conclusione:

che sei rossi sono tanti
certo è colpa del vin Chianti

e li avrebbe alfin domati
dando loro del Frascati.

Poi prescrive questa cura
a Balduccio pelle dura

e, per essere più sicuro
che diventi meno duro,

lo spedisce sui Castelli(5)
dai suoi miti confratelli.

Ma Balduccio per dispetto
tiene il Chianti sotto il letto

e la notte nella cella
beve Chianti a garganella

e alle cinque del mattino
si fa un litro di Ruffino.

Se in convento i buoni frati
voglion dargli del Frascati

lui risponde gentilmente
che non beve proprio niente,

ma se va a mangiare fuori
chiede tosto un Serristori

e già prima della frutta
la bottiglia è sempre asciutta.

Passa un giorno, passa l’altro,
ma Balduccio è sempre scaltro.

Con i suoi discorsi strani
scandalizza anche i romani.

Prima ch’egli li abbia visti
sono tutti integralisti,

ma alla fin della lezione
sognan la rivoluzione

e alla terza conferenza
sono per la resistenza..

Ora a Roma tutti quanti
bevon solo vino Chianti

e anche qualche cardinale
trova che non è poi male

se, malgrado i vecchi affanni,
ne beveva anche Giovanni (6).

Mentre, chiuso in Vaticano,
il terribile Ottaviano

per dispetto verso il frate,
beve solo limonate,

il buon Chianti anche al Concilio
manda tutti in visibilio.

Dietro il gran porton di bronzo
c’è qualcuno che è già sbronzo.

Paolo mesto (7), a capo chino,
sta assaggiandone un quartino.

Liberato da ogni cruccio
chiama subito Balduccio

e gli da riconoscente
un miliardo immantinente;

poi si pente e il guiderdone
vien ridotto ad un milione;

si ripente e, sul finire,
gli offre diecimila lire.

Sempre indugia Paolo mesto,
ma Balduccio, lesto lesto,

prende i soldi e in ginocchione
chiede la benedizione,

poi col gruzzoletto in mano
scappa fuor del Vaticano.

Diecimila sono scarsi
ma ce n’è per ubriacarsi

E Balduccio li destina
a fornire la cantina.

Organizza spedizioni
presso tutte le regioni

ed in barba ai benpensanti
manda ovunque vino Chianti.

Catechizza i più beoni
e li chiama “Testimoni”(8),

per cui son Testimonianze
le peggiori stravaganze.
……………(omissis)……………………………………….
Dal suo capo si fa dare
il dovuto benestare

e abbandona il suo confino
con un carico di vino.

Dai bei colli fiesolani (9)
studia nuovi, arditi piani

ed aspetta l’occasione
di ripeter l’invasione.

Non finisce l’avventura
di Balduccio Pelledura.

Alla prossima puntata
vi diremo come è andata.

NOTE

  1. Padre Ernesto Balducci
  2. Ermenegildo Florit, arcivescovo di Firenze
  3. mons.Parente, braccio destro del Cardinale Ottaviani
  4. Cardinale Ottaviani, capo del Sant’Uffizio (att. Congr. per la dottrina della fede)
  5. Il collegio degli Scolopi di Frascati, esilio di Balducci
  6. Papa Giovanni
  7. Paolo Sesto
  8. i redattori di Testimonianze (tra i quali anch’io)
  9. la Badia Fiesolana dove ha vissuto fino alla morte nel 1992 padre ernesto Balducci e seconda sede, dopo via Gino Capponi, della rivista.

Vecchiaia

Lo so che vado ormai per una strada

che finirà nel nulla e ad ogni curva

un  eguale paesaggio ripropone.

La vecchiaia va presa con le buone

e amico io sorrido con me stesso.

Il futuro dei vecchi è sempre adesso.

24 novembre 2017

Dai monti della Tolfa

Eppure anch’io

galoppavo felice

sul cavallo incantato

della mia sorte amica.

In cima alla collina

mi attendeva l’abbraccio

sconfinato del mare

alla fatica lieve

dell’impresa compiuta.

5  novembre 2017

Dantesca

La via diritta che tentavo invano

il quia frugando della vita eterna

astrar non puote dal cerebro umano

che cerca sì ma come una lanterna

che illuminando va tutta la mente

solo volgendo nella parte interna

e quella pure non profondamente

per il mirar dell’uomo sì meschino

che poco annota e tutt’intorno niente

(divertimento del 31 0ttobre 2017)

Accidia

Non so come fare,
ma basta che dica:
per togliere il ragno dal buco
mi rivolgerò ad un amico
per subito dopo pensare
a quanta fatica mi toccherà fare
per farmelo amico.

ottobre 2017

Rughe

Le rughe sul mio sul tuo viso

sono il nostro romanzo d’amore

segnato nel volto e nella mente

inevitabilmente

dall’invidia del tempo per la vita.

Lo sai anche tu, cara amica,

che amare è una dolce fatica.

Ma, credimi, basta un sorriso

per ringiovanire il tuo viso.

E come in autunno

le foglie si arrendono al vento

verrà quel momento

che noi accoglieremo la sorte.

Soltanto chi ha camuffato la vita

nasconde la morte

20 settembre 2017

Libertà vigilata

Libertà mia tradita e immaginaria

che mi esortavi  a prendere la croce

perché perdessi il sonno e la mia voce

per costruire i tuoi castelli in aria,

sarà per te che non ascolto il canto

di sirene che invitano al piacere

e corro avanti senza mai vedere

le belle cose che mi stanno accanto.

Le belle cose anch’esse fatte d’aria

com’erano le bolle di sapone

che scoppiando ci davano lezione:

la vita è bella solo perché è varia.

24 luglio 2017

Epigramma

Poi salirò nell’aria

col fumo delle ceneri diffuse

al vento della Vita,

ma lo spirito resta

di quel che ho dato a questo mondo ignaro

che non rilascia mai una ricevuta.

18 luglio 2017

Poesia di Delft

Così prezioso il sole in prima estate,

oro nell’acqua verde dei canali,

brusio di voci e battere di ali,

guizzi di biciclette molto usate.

Nel barocco educato delle piazze

ride la sobrietà del tempo antico

burbero e dolce come un padre amico,

ma seducente come le ragazze

che sorpassano in fretta il mio cammino

mentre il pensiero inutilmente resta

incantato al mistero di una testa

con un turbante azzurro e un orecchino.

1 giugno 2017

In attesa dell’alba

 

Guardo come con me

invecchiano le cose

avvolgersi sul mondo

il verme biondo delle novità,

che divorano insieme

passato ed avvenire

nell’incerto apparire

di nuova umanità.

Rivivo l’uomo antico

inquieto ad un tramonto,

trepido nell’attesa

dell’alba che verrà.

***17 maggio 2017

Elogio del divenire

La verità non c’è

e quando c’è puoi già dire che è falsa.

Vera è l’imprecisione della freccia

che dirige al bersaglio

di poco deviando dalla sorte

di un cammino d’amore.

E dio non c’è, ma forse la creazione.

L’innocenza creativa del risveglio

che l’immagine piega,

quasi metallo fuso, alla sorpresa

musicale del verso.

Il gioco delle nuvole cangianti

contro il sole

in un cielo di aprile.

O il vento sbarazzino

che scompiglia le forme

e rovistando va la spazzatura

tra i cassonetti.

Errori del destino

che danno alla natura il divenire

e bellezza alla vita.

***30 aprile 2017

E la mia pasqua è questa

Nel giardino risorgono le foglie

a sorprendere  i rami più invecchiati

e la mia pasqua è questa.

Se è destino

che siano i sogni a rompere la vita

come bocci sul ramo

e non la vita a rompere quei sogni.

Ma da sempre la Pasqua è in primavera.

Come un panno lavato

metto anch’io la mia vita ad asciugare

al sole e al vento

per usarla di nuovo.

***17 aprile 2017, Pasqua

 

In un pigro risveglio

Canta il silenzio all’alba.

In un pigro risveglio

scivolo ad occhi chiusi

nell’onda dei ricordi.

Naviga la memoria

tra gli scogli

delle storie vissute

questa e quella incrociando

alla deriva

finché torna la nebbia

che gelosa

le riavvolge nel sogno.

***30 marzo 2017

 

Senilità

Frammenti di una vita consumati,

coperti dalla polvere del tempo,

ricordi vani di amori non nati,

foglie ingiallite salvate dal vento,

perché occupate ancora la memoria

avara e stanca di eventi importanti

perché rubate spazio ad una storia

di poeti, di artisti e grandi eroi,

di santi, pensatori e di scienziati,

navigatori e di trasmigratori?

23 marzo 2017

Oltre il muro

Cerco pace col mondo,

l’armonia

di uno sguardo incrociato

tra la folla,

oltre il muro

dei volti sconosciuti,

reticolato

dell’indifferenza,

di paurosa prudenza,

all’improvviso

incontrare un sorriso.

***28 febbraio 2017

Amore a 80 anni

prato-sul-monteIl mio cavallo sa come volare/

quando soffia nel vento il suo nitrito/

e alla curva del monte il prato appare./

Così vorrei rispondere all’invito/

degli occhi tuoi che chiamano all’amore/

e sfiori le mie labbra con un dito./

Donami allora un po’ del tuo calore/

e dolce con un bacio il tuo sorriso/

pazientemente mi riscaldi il cuore.

 

***26 novembre 2016

Un tempo nuovo

Altrove è la salvezza che cercate

mosche impazzite che seguite invano

l’inganno di una falsa trasparenza,

mortificate la vostra impazienza,

la via d’uscita è dove soffia il vento

di un tempo nuovo e chiama da lontano,

la via d’uscita è andare controvento.

***16 ottobre 2016

Introito (meditazione)

Conosci te stessoDavanti all’altare del nulla/

starò col mio essere vivo./

Di fronte al mistero del niente/

depongo la mente,/

fardello di senso e memoria,/

di sogno e di storia/

vissuta nel tempo del mito./

E questo è l’invito:/

chi crede si prenda il mio lutto,/

io vivo in eterno nel tutto./

Il corpo fa l’ultimo giro,/

ispiro ed espiro../

inspiro ed espiro..

22 aprile 2016

Attimo

ATTIMOVaga lo sguardo,

scivola sul niente

di superfici note,

indifferente

all’attimo presente,

che più non è, ma è stato.

L’avvenire matura nel passato.

Irreligione*

Gesù davanti al Sinedrio“Che bisogno abbiam più di testimoni?/

Ha bestemmiato!” disse/

Stracciandosi la veste non sapeva/

che con quel gesto il nome di quell’uomo/

diventava per secoli a venire/

la bestemmia del mondo,/

irreligione fatta di parole./

Anche misericordia è una parola./

Forse non basta chiedere perdono/

quando di solo pane vive l’uomo.

 

*da intendersi  non nel significato comune di ostilità nei riguardi della religione, ma in quello più letterale di assenza di legame tra gli uomini, divisione, separazione.

25 marzo 2016, venerdì santo. *

Lo so…la vita ha sempre ragione (Sei là…a vida tem sempre razão)

Toquinho e ViniciusRoma, 28 febbraio 2016 – Una canzone e un epigramma. Oggi è domenica e ho pensato di lasciar perdere l’attualità politica (nandocan magazine 1) per dedicare un po’ di tempo all’altro mio blog, quello più personale (nandocan magazine 2). Anche perché è un po’ di tempo che lo trascuro e avrei voglia di rilanciarlo. Lo faccio allora prendendo spunto da una vecchia canzone di Toquinho e Vinicius de Moraes, “Sei là…a vida tem sempre razão”, molto bella, che molti di voi conosceranno, ma della quale non ero riuscito a trovare una traduzione decente in italiano che potesse accompagnarsi alla stessa musica. Con l’aiuto di mia figlia Alessandra, che conosce il portoghese, ho provato a farlo io e quello che segue è il testo che vi propongo, naturalmente insieme alla versione originale cantata da Toquinho. Se c’è qualcuno che ha una chitarra e volesse provare a cantarla, mi farebbe piacere. Su un tema analogo ho scritto anche un nuovo epigramma, intitolato “Mosca cieca”, che pubblico a parte. (nandocan)

 

E’ già qualche giorno che penso alla vita

E sinceramente non vedo l’uscita.

Come, per esempio, non riesco a capire

perché appena nato cominci a morire.

Sei appena arrivato che devi lasciare

Perché non c’è nulla che possa restare.

Non so… lo so… la vita è una grande illusion

Non so… però… la vita ha ragione e io no

Nessuno sa bene che cosa aspettarsi

progetta, fa finta di dimenticarsi

che niente rinasce prima di cessare

e il sole che sorge dovrà tramontare

Non servirà a niente tenersene fuori

Se pensi alle gioie non pensi ai dolori

Non so…però… ci vuole passione, lo so,

Non so… lo so… la vita ha ragione e io no.

Mosca cieca

mosca cieca

Ieri ho pensato: viaggerò domani,/

domani tornerò su quei sentieri/

che ho percorso bendato fino a ieri/

pensando ad oggi e non vedrò domani.

Perché questa è la vita, non c’è scampo,/

camminerò bendato finché campo/

e se capiterà d’esser deluso/

avrò la nostalgia d’essermi illuso.

***28 febbraio 2016

Giubileo laico

Questa bella foto, che ho trovato su Vanity Fair, mi ha ispirato titolo e versi di una poesia che dedico a ognuno degli amici  per questo decimo Natale di nandocan insieme ai miei sinceri auguri di Buone Feste per voi e le vostre famiglie (nandocan).

due-pellegrini-1

Chi ha trovato la strada più non teme/

di apparire ridicolo alla gente./

Il giudizio degli altri non lo preme./

Ragione avrà tra noi chi è più paziente,/

con umiltà sfidando il pregiudizio/

che tutto crede e non impara niente./

Chi sfoggia la virtù nasconde il vizio,/

chi dice il vero non è mai sicuro,/

chi dice fine non è che all’inizio./

La mente aperta abbatterà ogni muro,/

la mente chiusa lo farà rialzare./

Il mondo aiuterà chi ha un cuore puro./

Lo salverà chi lo vorrà anche amare.

***Natale 2015

 

Con un bicchiere in mano

Voci senza parole/

tradiscono il silenzio e la mia mente/

discorrendo di tutto ma di niente./

Navigo tra la gente/

con un bicchiere in mano/

alla ricerca di un incontro umano./

Finalmente un divano.

*25 novembre 2015